La Navarra

Lasciando Jaca abbiamo completato il nostro viaggio in terra di Aragona, limitato alla vasta zona che si sviluppa a nord della valle dell’Ebro, e ci dirigiamo verso la Navarra. In Aragona abbiamo visitato le sue principali città e tanti e notevoli luoghi di interesse artistico, culturale e religioso. Altrettanto interessanti saranno i luoghi che visiteremo in Navarra, territorio nel quale, peraltro, ricade uno dei più importanti passaggi del Cammino di Santiago: quello di Roncisvalle.

La Navarra è il punto di incontro dei pellegrini provenienti dalla Francia verso Santiago di Compostela. Qui si incontrano (a Pamplona o in altre località che visiteremo) sia i pellegrini che hanno attraversato il passo di Roncisvalle, sia quelli provenienti da Canfranc e dagli altri passaggi in territorio aragonese. I pellegrini provenienti dai passaggi della Catalogna si ricongiungono a Pamplona o, ancora più a valle, nei territori della provincia de La Rjoia (che pure visiteremo).

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La Navarra è anche uno dei tanti stati dagli incerti confini nei quali si divideva la Spagna, sia nella parte “cristiana”, sia nella parte “musulmana”. Infatti la penisola iberica, per un lungo periodo che va dalla presenza visigota alla costituzione di un primo stato spagnolo (non prima del 1500), era suddivisa in una serie di regni, stati e staterelli che configgevano tra loro: “mori” contro cristiani, cristiani contro cristiani, “mori” contro “mori”, dando vita ad una serie di alleanze, di accordi, di contrapposizioni, di desistenze, di conflitti continui.

Una serie di eventi casuali (come ad esempio la morte di alcuni regnanti), una politica di matrimoni e di intrecci dinastici e l’uso spregiudicato della religione quale collante unico e strumentale posto a base della costituzione di una unità nazionale che altrimenti non aveva nessuna ragion d’essere, riuscì, nel lungo trascorrere di circa un millennio, a riunificare in qualche modo spinte diverse e spesso centrifughe, aspirazioni divergenti, strategie disparate e spesso contrapposte.

Peraltro tutta la storia spagnola, anche successiva alla costituzione unitaria del Regno, è segnata dall’emergere continuo di spinte autonomiste (basti pensare ai Paesi Baschi o, ancor oggi alla questione catalana), ma anche dal perdurare di un forte provincialismo (inteso qui come identità territoriale) della popolazione appartenente soprattutto (ma non solo) ai territori che maggiormente hanno scritto la storia di questo territorio (l’Aragona, la Navarra, la Castiglia). Per converso le popolazioni dei territori che storicamente sono rimaste più ai margini di queste vicende hanno teso (e tendono ancor oggi) ad evidenziare i propri caratteri distintivi e ad esaltare le proprie capacità e virtù. E’ per questa ragione che la “Reconquista” è diventato il collante ideologico, e strumentale, di una riunificazione nazionale che nascondeva, ancora una volta, la tensione e l’ansia di gruppi emergenti verso una organizzazione statuale più ampia e coesa, rispetto al ruolo relativamente marginale che singoli stati e staterelli potevano assumere.

Credo di essermi spinto troppo oltre; non sono in grado di scrivere una storia economica e sociale della Spagna, pertanto ritengo sia opportuno che io ritorni alla descrizione del mio viaggio.

Entriamo dunque in Navarra, percorrendo l’ampia valle del fiume Aragon.

I rilievi ai due lati dell’ampia valle sono ricoperti di vegetazione, tranne sui picchi più alti, dove le rocce spuntano tra gli alberi e si alzano verso il cielo. Ritrovo qui, a macchie, quelle colate di terreno grigio, prive di vegetazione, già osservato in precedenza.

Quando la valle si allarga ulteriormente dando vita ad un ampio bacino artificiale, il lago di Yesa, saliamo a mezza costa e raggiungiamo un primo luogo di sicuro interesse artistico e meta privilegiata dei pellegrini diretti a Santiago: il Monastero di San Salvador de Leyre.

Il monastero prende il nome del monte sulle cui falde esso sorge, è immerso nella florida vegetazione della zona ed è un belvedere naturale sulla valle e sulle cime delle montagne che lo cingono da presso e preannunciano (o seguono, a secondo della direzione di marcia) le più alte cime pirenaiche.

Circondato da abeti, pini, querce e, in genere, da abbondante vegetazione mediterranea, è un luogo che naturalmente ispira una atmosfera di pace, serenità e tranquillità, che invita alla contemplazione e alla meditazione.

La sua origine è assai antica, risale a prima dell’anno 1000; assalita e distrutta dai saraceni, venne ricostruita nel 1020 e divenne presto uno dei monasteri di riferimento del Regno di Navarra (soprattutto dopo gli assestamenti conseguenti alla costituzione del Regno di Aragona).

La visita comincia dalla parte più antica del complesso, la chiesa dell’XI secolo, poi divenuta cripta con la costruzione, nel XII secolo della nuova chiesa.

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la prima chiesa (o cripta, a secondo delle descrizioni) è una struttura austera, di stile romanico. presenta alcune assolute e specifiche particolarità. Anzitutto le colonne su cui poggiano grandi arcate a tutto tondo, sono assai basse; in pratica i grandi capitelli scolpiti si trovano a circa un metro di altezza dal pavimento. Inoltre ha quattro navate, ma le due centrali si concludono con un unico abside e quindi la fila centrale degli archi e delle colonne si conclude, e si interrompe, davanti all’altare maggiore, creando una strana quanto originale, visione prospettica.

Estremamente sobria è anche la chiesa superiore, anch’essa in stile romanico. Qualche ritocco in stile gotico sule pareti e soprattutto nelle volte a crociera non ne diminuiscono, anzi concorrono ad esaltare l’austera struttura.

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La chiesa presenta un notevole portale di ingresso, gotico: la Porta Speciosa. “Risale al XII secolo ed è decorata con gli elementi del Cammino di Santiago: il diavolo che trattiene un’anima sventurata o l’angelo che annuncia il giudizio finale e si tratta di un’autentica bibbia in pietra.” (https://www.turismo.navarra.es/ita/organice-viaje/recurso/Patrimonio/3152/Monasterio-de-San-Salvador-de-Leyre.htm).

Un luogo splendido!

Scendiamo dalla montagna e ci fermiamo nel fondovalle, nella piccola cittadina di Sanguesa, dove, lungo la riva dell’Aragon ci attende un’altra perla architettonica del romanico: la chiesa di Santa Maria la Real.

La sua stessa struttura tradisce una funzione difensiva, associata a quella prettamente religiosa. Tanto che il lato posto verso l’esterno dell’abitato antico e sul quale normalmente si apre l’ingresso di una chiesa è totalmente murato, mentre il portale si trova sul lato sinistro dell’edificio.

Ed è magnifico, sensazionale, meraviglioso. Nel timpano un Cristo in Gloria, circondato dai simboli dei quattro evangelisti e dagli angeli giudica le colpe degli uomini; San Michele pesa le anime prima che queste vengano elevate o condannate alle fiamme dell’inferno. Tre archivolte incrociano il timpano e si prolungano verso terra con rilievi di vescovi e pellegrini, vizi e virtù, guerrieri e musicisti, giullari e calzolai, fabbri e agricoltori.

Negli altri spazi, animali mostruosi, scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, e, cosa assai inconsueta, la leggenda nordica di Sigfrido e del drago.

Nella parte inferiore del portale, sei statue-colonne tra le quali è da notare la singolare presenza di Giuda Iscariota impiccato.

Davvero notevole è anche il campanile esagonale, ingentilito da finestre e sottili cornici ad ogni livello. L’interno romanico, è severo ed austero, anche se alcune aggiunte barocche ne appesantiscano le linee essenziali. Nella parete di fronte all’altare maggiore, la volta è ribassata da due arcate in finto gotico che sostengono la zona del coro.

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