Burgos – 4

E’ giunto il momento di parlare di quella fantastica struttura che è il Museo della Evoluzione Umana. Sulla spinta degli importanti ritrovamenti in una grotta della Sierra di Atapuerca, in una località vicina a Burgos, è stato realizzato questo museo dalle forme avveniristiche (tutto acciaio e vetro) e dai contenuti estremamente moderni ed avanzati, con l’utilizzo di tecniche e strumenti di avanguardia, con una vasta gamma di supporti comunicativi.

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Nella grotta di Atapuerca sono stati ritrovati reperti riferibili alla presenza di un “Homo antecessor”, vissuto 980.000 anni fa. Nei quattro piani di esposizione del museo, oltre alla esposizione di questi reperti, viene raccontato con mezzi audiovisivi, ricostruzioni e scenografie il lento cammino dell’evoluzione umana (aggiornato alle più recenti conoscenze).

Sin dall’ingresso (ingresso euro 7, ridotto 5) si ha un senso della portata dell’operazione. In un grande spazio aperto, su tre piattaforme, sono ricostruiti tre diversi ambienti vissuti dai primi uomini; tre diverse tipologie per natura del terreno e vegetazione.

La visita, tuttavia, comincia dal livello inferiore a quello di ingresso, dove, un grande pannello illustra la evoluzione temporale delle diverse specie umane, ed evidenzia come l’ “Homo sapiens” sia una, l’ultima in ordine di tempo, delle tante specie umane che si sono evolute sul nostro pianeta, tra gli umanoidi l’unica rimasta.

Il resto del piano, con esposizioni, proiezioni, grafici e disegni, è tutto dedicato alle scoperte rinvenute nelle grotte di Atapuerca.

Un video illustra l’evoluzione pedologica del territorio nel quale ricadono le grotte a partire da 90 milioni di anni fa, fino al Pleistocene (780.000 anni fa) con l’arrivo dell’uomo e i primi ritrovamenti litici, per arrivare ai giorni nostri e all’attuale conformazione del territorio. Utilizzando alcune riproduzioni viene illustrato il ruolo dell’acqua nella formazione di grotte in un paesaggio carsico. Un grande schema illustra, a rilievo, la grotta di Atapuerca. Su pannelli audiovisivi sono illustrate le diverse fasi della ricerca (cominciate nel 1527) e protrattesi fino ad oggi.

Infine, in un padiglione chiuso, splendidamente esposti, il rinvenimento più importante e cioè i resti di un umanoide risalenti a 780.000 anni fa: l’ “Homo antecessor”.

La sua altezza doveva essere di 150-175 centimetri circa.

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“Antecessor” si traduce con “esploratore”, infatti tutto lascia supporre che si trattasse di prime esplorazioni sul continente europeo, di gruppi di umani provenienti dal vasto areale africano-asiatico.

Il museo mette in mostra vari reperti ossei di questo ominide; alcuni strumenti litici, ancora molto rozzi; ossa degli animali cacciati: cervi, ippopotami, mustelidi, pantere, rinoceronti. Da rilevare che, ad un livello più alto della grotta (e quindi più recente) sono stati ritrovati reperti riferibili ad una epoca successiva, con strumenti litici più evoluti.

In un padiglione apposito sono i ritrovamenti della Sima de Los Huesos, sempre nell’area di Atapuerca dove è stato rinvenuto il più numeroso giacimento umano del mondo, con le ossa appartenenti a 28 diversi individui. Risale a 530.000 anni fa e riguarda una diversa specie umana, probabilmente un antenato dell’ “Homo neanderthalensis” (inizialmente si pensava all’ “Homo hidelberghensis”) e si tratta della prima zona di sepoltura intenzionale della storia finora rinvenuto.

Molte di queste ossa, appartenenti ad individui di sesso ed età diversa, sono qui esposti in una serie di teche elegantissime, mentre un video proietta su uno schermo le immagini dei giornali di tutto il mondo che hanno parlato di questa sensazionale scoperta.

Un successivo padiglione racconta degli scavi e delle scoperte relative a periodi temporali successivi: strumenti litici risalenti a 160.000 anni fa (Homo neandethalensis); le prime produzioni di ceramiche; un “santuario preistorico” con iscrizioni sulle pareti (qui riprodotte); una cava utilizzata dai primi raccoglitori-coltivatori (13.500 anni fa).

Grandi pannelli e fedeli ricostruzioni mostrano le varie fasi della ricerca e della escavazione dei siti; in mostra anche gli strumenti per l’osservazione e l’analisi “in situ” e in laboratorio dei diversi reperti; spazio e risalto viene dato anche ai volti e ai nomi dei diversi ricercatori.

Al pianterreno è l’evoluzione biologica dell’uomo ad essere illustrata con l’ausilio di grandi pannelli esplicativi: sulla formazione e sul funzionamento del cervello, nonché con le prospettive che si aprono con lo studio delle neuroscienze. Il cervello con i suoi 100.000 milioni di neuroni differenti è il fondamento della vita umana.

Una sensazionale esposizione dispone in circolo le riproduzioni (in forme statuarie) delle fattezze delle diverse specie umane apparse sulla terra. Ciò a conferma ulteriore che l’evoluzione umana non è stata una linea retta, ma piuttosto è da leggere come un albero dai molteplici rami.

Fra i vari ominidi esposti, mi attrae la descrizione del Paranthropus, un ominide vissuto in Africa tra i 2,7 e 1 milione di anni fa. Si era specializzato come erbivoro, pacifico ed inoffensivo, ma quando le condizioni climatiche si deteriorarono, non fu in grado di adattarsi e scomparve.

Altre sezioni illustrano con strumenti diversi la linea evolutiva biologica dell’essere umano: un “bricolage” evolutivo di primati, mammiferi e vertebrati. Dal primo nucleo cellulare alle forme più complesse della natura.

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La fedele riproduzione della sezione di una nave ci porta ai tempi di Darwin e dei suoi viaggi che lo portarono ad interpretare ed individuare per primo le linee essenziali dell’evoluzione umana.

Al primo piano si parla dell’evoluzione culturale: a partire da due milioni di anni fa, l’uomo comincia ad usare gli strumenti, usando, trasformando le pietre in oggetti utili e avviando quel complesso fenomeno della rivoluzione tecnologica che (nel bene e nel male) prosegue oggi. Veramente formidabile è il Padiglione del Fuoco dove, su diverse postazioni ed utilizzando occhiali tridimensionali, viene mostrato l’uso e l’utilizzo di questa fondametale risorsa. Un altro apparato permette, mettendosi di fronte ad un obbiettivo, di modificare il proprio volto con quello delle altre specie umane del passato.

Infine appositi filmati trasmettono le immagini dei disegni e delle iscrizioni ritrovate ad Atapuerca e in altri scavi in Europa e nel mondo: dalle forme più elementari a quelle più complesse, tipiche dell’organizzazione sociale dell “Homo sapiens”.

L’esposizione di oggetti diversi per la caccia e l’agricoltura testimonia la progressiva organizzazione dei gruppi umani in comunità di cacciatori-raccoglitori e poi in pastori e agricoltori; tutte espressioni di un più complesso modo di pensare, di organizzare ed organizzarsi in gruppi, in comunità. Come anche il progressivo comparire (ed il loro utilizzo) di strumenti musicali, di pratiche sociali, il culto delle prime divinità (a cominciare dalla madre terra nelle sue diverse forme fino alla Venere genitrice).

Simpatica è anche, distribuita sui diversi piani, la ricostruzione in forme fantastiche (ferro, cuoio ed altri materiali) di animali domestici con l’indicazione del loro primo comparire: la capra (10.000 anni fa) o la gallina (9.500 anni fa, in Cina) ed altri ancora.

A concludere questo grande ed assai affascinante museo, l’ultimo piano è dedicato all’ecosistema della evoluzione. In un padiglione vengono proiettati una serie di filmati che documentano diversi ecosistemi esistenti; un racconto, ma anche un monito a saper utilizzare correttamente le risorse esistenti su questo nostro pianeta.

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