Olite e La Oliva

Una precisazione è necessaria. Nella descrizione di questi luoghi da me visitati, io riporto la toponomastica di uso corrente, in castigliano, adottata dalle principali guide in lingua italiana. Bisogna tener conto, però che la Navarra (soprattutto nelle aree settentrionali), subisce una forte influenza basca, tanto da aver adottato, per statuto, la doppia lingua.

Quindi nella toponomastica locale troverete il doppio nome delle località, per esempio Pamplona/Iruna, Roncesvalles/Orreaga, Estella/Lizzarra e così via. Anche molti depliant illustrativi e le didascalie delle opere nei musei sono spesso bilingue. Questo, insieme all’utilizzo di molti termini di derivazione latina rendono ancora più complesso, ed assai interessante, l’intero patrimonio culturale di questa regione e della Spagna più in generale.

Dunque procedendo da Pamplona verso il sud della Navarra, ricca di numerose vestigia del passato, scegliamo di visitare il Monastero de La Oliva e la città di Olite.

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Lasciamo le asperità dei monti e ci addentriamo in un paesaggio più piano, segnato da coltivazioni estensive: cereali, mais, girasole, molti vigneti.

Giungiamo al Monastero de La Olite, isolato, in una ampia zona pianeggiante. Il primo impatto è assai divertente. Parcheggiata l’auto veniamo avvicinati da un uomo in tenuta da giardiniere, che, apprendiamo successivamente, è il decano del monastero. Imbastiamo un saluto e le presentazioni, lui ci parla del monastero e della sua attività. La cosa curiosa che parlando utilizza più lingue: un pò in castigliano, un pò francese, un pò italiano, tutto nel corso della stessa frase. E io rispondo allo stesso modo: un pò in italiano, un pò in spagnolo, un po’ in francese. E il bello è che ci siamo capiti a meraviglia!

Dopo questo simpatico siparietto, cominciamo la visita del monastero (euro 2,50). La sua fondazione risale al 1149, quando un gruppo di monaci cistercensi decine di utilizzare questo luogo ricco di acqua e con buona terra per istituire un primo cenobio. Supportati dalle donazioni reali, ampliarono la struttura e fondarono questo monastero.

Il complesso è circondato da un muro alto circa tre metri (ma la parte originale è solo il basamento). Il portone di ingresso dà sulla facciata della chiesa, ma la visita comincia attraverso un ordinato giardino all’italiana, al termine del quale si accede alle antiche cantine del monastero (XIV secolo), ribassate rispetto al livello del terreno. All’esterno sono i resti della parte più antica del monastero: la cucina, il dormitorio dei monaci.

Si entra quindi in un magnifico chiostro gotico con pozzo centrale. Il chiostro risale al XIV – XV secolo; i capitelli scolpiti riportano immagini che fanno riferimento alla importanza del vino in questo territorio. Sul chiostro apre la bella Sala Capitolare, anch’essa in stile gotico, rimasta sostanzialmente intatta.

Anche la chiesa è gotica, a tre navate rette da alti pilastri. Non ha il deambulatorio, ma presenta cinque absidi. Il coro ligneo è disposto sui due lati della navata centrale, prima del transetto; l’organo a canne è sul lato destro, sopra il coro.

La navata centrale è più alta delle due laterali ed ha, in alto, una serie di strette finestre che illuminano l’edificio. In contraffacciate si trova un oculo centrale e due rosoni ai lati, leggermente più in basso. Alle finestre sottili lastre di alabastro.

Ad aumentare il senso di spiritualità di questa chiesa gotica assai bella e luminosa, è la presenza di un gruppo di giovani, monaci e suore, che pregano e cantano all’altezza del transetto. Si tratta di un gruppo di giovani che percorre uno dei tanti sentieri che li porteranno fino a Santiago di Compostela. Hanno soggiornato e riposato qui (il monastero è ben organizzato per l’accoglienza) ed ora, prima di rimettersi in cammino, si sono raccolti in chiesa.

Li vediamo, poco più tardi, incolonnati lungo il sentiero che corre verso occidente, mentre noi ci dirigiamo verso il paese di Olite, a pochi chilometri dal Monastero de La Oliva.

Un piccolo paese, Olite, circondato da campi coltivati, in gran parte dai tradizionali vigneti bassi, a spalliera, che si susseguono quasi uniformi tra loro.

I due principali monumenti della città sono il grande Castello e la chiesa di Santa Maria La Real, a ridosso del castello stesso.

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La chiesa è una costruzione gotica che mostra evidente, nella raffinata facciata, l’influenza diretta di maestranze provenienti dai cantieri parigini di Notre Dame. “La facciata policroma costituisce uno dei gruppi scultorei gotici piú significativi della regione. Nonostante la decorazione sia abbondante, denota grande equilibrio e delicatezza: vi si può distinguere il lavoro di numerosi maestri e l’influenza degli artisti parigini. (…) Sotto un grande rosone, la facciata è formata da otto archivolti su cui appare una ricca decorazione vegetale. Tra le fronde si intravedono due figure oranti sotto i dossali; probabilmente Giovanna I di Navarra e suo marito il re di Francia Filippo il Bello, regnanti di Navarra all’epoca della costruzione della facciata.” (https://www.turismo.navarra.es/ita/organice-viaje/recurso/Patrimonio/3147/Iglesia-de-Santa-Maria-la-Real.htm).

Scene della vita di Gesù si alternano a scene simboliche e grottesche. La grande profusione di immagini e decorazioni si prolunga anche sui due lati della porta. Restauri recenti, inoltre, hanno recuperato parte dei colori originali che decoravano la facciata. A rendere assai particolare il tutto, la chiesa è anticipata da un ampio porticato scoperto, quasi un chiostro che rende più ariosa e gradevole la complessa facciata.

L’interno è a navata unica (ingresso euro 2,50), in gotico francese, con un grande retablo di legno dipinto all’altare maggiore.

Adiacente alla chiesa è l’entrata del grande castello. La parte più antica, sorta su una precedente struttura di epoca romana, è oggi trasformata in albergo. La restante parte, in massima parte ricostruita, ma che conserva ancora numerosi elementi originali, è visitabile (ingresso euro 5, ridotto 4).

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Il castello venne “ (…) ampliato nel XIII secolo per diventare un palazzo dai caratteri non più militari ma residenziali. L’architettura gotica del complesso è caratterizzata da una grande varietà ed è frutto non di un progetto unico ma di ampliamenti successivi e indipendenti. I segni più evidenti, tra quelli lasciati dai vari monarchi, si devono a Carlo III che stabilì nel palazzo una delle sedi permanenti della Corte e lo abbellì con i giardini e la cinta muraria turrita.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Reale_di_Olite).

Era considerata, all’epoca, una delle abitazioni più lussuose d’Europa. Conserva ancora i caratteri del classico “castello delle fiabe”. Spalti con merlature, torri abbellite da balconcini in stile gotico, casematte con copertura a cono, camminamenti che si intrecciano tra loro, verande con eleganti finestroni e ampie stanze con grandi camini e luminose finestre. Una grande sala (quella degli archi) era costruita unicamente per sostenere il giardino della regina.

Camminamenti, scale interne, ballatoi si intrecciano mettendo in comunicazione le varie parti del castello, da ogni parte del quale si gode della vista della campagna circostante.

Ma lo spettacolo di grandi e piccini che girano da una stanza all’altra, che si rincorrono lungo le strette scale a chiocciola o dei visitatori che si salutano da una parte all’altra delle mura è altrettanto piacevole: riporta tutti ad uno stato di piacevole ed entusiastica vita infantile, e tutti, vi assicuro, anche i più anziani e burberi, si lasciano prendere da una giocosa euforia.

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