La Rioja

La Rioja è un’altra delle tante “comunità” nelle quali si divide il territorio spagnolo. E’ una piccola provincia stretta tra l’antica e orgogliosa Navarra e la Castiglia y Leon, con la quale ha in comune la lingua, la storia e la cultura.

La Rioja è sinonimo di vino (ma è anche produttrice di ortaggi). Di fatto le campagne sono un susseguirsi continuo di vigneti, mentre ai margini delle città sorgono stabilimenti enologici di varia grandezza e dimensione, dai grandi stabilimenti industriali e dalle marche di pregio, alle piccole cantine a dimensione e mercato locale. Anche noi abbiamo provato a visitare una di queste, ma, purtroppo, le visite sono organizzate solo su prenotazione, per cui abbiamo ripiegato sull’assaggio di vini durante i nostri pasti.

La Rioja è anche un territorio nel quale l’incontro con l’arte e la cultura, come vi racconterò in questo e nei prossimi scritti, è un dato costante e continuo.

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Lasciando Estella, già dopo alcuni chilometri si incontra un primo luogo di interesse: si tratta del comune di Logrono. Siamo sull’Ebro, vicino al Monumento al Pellegrino e attraversiamo il lungo Ponte di Pietra, totalmente ricostruito nel XIX secolo che conduce al centro cittadino.

Una annotazione mi pare indispensabile. Qui, come in tutti i luoghi che abbiamo visitato, ho notato una grande attenzione agli spazi verdi, ai giardini, ai prati alberati. E’ pur vero che l’abbondanza di acque, i fiumi, i canali e la vegetazione che li accompagna aiutano molto nella gestione di ampie estensioni di verde, ma è indubbio l’impegno e la considerazione che amministrazioni e cittadini hanno per la protezione, la tutela e la custodia di queste superfici.

Ma torniamo alla nostra visita di Logrono.

Quasi subito incontriamo la chiesa di “Santa Maria del Palacio”, così chiamata perché costruita sull’area dell’antico palazzo dei re di Castiglia. La chiesa è stata poi totalmente ricostruita in forme barocche, ed è dominata da una grossa torre campanaria con terminazione a cuspide.

All’interno, da notare, dietro l’altare maggiore è un grande dossale in legno dipinto, di fattura fiamminga.

Solo qualche centinaio di metri ci separano dalla animata e vivace piazza del Mercato, sulla quale prospetta la grande chiesa di Santa Maria la Redonda.

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Costruita originariamente in forme gotiche, ha sul davanti, un curioso portale rientrato con cupola, sembra quasi un abside ricavato nella facciata. Entrando (all’interno l’ingresso è chiuso da una porta in legno dipinta anche questa in forme barocche), si incontra immediatamente la capella del Santissimo che interrompe la lunga navata centrale. Alle spalle della cappella è il coro, che occupa un’altra porzione della navata centrale, tutto chiuso e adorno di vari dipinti e di statue e, sul davanti, da una robusta cancellata.

La navata centrale prosegue fino all’altare maggiore dove, tra colonne, immagini di santi, statue e fregi, è una Crocifissione, da taluni attribuita a Michelangelo Buonarroti. Sia l’altare maggiore che le varie cappelle laterali sono in debordante stile barocco.

I segni della primigenia struttura gotica si trovano nel deambulatorio che corre intorno all’altare maggiore e nelle travature del soffitto delle navate (anche queste peraltro coperte e colorate in maniera sgargiante.

La chiesa è a tre navate, quasi di identica altezza.

Logrono è città assai grande e vivace e ricca di luoghi di interesse. Tuttavia noi scegliamo di limitare la nostra visita, non prima, tuttavia di raggiungere un’altra chiesa, quella di San Bartolomeo.

Passiamo davanti al “Palacio de Chapiteles”, una costruzione del XVI secolo, oggi sede del Centro Studi di Storia de La Rioja, e, a pochi passi raggiungiamo la nostra meta.

Nella chiesa di San Bartolomeo romanico e gotico convivono in maniera distinta. Romanico è il campanile, gotico è il bellissimo portale ad altorilievi. L’interno è assai semplice: tre navate di uguale altezza. La volta è ribassata vicino all’ingresso, per sostenere il coro, poi le colonne svettano verso l’alto; spogli i muri, assai semplice l’altare maggiore, compreso in una abside romanica.

Andiamo a Najera dove, sotto un costone roccioso dal colore rossiccio sorge il convento di Santa Maria la Real; contesto che rende assai suggestivo questo luogo.

Fondato nel 1072, è stato più volte ampliato e rimaneggiato.

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Si entra da un portone che immette nel chiostro, giacché quella che dovrebbe essere la facciata principale della chiesa è addossata alla parete rocciosa. Il chiostro è a due piani di epoca diversa: il pianterreno è in forme gotiche plateresche, il piano superiore, chiuso, è rinascimentale, con finestre. Il chiostro al pianterreno è chiamato “dei Cavalieri”, perché ospita le tombe di numerosi notabili e delle loro famiglie. Alcune delle tombe (come ad esempio quella dei coniugi de Haro, signori di Vizcaya), sono particolarmente belle e decorate artisticamente.

L’interno della chiesa è a tre navate, con le due laterali un poco più basse di quella centrale. All’ altare maggiore è un dossale plateresco intagliato e dorato con varie statue di santi, che si estende anche ai due absidi minori. Oltre agli offerenti si distingue bene una Madonna e, in alto, al centro, una Crocifissione.

La cosa assai particolare e curiosa di questo dossale è che le decorazioni dorate che lo adornano sono costituite da tralci e grappoli di uva: la principale risorsa di questo territorio.

Ma la particolarità di questa chiesa è nella parte finale (o iniziale se volete) della navata centrale. Ho già accennato che quella che dovrebbe essere la facciata è poggiata sulla roccia. In realtà qui si apre una grotta dove, secondo la leggenda, nel 1044, don Garcia Sanchez III, re di Najera, uscito a caccia, inseguendo una pernice, trovò la statua di una Madonna con Bambino.

Da qui la realizzazione della chiesa e del convento. Ma anche la realizzazione, che inizia nella navata centrale della chiesa e prosegue fin dentro la grotta, di un pantheon reale destinato ai regnanti locali.

Lo spazio si apre con le statue di Don Garcia e di Donna Estefania, sua moglie, inginocchiati in preghiera, e prosegue con i sarcofagi, di varia fattura e dimensione, di vari regnanti.

La statua che si venera in questa grotta è quella della Madonna della Rosa.

Al di sopra dell’ingresso al pantheon reale è il coro ligneo con due ordini di stalli.

Lateralmente, nella navata di destra è anche il cosiddetto “pantheon degli Infanti”, una serie di sarcofagi assai più semplici destinati ai membri secondari della famiglia reale. Lateralmente anche il sepolcro, dal coperchio finemente scolpito, di Bianca di Navarra, sposa, per quegli intricati intrecci dinastici in uso all’epoca, di Sancho III, re di Najera.

Insomma un compendio di storia, atte e cultura; un altro spaccato dei fatti e delle vicende di questo complesso e grande territorio che è la Spagna.

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