Jaca

Siamo ormai vicini a Jaca, altro snodo di uno dei tanti “cammini” per Santiago di Campostela. Scendendo dal Monastero di San Juan de la Pena abbiamo modo di fermarci ancora in un altro luogo: la chiesa di Santa Cruz de la Seros (“sorella”, derivazione dal latino).

Questa era infatti la chiesa annessa ad un monastero di suore, voluto da Ramiro I di Aragona, da affiancare a quello dei monaci di San Juan de La Pena. Prima badessa fu proprio la figlia del re. Del monastero rimane questa chiesa splendida e quasi isolata nella campagna. In puro stile romanico, tutta in pietra, ha una unica navata (venne realizzata tra l’XI e il XII secolo).

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In epoca successiva, una sorta di transetto è stato realizzato con la creazione di du due cappelle laterali; in quello di sinistra è un bel polittico con storie della vita della Vergine. Al di sopra di questa sorta di transetto è stata costruita una cupola ottagonale che si conclude con una semisfera. Completa il tutto un poderoso campanile.

A poca distanza è anche la piccola chiesa di San Caprasio, un’unica aula, molto semplice, con archetti ciechi sulle pareti laterali esterne. In romanico puro, è di poco antecedente alla costruzione della chiesa di Santa Cruz de la Seros.

Nella città di Jaca merita attenzione la Cattedrale dedicata a San Pietro. E’ la prima cattedrale romanica costruita in Aragona ed è fra le più antiche della penisola iberica. Fu eretta fra gli anni settanta dell’XI e i primi decenni del XII secolo su iniziativa di Ramiro I, che, una volta ottenuto il riconoscimento del suo titolo di re di Aragona dal Papa di Roma, elesse Jaca capitale del suo regno, stabilendo qui anche la sede episcopale.

E’ una bella chiesa, di impostazione romanica, ingentilita, sull’ingresso laterale, da un piccolo pronao con colonne e capitelli scolpiti. L’ingresso principale si trova invece nell’ampio varco di una solida torre quadrata ed ha un portale strombato senza eccessive decorazioni. Le navate sono separate da poderose colonne con arcate a tutto tondo.

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Nel soffitto delle navate e in qualche altro particolare si notano aggiunte in stile gotico, mentre le cappelle sono tutte in stile barocco, comprese le decorazione riportate sui loro frontali.

Ricco, e di grande interesse è l’annesso Museo Diocesano che conserva opere di indubbio valore artistico, molte delle quali qui trasportate da varie chiese disperse nel territorio circostante (ingresso euro 7,50 ridotto 6). Si sviluppa soprattutto a pianterreno, intorno agli spazi del chiostro della cattedrale.

Da segnalare particolarmente l’intero abside della chiesa di San Giovanni Battista di Ruesta, con un Cristo Pantocratore in mandorla, con quattro medaglioni con i quattro evangelisti, circondati da serafini e cherubini. Dallo stesso luogo la testa di un Cristo Pantocratore che sembra quasi un’ opera moderna con i grandi occhi scuri fissi sul visitatore, il volto allungato, una fluente chioma di colore castano (fine del XII secolo).

Dalla chiesa di San Michele Arcangelo di Sieso, il frammento di un grande affresco che illustra i sette peccati capitali, raffigurante uomini che portano sulle spalle le allegorie dei loro peccati (fine del XVI secolo).

Da Osia un abside con un intero ciclo pittorico assai elaborato: in mandorla l’incoronazione della Vergine da parte di Cristo e poi, suddivise in vari riquadri, scene della vita, opere e passioni di vari martiri e santi.

Dalla chiesa dei Santi Giuliano e Basilisia di Baguesa è stato rilevato e portato qui l’intero grande affresco che ricopriva per intero, dall’ingresso fino all’abside, tutte le pareti della chiesetta: un ciclo di pittura romanica di grande interesse, con le diverse scene organizzate su vari livelli che illustrano storie del Vecchio e del Nuovo Testamento. Un’opera davvero straordinaria!

Infine dalla chiesa di Sant’Eulalia a Susin il frammento delicato di due angeli che con la destra si asciugano le lacrime; una scena davvero originale.

Al primo piano, oltre alla piccola, quadrata, stanza del “Secretum”, e cioè la stanza dove solo alcuni e ben selezionati personaggi potevano consultare documenti e scritti “particolari”, si trova una esposizione di quadri, dipinti e statue, alcuni di notevole interesse.

Anche queste opere provengono prevalentemente da chiese e parrocchie della zona. Fra di esse da citare un San Sebastiano rinascimentale che, invece di essere legato alla colonna, è rivestito da splendide vesti, comprese calzature e ricco mantello, chiuso da un prezioso medaglione; alla cintura e sul cappello altri preziosi; in mano arco e frecce.

Bella una tela caravakggesca della Deposizione (XVII secolo). Al periodo gotico appartiene un singolare presepe in legno dorato e dipinto.

Una mostra di strumenti musicali d’epoca completa le esposizioni del museo: oltre alle storiche chitarre, mandolini e violini, alcune zampogne e vari strumenti a fiato.

Usciti dalla cattedrale, andiamo alla “Ciudadela”, una piazzaforte militare della fine del 1500. E’ un pentagono regolare circondato da un ampio e largo fossato. Ai cinque angoli possenti contrafforti ne rinforzano la difesa. Non è particolarmente interessante dal punto di vista artistico, quanto, soprattutto, da quello dell’architettura militare.

Dalla città di Jaca, percorrendo una strada che si insinua tra i monti pirenaici, ci dirigiamo verso il piccolo paese di Canfranc, posto proprio sul confine tra Spagna e Francia.

Qui si trova una stazione ferroviaria dalle caratteristiche uniche e assai particolare.

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Era infatti una importante stazione di confine tra la rete ferroviaria spagnola e quella francese. Come tale ha vissuto alcuni momenti drammatici della recente storia europea: la guerra civile, il secondo conflitto mondiale, il dopoguerra.

Ma oltre a fungere da dogana e da frontiera, essa svolgeva una funzione particolare. Avendo infatti le ferrovie francesi e quelle spagnole un diverso “scartamento” dei binari (una diversa distanza tra i due binari), i passeggeri dovevano scendere da un treno per salire sull’altro al fine di proseguire il loro viaggio.

In funzione di ciò, la stazione, invece di essere costruita, come normalmente avviene, su un lato esterno, lateralmente alla fascia di binari, fu costruita al centro di essi; così i passeggeri scendevano sulla banchina, attraversavano la stazione e salivano dall’altro lato.

E’ quindi una stazione ferroviaria assai caratteristica, molto grande per essere un luogo di montagna, che si sviluppa soprattutto in lunghezza. Inoltre, essendo stata costruita agli inizi del XX secolo, ha i caratteri di una costruzione in stile Liberty.

Chiusa nel 1970 a seguito di un incidente sul lato francese causato dalla eccessiva pendenza del tracciato, funziona ora soltanto per il traffico locale.

Un interessante progetto di riconversione è in atto per il recupero della struttura e il suo riutilizzo in funzione di “uso sociale” (così recita il cartello dei lavori affisso all’esterno del cantiere).

Completiamo la nostra visita con un buon pranzo in uno dei rifugi che si trovano nel piccolo paesino di Canfranc, anche questo posto sul cammino che porta verso Santi

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