Pamplona – 2

La città di Pamplona ha in serbo ancora altri bei luoghi da visitare.

Uscendo dalla cattedrale, ci immettiamo nel flusso assai vivace ed incessante di persone che attraversano e riempiono tutte le strade del centro. Chiacchierano (anche a voce piuttosto alta), bevono, mangiano i “pinchos”, si spostano da un locale all’altro e, i più giovani si siedono all’aperto, per terra o si appoggiano ai muri. Complessivamente una realtà assai vivace (come del resto in tutta la Spagna).

A poche centinaia di metri è una piazza dove sorge la “Casa Concstorial” (il Comune). L’edificio è settecentesco, ma la costruzione originaria risale al 1423, quando Carlo III la fece erigere in questa piazza, istituendo il comune di Pamplona e ponendo fine alle divaricazioni esistenti tra i diversi e conflittuali gruppi cittadini. Dal balcone principale, il giorno della Festa di San Firmin, “(…) viene sparato il petardo d’inizio delle Feste stesse. Durante l’ “encierro”, diventa scenario della corsa: tori e corridori trovano spazio per correre e i secondi numerosi punti strategici in cui rifugiarsi. Nonostante sia uno dei tratti più brevi, è senz’altro uno dei più emozionanti.” (così recita “Passeggiate per Pamplona”, un depliant distribuito dal locale Ufficio del Turismo).

Sulla facciata del palazzo spiccano le statue di Giustizia, Prudenza, Forza e Fama.

Ancora pochi passi ed è la chiesa di San Saturnino (o San Cernin) che appare tra i vicoli della città vecchia. Nessuna piazza o slargo la precede. Solo la facciata è anticipata da un portico coperto con due statue ai lati del cancello di ingresso che rappresentano San Saturnino e Santiago pellegrino. “Le due alte torri (…), i muri compatti e poderosi, ne indicano l’antica funzione: una fortezza militare e difensiva durante gli scontri abituali tra gli abitanti dei vari borghi medioevali dell’epoca.” (https://www.turismo.navarra.es/ita/organice-viaje/recurso/Patrimonio/3009/Iglesia-de-San-Saturnino.htm).

Il portale gotico è assai bello e nella lunetta le sculture conservano ancora tracce del colore originale. L’interno (come tutta la chiesa del resto) è gotico, ma piuttosto cupo; una parte delle volte laterali è ribassata a soli due metri di altezza.

Un altro luogo di sicuro interesse è il Museo di Navarra. Si trova nel palazzo dell’antico “Hospital de Nuestra Senora de La Misericordia”. La facciata plateresca è del ‘600. Le raccolte (anche se alcune sale sono al momento chiuse) sono assai interessanti.

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Si comincia con una stele del terzo millennio a.C.; sulla stele si distinguono bene lo scudo e alcuni particolari anatomici (collo, occhi, orecchie), proviene da una località del su della Navarra, vicina ad Olite. La raccolta del museo prosegue con una serie di reperti preistorici che vanno dal Paleolitico alla tarda Età del Ferro: ossi, ossa, selci, scheletri umani, vasellame. belli alcuni vasi dipinti e istoriati. Molto interessanti alcuni pezzi di roccia sui quali sono incisi e disegnati animali.

Al centro della sala è un bellissimo mosaico romano ottagonale con un grande cerchio inscritto decorato a foglie; altri otto tondi interni sono decorati con fronde e motivi geometrici; nel decorato medaglione centrale è il padrone della villa (un tale Dulcitius, a cavallo. Gli spazi restanti del mosaico sono tutti decorati con un intreccio di foglie e piante. Il mosaico proviene da una “villa” romana nei pressi di Tudela.

Sulla terrazza del pianterreno sono esposti (a parete) altri grandi mosaici, uno di proporzioni enormi (10 metri per 10), tutti a motivi geometrici. Anche al primo piano del museo sono esposti altri mosaici, tra i quali uno del I secolo a.C. in “opus signium” e cioè con semplici segni geometrici elementari ed iscrizioni (monocromatico). Varie stele funerarie romane, vasi di vetro, una stupenda “Entrata di Costantino a Roma” incisa in avorio (15 cm per 45) con una pletora di personaggi a descrivere il corteo trionfale dell’imperatore.

Ancora: una tavola bronzea, vasi per il trasporto di alimenti, contenitori di uso comune, una macina in pietra, vari pesi. Altri belli e numerosi mosaici testimoniano una presenza diffusa sul territorio di un ceto ricco e culturalmente assai evoluto. Mosaici dai complessi disegni e dai vivaci colori. Sono esposti anche numerosi oggetti in bronzo e in rame.

Medievali sono invece alcune pietre scolpite o incise con simboli cristiani (X secolo) Sono esposti alcuni bei capitelli provenienti da varie chiese (secolo XII), nonché alcuni capitelli originali provenienti dal chiostro romanico della Cattedrale di Pamplona, molto belli e delicatamente scolpiti. Ci sono anche alcuni capitelli doppi per colonnine binate.

Infine la “Arqueta de Leire”, una preziosa e delicata scatola con coperchio in avorio, tutta intarsiata, con disegni di uomini, animali (pavoni, leoni, scimmie, ecc.) e altri delicati disegni, di fattura araba. Di fattura araba sono anche alcuni capitelli esposti.

Nella adiacente chiesa, inglobata nel museo, sono esposti alcuni retabli di epoche diverse; ce ne sono in legno scolpito e dipinto o di legno dipinto o dipinti su tela. La maggior parte di epoca rinascimentale. Uno, che occupa l’intero abside, è in uno stile rococò davvero lezioso!

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La nostra visita a Pamplona si conclude con una riposante passeggiata lungo le vie principali. La centralissima “Plaza del Castillo”, il Corso Carlo III e la doverosa sosta al Monumento dell’Encierro, un grande monumento in bronzo dedicato anche questo alla corsa dei tori di San Firmino. Alcuni giovani che corrono davanti ad un gruppo di tori, tutti ritratti a dimensione reale.

Pamplona e Roncisvalle sono un binomio indissolubile. Distano tra loro una cinquantina di chilometri (secondo la strada che si percorre) e circa un’ora (in auto). Le mappe del Cammino di Santiago valutano in otto/dieci ore il percorso a piedi. Ma Pamplona è la prima grande città che si incontra scendendo dal famoso passo dei Pirenei e, viceversa, Roncisvalle è il passo più vicino ed importante da Pamplona verso il confine francese.

Roncisvalle, luogo di miti che la storiografia ha riconsiderato in forme più appropriate, rimane, ancora oggi, un luogo di passaggio, uno snodo fondamentale per i pellegrini che intendono affrontare il “Cammino” verso Santiago di Compostela.

E’ un piccolo paesino, poche case, raggruppate intorno alla Collegiata, la grande casa del pellegrino che accoglie coloro che hanno attraversato il passo, fornendo alloggio, riparo e ristoro.

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Principale monumento è la chiesa di Santa Maria di Roncisvalle che conserva la omonima Madonna, tutta ricoperta d’argento. Fu costruita sul finire del XII secolo in stile gotico francese. E’ a tre navate sorrette da agili colonne; la centrale più alta delle due laterali con un lungo matroneo scandito da colonnine. Presenta una sola abside con finestre alte e lunghe su cui sono montate finestre in vetro istoriate. Le capriate sono tutte ad arco acuto, mentre le agili colonne gotiche si intrecciano in alto fino al soffitto. La statua della Vergine è dietro l’altare maggiore coperta da un baldacchino su esili colonne.

Con visita separata si accede al bel chiostro romanico e alla Cappella di Sant’Agostino, quest’ultima in stile gotico, luogo ove furono trasportate le spoglie del re Sancho VII il Forte e di sua moglie.

La Collegiata ed il Museo si possono visitare solo con visite guidate ad orari ben precisi e quindi ci accontentiamo di dare uno sguardo alla piccola chiesetta che si trova vicino al cosiddetto Silo di Carlomagno (la Cappella del Sancti Spiritus), dove la leggenda vuole che Rolando conficcò la sua spada dopo la sconfitta. L’unica cosa vera è che il piccolo edificio è assai antico (inizi XII secolo), per quanto riguarda la storia sappiamo che la famosa battaglia si svolse nel vicino passo pirenaico di Puerto de Ibaneta e fu una alleanza di mori e baschi a sconfiggere l’esercito di Carlo Magno.

Noi ridiscendiamo a valle (in auto) insieme ai tanti pellegrini che scendono (a piedi) lungo i sentieri.

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