Santo Domingo de La Calzada

Santo Domingo de La Calzada viene definito nella guida del Touring, un “borgo” di origine medievale. (Spagna Nord, Touring Editore, 2018, pag.216).

Ed è veramente un borgo, con poche migliaia di abitanti. Tuttavia è, al contempo, un incredibile scrigno, pieno di fascino e di bellezza, ricco di monumenti e di opere d’arte di livello qualificato.

Il paese si svolge intorno ad una arteria principale: da un lato la zona antica, dall’altra le nuove costruzioni, le abitazioni, i negozi, le attività di servizio.

A separare (e al contempo ad unire) le due parti, oltre alla strada e ad un leggero dislivello del terreno, una lunga fila di alberi che si dipana sull’intero corso della strada e, di fianco agli alberi, una lunga teoria di fioriere. Per consentire il passaggio da una parte all’altra sono dei varchi nelle fioriere (oltre, ovviamente alle strisce pedonali per attraversare la strada).

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“Questo paese è stato legato al Cammino di Santiago fin dalle sue origini nel secolo XI. Calzada significa carreggiata e, per estensione, sentiero o cammino. Domingo, un giovane pastore originario della Rioja, fu educato al monastero di Valvanera e volle entrare nel famoso monastero di San Millán de la Cogolla. (…)” Successivamente “(…) Domingo si ritirò presso il fiume Oja per condurre una vita eremitica e assistere i pellegrini che andavano a Compostela. Si chiamò “de la Calzada” per la sua opera nel mantenimento e miglioramento della vecchia strada romana che portava da Nájera a Redecilla del Camino. Nell’anno 1044 costruì un ponte sul fiume Oja, il più famoso di tutta una serie di ponti di cui guidò la costruzione. Edificò anche una cappella dedicata a Santa Maria, un ospedale e un albergo per i pellegrini (…). Quando conquistò la Rioja nel 1076, Alfonso VI di Castiglia, vedendo che il diffondersi del Cammino contribuiva al suo progetto di feudalizzazione di quella zona, divenne il protettore del santo, delle sue opere e della sua città. Il borgo di Santo Domingo de la Calzada, nacque come una manciata di case raccolte attorno alla capanna dell’eremita. Alla morte di Domingo nel 1109, la popolazione era molto cresciuta. La chiesa di Santo Domingo de la Calzada, dove fu sepolto, fu elevata al rango di cattedrale poco tempo dopo.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Santo_Domingo_de_la_Calzada).

Questa è l’edificante storia della piccola cittadina.

Inutile dire che ancora oggi sono numerosi coloro che passano da qui percorrendo il cammino verso Santiago. Per loro sono a disposizione varie case del pellegrino, tra le quali la “Casa de la Confradia del Santo”, in pieno centro e con una bella facciata del XVII secolo. L’edifico chiude una bella piazza rettangolare, piazza Alameda, con porticato retto da travi e sostegni di legno.

Anche la piazza del locale Ajuntamento è assai bella. Ampia, spaziosa ed ariosa, deve la sua sistemazione attuale ad un intervento urbanistico ed architettonico realizzato nel XVIII secolo. Su una vecchia porta di epoca medievale venne realizzata la parte centrale dell’edificio, mentre su ambedue i lati una fila di portici dava “leggerezza” alla struttura.

Davvero una piacevole prospettiva.

Ma il punto forte, il centro della città è costituito dalla sua cattedrale, semplicemente splendida (ingresso, compreso il museo diocesano, 7 euro, ridotto 5).

Anticipata da un breve ma massiccio portico con archi, presenta un portale molto semplice, ma di grandi dimensioni. Sulle pareti esterne alcune alte e snelle torrette cilindriche con evidenti funzioni di difesa.

L’interno è assai gradevole, gotico, a tre navate della stessa altezza, le due laterali più strette del solito. Alle pareti laterali varie cappelle, quasi tutte barocche. Molte delle decorazioni e dei quadri fanno riferimento alla vita e ai miracoli del santo.

Quasi all’inizio della navata centrale è il fonte battesimale, circondato da un basso muretto e, in altezza, da una serie di tavole dipinte. Il coro è più avanti, sempre nella navata centrale, all’altezza del transetto. In legno, con due ordini di scranni, tutti intagliati.

L’altare maggiore è circondato da otto pilastri e, intorno ad esso è il deambulatorio, sul quale si aprono varie cappelle. Quella centrale, immediatamente alle spalle dell’altare maggiore è romanica, l’unica rimasta riferibile a quell’epoca.

Ma la zona focale è sulla destra della chiesa, in fondo alla navata. Qui, oltre alla scala che scende nella cripta, dove sono conservate le reliquie del santo, è un bel tempietto gotico nel quale è conservata la tomba e l’immagine del santo. La sua statua, giacente, è in alabastro ed è espressione dello stile romanico spagnolo policromo; curioso è il fatto che la statua sia più lunga del normale (misura quasi due metri).

Altra curiosità è la presenza di un “Gallinero”, una gabbia in pietra, in stile gotico, nel quale sono un gallo e una gallina (vivi), a ricordo del più famoso miracolo del santo. Narra la tradizione che un giovane e la sua famiglia provenienti da Colonia e diretti a Santiago, si fermassero in una locanda del paese. La figlia del locandiere, innamorata ma non corrisposta dal giovane, lo accusò di furto. Il giovane venne quindi condannato ed impiccato, ma quando i genitori, il mattino seguente si recarono sul luogo dell’impiccagione, trovarono il giovane vivo, giacché aveva pregato San Domenico. Si recarono quindi dal magistrato che era a tavola per la colazione. Alla richiesta di grazia il magistrato rispose ironicamente che il loro figliolo era vivo come il pollo che stava mangiando e a quel punto il gallo si alzò dal piatto e prese a cantare. “Da allora nella cattedrale si è sempre tenuta una coppia di polli a ricordo del miracolo, polli che la cittadinanza fa a gara ad offrire e che vengono sostituiti ogni mese.” (http://www.academiaperegrini.it/leggende/gallogallina.pdf).

Il museo annesso è altrettanto interessante quanto la chiesa e si dipana intorno al chiostro; come sempre citerò solo alcuni dei preziosi tesori qui conservati.

Si apre con una copia dell’originale arca di San Millan de la Cogolla (ne ho parlato in https://michelecasa.wordpress.com/2019/10/10/san-millan-de-la-cogolla/), tutta decorata con placche di avorio. Segue una Madonna in legno dell’XI secolo e numerosi quadri a sfondo religioso che illustrano la vita e i miracoli di Santo Domingo.

Assai interessante è una piantina del XVIII secolo dell’ “Hospital” di ricovero dei pellegrini con la suddivisione degli spazi e l’assegnazione degli stessi alle diverse attività.

In due teche sono esposti un gallo e una gallina in argento a grandezza naturale prodotto a Narwich, in Inghilterra nel 1610-1620. Alle pareti numerosi quadri, tavole e tele di varie epoche fino ad una recentissima del 2007 (ovviamente tutti ispirate a San Domenico). Nella Sala Capitolare, con alti scranni in legno intagliato e, al centro, un “Cristo giacente”, due quadri di El Greco (“Cristo crocifisso” e “Cristo e la Madonna”).

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In ceramica colorata una simpatica e sorridente “Vergine Pellegrina de Leire”, acconciata con abiti del ‘700, orecchini compresi, e mantella, cappello e bastone del pellegrino.

Bellissimo un trittico fiammingo con ante mobili: “Adorazione dei Magi”, di un anonimo olandese del 1490; seguono ancora alcuni frontali di altare in legno lavorato e dipinto del XIII, XVIII e XIX secolo; un curioso “Cristo sull’asino” in legno lavorato e dipinto a dimensione naturale; oggetti sacri di varie epoche; numerose statue in legno dipinto di Santi e di Madonne con Bambino di varie epoche (dal XIII al XVIII secolo), di varie dimensioni e fogge.

Infine, quasi a chiudere questa incredibile quanto assai originale esposizione, una “Veronica” in legno dipinto, abbigliata in abiti del XV secolo, con un cappello, un sottogola ed un mantello tutti assai ricchi e vistosi.

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