Pamplona – 1

Giungiamo dunque a Pamplona, capitale della Navarra, la città dei tori e della Festa di San Firmino, resa celebre negli scritti di Ernest Hemingway.

La Plaza de Toros, con la grande arena verniciata di bianco e di rosso è anche il nostro punto di partenza per la visita della città.

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Cominciamo da una passeggiata lungo le possenti fortificazioni della città che nella parte settentrionale del centro storico, corrono vicino le sponde del fiume Arga. La cinta muraria di Pamplona è un elemento caratteristico della città. Già presenti nel medioevo, le mura sono state progressivamente ampliate e rafforzate ed oggi costituiscono un elemento di forte richiamo per turisti e visitatori, ma anche per gli stessi cittadini che in questa zona passeggiano, corrono o trascorrono parte del loro tempo libero, essendo state, parte delle fortificazioni, inglobate e gestite nel sistema dei parchi pubblici cittadini.

Si può seguire il loro itinerario dal basso, percorrendo la vasta area del percorso verde del Parco Fluviale dell’Arga, o percorrendo, in alto, la cinta muraria.

Noi scegliamo questa seconda strada e, partendo dal Fortino isolato di San Bartolomè, realizzato nel XVIII secolo, ne percorriamo un buon tratto, superando il Baluardo di Labrit (risale al 1540 e racchiudeva il quartiere ebraico) e la Ronda del vescovo Barbazan. Quest’ultima è la parte più antica delle fortificazioni giacché risale al periodo medievale; si trova a ridosso della Cattedrale e del Palazzo Episcopale; infatti anche queste costruzioni, in origine, facevano parte del sistema difensivo, non solo perché si trovavano a ridosso delle mura, ma anche perché la loro mole ne faceva elemento strategico di difesa della città.

Raggiungiamo il Baluardo del Redin che, con la sua forma triangolare era il punto più inaccessibile dell’intero sistema difensivo. Da qui si gode un magnifico panorama sulla città e sul fiume Arga.

Raggiungiamo infine l’antico palazzo dei re di Navarra. Qui è anche il “Portal de Francia” (la Porta di Francia), così chiamata perché vi giungeva la strada che dalla Francia, passati i Pirenei, arrivava a Pamplona, la strada maggiormente frequentata dai pellegrini nel Cammino verso Santiago di Compostela.

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La Porta appare oggi costituita da due parti, quella più antica, più in alto e a fornice unico attraverso la quale si accedeva direttamente in città. Ad una quota leggermente più bassa è un’altro portale, di epoca poco più tarda della prima con, all’esterno un piccolo fossato e un ponte levatoio.

E noi, seguendo le tracce urbane del Cammino, raggiungiamo la Cattedrale di Pamplona.

La facciata neoclassica nasconde una bella e spaziosa struttura gotica, con tre alte e slanciate navate, con cappelle laterali in stile gotico e, in alcuni casi, con apporti di stili più tardi.

Venne realizzata tra il XIV e il XV secolo, laddove già esisteva una chiesa romanica, sul punto più alto della città. Questo era anche il punto in cui incrociavano il cardo e il decumano della città romana e il luogo dove esisteva un tempio, di incerta attribuzione.

In mezzo alla navata centrale è il mausoleo reale, una tomba ornata di due splendide statue in alabastro che raffigurano, giacenti e vestiti di abiti regali, Carlo III di Navarra e la consorte, la nobile Eleonora di Trastamara. Ai piedi del sovrano è un leone accucciato, simbolo di forza e potenza; ai piedi di sua moglie Eleonora un cane simbolo di fedeltà.

Carlo III (vissuto dal 1361 al 1425)è una figura importante nella storia della Navarra: a lui è dedicata la principale strada di Pamplona e, all’inizio di questa, anche una statua che lo raffigura. Fu un re assai energico che intervenne non solo nelle vicende spagnole, ma anche nei conflitti tra Francia ed Inghilterra. Non solo, partecipò attivamente anche alle complesse vicende che, a cavallo tra ‘300 e ‘400, videro contrapporsi un papa e un antipapa.

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La nobile Eleonora, sua moglie, divenne, per un certo periodo, anche regina di Castiglia, prima di essere allontanata da suo nipote che la rimandò in Navarra.

Sempre nella navata centrale, circondato da una cancellata, è un bel coro ligneo. Sull’altare maggiore, sotto un prezioso baldacchino è la statua di Santa Maria la Real anch’essa in argento, opera del XII secolo, la più antica tra quelle conservate in Navarra.

Bellissimo è il chiostro gotico di grande eleganza e raffinatezza. “Una combinazione magistrale di curve e di rette, dominata dalle grandi arcate ogivali e trifogliate, rifinite con pinnacoli con lesene, decorazioni e motivi geometrici di gran eleganza. Le colonne e le pareti sono decorate con graffiti sopravvissuti alle vicissitudini del tempo.” (https://www.turismo.navarra.es/ita/organice-viaje/recurso/Patrimonio/3004/Catedral-de-Santa-Maria.htm).

Molto belle le due porte decorate con archi scolpiti che immettevano al dormitorio dei monaci (la Porta Preziosa) e quella “di Amparo” con, scolpita nel timpano, la Dormizione della Madonna e l’immagine della Vergine sorridente sotto un baldacchino.

Assai originale è l’organizzazione del Museo Diocesano che, per l’esposizione del suoi materiali sceglie di illustrare l’evoluzione e i mutamenti intercorsi, durante i secoli, nell’occidente (Il suo titolo è proprio “Occidens”).

Integrando gli scavi condotti in una zona laterale del chiostro che hanno messo in luce reperti dell’età del ferro, lo scheletro di un bambino di sette mesi, reperti romani ed altomedievali, con pannelli esplicativi, video, e opere d’arte, viene raccontato il lento cammino dell’umanità, il lento procedere della ragione e della fede.

Vengono esposti una rara Crocifissione con personaggi in legno dipinto dell’XI secolo e altri oggetti di culto per raccontare il Romanico; la Riforma Gregoriana è affidata al canto di un coro di sacerdoti e di seminaristi che viene trasmesso da un moderno apparato radiofonico; l’autonomia papale resa esplicita da alcuni preziosi oggetti di culto.

La storia continua ad essere raccontata con l’esposizione di una serie di opere d’arte, mentre sulla passerella pedonale che percorre il museo sono incise le date e gli eventi più rimarchevoli: dall’arrivo dell’Islam in Europa, alla incoronazione di Carlo Magno, integrando fatti storici con le tappe principali della storia dell’arte e della cultura, come Giotto e la pittura del ‘300, Dante e la Divina Commedia, la Peste Nera del 1348 e la caduta di Costantinopoli.

Alle pareti una Santa Catalina in legno del XVI secolo; vari reliquiari in oro del XV secolo; una tavola della Crocifissione del 1305; una quindicina di grosse croci in oro del XV e XVI secolo.

Sulla passerella il tempo scorre con la conquista di Granada e la scoperta dell’America; l’ Ultima Cena di Leonardo e la Cappella Sistina di Michelangelo; e passando dal Concilio di Trento del 1545 con una serie di stampe illustrative dell’evento, si giunge al Concilio Vaticano II, con una stupenda raccolta di statue della Madonna in trono e Gesù in braccio. Sono in tutto 28 e vanno dal XII al XVIII secolo.

E una preziosissima corona in oro e gemme preziose per la Vergine del Rosario (1736).

La conclusione è una porta aperta sul futuro e su ciò che l’uomo sarà capace di costruire e realizzare, fondando la sua azione sulla ragione, sull’impegno e sulla fede.

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