Huesca

Terminata la visita a Saragozza, ci dirigiamo verso i Pirenei, lungo le vie di accesso e i luoghi frequentati dai pellegrini che dalla Francia scendono in Spagna affrontando i vari “cammini” in direzione di Santiago di Compostela.

La prima tappa è Huesca, una piccola cittadina che, a cavallo tra l’XI e il XI secolo fu capitale del Regno di Aragona. Per raggiungerla attraversiamo un territorio coltivato prevalentemente a cereali, fieno e mais. Alle aree coltivate si alternano zone di colore grigio prive di coltivazioni, ma anche di qualsivoglia altra vegetazione.

Huesca vanta una bella Cattedrale in stile tardo-gotico, frutto di lavori che si sono protratti per quasi due secoli; sulla elegante facciata si apre un bel portale trecentesco, strombato e ricco di statue e rilievi. E’ collocata quasi in cima alla collina su cui sorge l’abitato antico.

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Si entra dal Museo Diocesano (entrata 4 euro, ridotto 2,5) passando dalla quadreria dove sono alcune opere di qualche interesse. Spiccano subito quattro tele: un Sant’Agostino, un Sant’Ambrogio, un San Gregorio Magno e un San Girolamo tutti di scuola caravaggesca. C’è anche una copia della “Cena in Emmaus” di Caravaggio di un anonimo del XVII secolo. Più avanti è il grande altare maggiore, precedentemente nella cattedrale, tutto in argento sbalzato e lavorato, completo di baldacchino e con sei busti reliquiari. Dalla vicina abbazia di Montearagon, un retablo cel 1506 in alabastro.

La chiesa aveva due chiostri, uno romanico e l’altro gotico dei quali è rimasto ben poco; negli spazi rimasti si sviluppa ulteriormente il museo. Nella zona ove sorgeva il chiostro romanico ci sono alcuni pregevoli tavole trecentesche e brani di affreschi; da citare, tra questi ultimi, alcuni “Angeli musici” del 1304 ed un “Cristo Pantocratore del ‘300.

Passando per un porticato si raggiunge il Salone Nobile dell’antico Palazzo Episcopale; lungo il porticato è un bel portale del XII secolo con colonne di spoglio. Il Salone, realizzato tra il XIII e il XIV secolo, presenta un soffitto a listino di legno dipinto e scolpito; nella sala sono esposti alcuni grandi manoscritti corali (per musica e canto), miniati e decorati.

Nel lungo deambulatorio gotico sono alcune opere assai interessanti tra cui un retablo proveniente dalla chiesa di San Pietro il Vecchio. Tra le varie scene rappresentate, spicca particolarmente una Sant’Orsola in trono con una splendida veste riccamente ricamata ed un fastoso mantello verde e rosso. Numerose altre tavole e pale d’altare provengono da altre chiese della zona. Da segnalare una “Vergine del Patrocinio” con il manto aperto ad accogliere uno stuolo di monache ornati e l’ “Apparizione della Vergine a San Bernardo”, con il seno scoperto della Madonna che stilla latte direttamente nella bocca del santo (ambedue le opere della fine del XV secolo).

Si entra infine nella chiesa con alti pilastri ed archi a sesto acuto. Ci sono tre navate, ma ai lati dell’abside centrale ci sono due cappelle per ogni lato. Dietro ‘altare maggiore un grande retablo (opera di Damian Forment) in alabastro con scene della passione nella parte superiore e santi in quella inferiore. Le navate laterali sono più basse di quella centrale e presentano varie cappelle barocche, alcune delle quali presentano, curiosamente, parte del rivestimento composto da piastrelle in maiolica dipinta.

Nella annessa oreficeria, tre preziose scatole reliquiario deliziosamente decorate ed intarsiate; sette quadretti in oro (provenienti da un retablo) in oro con scene della vita di Cristo e della Madonna; un libro corale, manoscritto e miniato.

Dalla cattedrale scendiamo nella “Plaza Major” e, dopo pochi passi raggiungiamo la bella chiesa di San Pietro il Vecchio (purtroppo chiusa). Spicca il severo campanile esagonale e il semplice portale romanico.

Passiamo per il “Coso”, il lungo corso cittadino sul quale si aprono negozi e ristoranti, e, in auto, raggiungiamo una località di Riglos dove si trova uno scenografico complesso.

Entriamo nel pieno della massa pirenaica, salendo in altitudine e circondati da una ricca e lussureggiante vegetazione. A Riglos, a ridosso di un paesino fatto di poche casette, ci troviamo di fronte ad un complesso di rossicci speroni rocciosi, il più alto è di circa 300 metri, che svettano isolati tra le più morbidi pendici che li circondano: Los Massos de Riglos.

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Si tratta di conglomerati formatisi prima dei depositi alluvionali che la lenta erosione ha lasciato completamente isolati. Il sole del pomeriggio riverbera sulla loro superficie, mentre uccelli di vario genere, che nidificano in zona, volteggiano intorno a questi grandi massi.

Per le sue caratteristiche è diventato meta dei praticanti dei cosiddetti “sport estremi”.

Ad ogni modo è uno spettacolo della natura veramente unico ed assai affascinante.

Nella zona tra Huesca e Riglos è un altro luogo assai importante: il castello di Loarre.

E’ una struttura massiccia, una fortezza in stile romanico costruita su un precedente presidio romano. Appare compatta, arroccata, quasi inchiodata su uno sperone roccioso a presidiare e controllare il territorio circostante, dai passi pirenaici fino a Saragozza.

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In parte è circondata da una cortina di mura rinforzata da torri cilindriche (una sola quadrata); in parte non presenta alcuna difesa laddove il dirupo sottostante impedisce qualsiasi possibilità di passaggio o di salita.

L’insieme è veramente bello. Essendo oltre che una struttura di difesa anche abitazione reale conserva molti preziosi particolari a cominciare dal portone di ingresso impreziosito da colonne e capitelli scolpiti. Da qui un erto scalone conduce alle strutture interne: torri, mura di difesa interni, scale, sale e saloni, strutture per lo stazionamento di militari e civili, persino due chiese. Una, più grande nella parte bassa della costruzione, la chiesa di San Paolo con un abside assai grazioso contornato da colonnine ed archetti ciechi e capitelli scolpiti. L’altra, più in alto, la chiesa di Santa Maria, piccola, quasi una camera, con una parte del perimetro scavato nella roccia.

Si sale ancora sulla Torre della Regina e poi attraverso uno stretto camminamento, si passa nella torre più alta e massiccia, il Maschio (o Torre del Re). Un intrico di altre scalinate e passaggi connette la parte militare con quella frequentata dai notabili e dai governanti.

Qui mi imbatto anche in una delle tante complicazioni della storia spagnola. Il castello è definito (nelle guide, nelle mappe, nella presentazione degli accompagnatori) come un castello aragonese, ma a realizzarlo è stato Sancho III, “il Mayor”, re di Pamplona-Navarra. Andrebbe dunque ascritto al regno di Navarra, indipendentemente dalla attuale collocazione geografico-amministrativa.

Il fatto è che alla morte di Sancho III, come era di abitudine feudale e secondo un istituto mutuato principalmente dai Franchi, il re divise il suo regno tra i suoi quattro eredi. A Ramiro, peraltro figlio illegittimo, toccarono alcuni territori, parte dei quali facevano parte dell’Aragona, nonché il titolo di re di Aragona. Una serie di eventi (morti, matrimoni, guerre), portò progressivamente Ramiro a subentrare nel possesso dei territori dei suoi fratellastri e quindi ad annetterli sotto la corona di Aragona.

Il castello di Loarre si trovava, appunto, in uno di questi territori ed è entrato quindi, quasi subito, sotto il controllo del re di Aragona, diventando, a pieno titolo, una fortezza del regno.

A gestire l’ingresso al castello, le eventuali visite guidate (non in italiano), un punto ristoro con tavoli sia all’interno che all’esterno, una funzionale struttura posta a qualche centinaio di metri dal castello, gestito da personale giovane, cortese e disponibile.

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