Burgos – 2

Nel precedente scritto ho cominciato a descrivere la visita di questa stupenda e fantastica costruzione che è la Cattedrale di Burgos (https://michelecasa.wordpress.com/2019/10/15/burgos-1/).

Ma siamo ancora a metà del percorso. Infatti abbiamo ancora da visitare l’ampia zona che circonda l’abside, intorno al quale corre un deambulatorio sul quale si aprono numerose e splendide cappelle.

La prima è la Cappella di San Nicola. Si trova in questa area, ma il suo ingresso prospetta sul braccio del transetto dove si trova la Scala Dorata. La particolarità di questa cappella è quella di essere la più antica della cattedrale (apparteneva già al precedente edificio). E’ piccola, ma di grande eleganza e semplicità; gotica, con due finestre ogivali, contiene un frontale d’altare del XIII secolo e un sarcofago romanico del XII.

Aperta sul deambulatorio è invece la successiva Cappella della Natività (stiamo procedendo a partire dalla zona successiva alla navata sinistra). E’ una cappella di stile rinascimentale, con le tombe di famiglia di un ricco mercante. All’altare un grande retablo di stile manierista con scene della nascita di Maria Vergine.

Seguono la Cappella dell’Annunciazione, risalente al XIV secolo, con una strana forma irregolare e la Cappella di San Gregorio, realizzata agli inizi del 1200 e che contiene le tombe di vari vescovi.

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Si giunge così alla Cappella dei Connestabili (alti dignitari di Corte) di Castiglia. Non è esagerato dire che si tratta di una cattedrale nella cattedrale. Intanto per le sue notevoli dimensioni; poi per la estrema accuratezza della struttura. Snelle colonne partono dagli angoli delle pareti per ricongiungersi al soffitto a formare una cupola a stella, con una elaborata pietra traforata al centro. Tre grandi rettali rinascimentali di grande valore artistico sono alle pareti; uno dedicato a San Pietro, un altro a Sant’Anna, il terzo, centrale, alla Purificazione della Vergine e alla presentazione di Gesù al tempio. Stemmi araldici alle pareti e, al centro, le statue giacenti dei fondatori della cappella: il Connestabile pedro Fernando di Velasco e sua moglie.

Poco dopo, nel deambulatorio, è la Sacrestia, piena di mobili grandi e magnifici; al di sopra di questi pareti e cupola a vele sono istoriate e piene di elementi decorativi nello stile precipuo dell’ “Horror vacui” (la paura del vuoto).

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Sull’uscita è la statua del fondatore laico della cattedrale, il re Ferdinando III (detto “il Santo”); la tomba del vescovo Maurice, l’altro fondatore di questo superbo monumento, è nella navata centrale, al centro del coro.

L’uscita per la visita alla cattedrale passa attraverso lo spazio adiacente alla sagrestia e porta direttamente al Chiostro Alto, tutto adorno di statue, incisioni e intarsi che si aggiungono al gioco delle costole sottili degli archi che si intrecciano ad ogni angolo e sulle volte. Lungo le pareti del chiostro varie sepolture di vescovi, re e notabili. Immagini anche policrome e sepolture di defunti in arcosoli decorati e scolpiti.

C’è spazio anche per una curiosità: il cosiddetto “Cofre del Cid”, un interessante cassone medievale in legno e ferro che la tradizione vuole sia appartenuto al Cid.

Sul chiostro si aprono alcune cappelle. La prima, e più importante, è quella del Corpus Christi, che si apre con un portale interamente scolpito e dipinto. All’interno un Cristo Crocifisso con lunga capigliatura pendente e una curiosa gonna a coprire le nudità. Direttamente da questa cappella si accede alla Sala Capitolare, una stanza assai raccolta, quasi intima se confrontata con le dimensioni della chiesa. Stalli in legno sono lungo la parete, il soffitto è in stile mudejar. Alle pareti alcuni dipinti fiamminghi di pregevole fattura.

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Di fianco alla Cappella del Corpus Christi, è la Cappella di Santa Catalina, anche qui il portale e scolpito e dipinto con fiori e stemmi e, nella lunetta, intarsi colorati del XIV secolo. All’interno mobili con cassettoni tutti intarsiati (secolo XVIII); alle pareti quadri e ritratti di vescovi di Burgos.

Le due successive cappelle, quella di San Giovanni Battista e quella di San Giacomo, sono state unificate e qui comincia il Museo della Cattedrale, con l’esposizione di oggetti di culto (calici, croci, pissidi, ostensori, ecc.) e varie tele a sfondo religioso.

Da menzionare, tra tanto sfavillio di oro, argento, avorio e pietre preziose, è una grande custodia eucaristica alta più di un metro, con l’ostensorio al centro contornato da statue di santi alternati ad angeli e che si conclude in cima con una serie di pinnacoli e cuspide centrale sulla quale è la figura di Gesù. Un’opera di Francisco Peculi del 1853.

Altrettanto di indubbio valore un’anfora dorata e smaltata con applicazioni di teste di angeli e corone di foglie e frutti con coperchio, destinata a contenere l’Olio Santo.

Ma sono presente alcune altre opere assai interessanti.

Anzitutto una serie di quadrati in legno dipinto provenienti da un retablo del XVI secolo. Un fiammingo (ed assai curioso perché ricoperto da abiti nordici) San Gerolamo nel suo studio. Alcuni pezzi di un retablo di Bocos del 1523-1530 con vivide scene della Resurrezione di Cristo e della decapitazione dei Santi Cosma e Damiano.

Ancora alle pareti della cappella, che si concludono in alto con grandi oculi cruciformi, altri retabli e alcuni arazzi di grandi dimensioni.

Dalla visita al Museo, scendendo una rampa di scale, si passa al Chiostro Basso. Sia il Chiostro Alto che quello Basso sono in stile gotico. Ma mentre quello alto è più elaborato (quadrifore trilobate in alto), quello basso è più semplice: ampie finestre e volte con sottili archi a costole. Inoltre il Chiostro Basso non presenta la serie di tombe e di elaborati sepolcri presenti invece in quello Alto.

Nell’area del Chiostro Basso, infine, sono una serie di modellini e plastici delle varie fasi costruttive della cattedrale, a cominciare da quella che doveva essere la primigenia struttura romanica, oltre ad una serie di reperti del passato della cattedrale.

Una visita davvero interessante che conquista chiunque venga a visitare questa città.

Noi usciamo sulla piazza e, anzitutto, torniamo a godere del profilo di questa meravigliosa costruzione; poi, girando intorno alla chiesa, ne ammiriamo le sue varie componenti, le sue guglie svettanti, i portali magnifici, le elaborate invenzioni degli autori che sono riusciti a creare un sontuoso e accattivante spettacolo architettonico.

Ogni parte sembra fatta per stupire, per essere ammirata, per essere goduta.

E se in noi, moderni abitanti di questo pianeta, abituati a grattacieli altissimi e a costruzioni avveniristiche, un simile spettacolo desta ammirazione, non possiamo pensare quale impressione un’opera di questo genere abbia fatto ai contemporanei, uomini abituati ad abitare in strutture di due, tre, quattro piani al massimo. Abituati a strutture urbane e ad una architettura assai più semplice di quella cui noi oggi siamo abituati.

Strutture, costruzioni come quella della cattedrale di Burgos non potevano che infondere profonda ammirazione, stupefacente rispetto, entusiasmante considerazione, grande apprezzamento e significativa adorazione. Proprio ciò che i committenti e i finanziatori di una simile opera si aspettavano di ottenere.

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