Burgos – 5

A qualche centinaio di metri dalla sfavillante sede del “Museo de la Evolucion Humana”, è la sede dei Musei di Burgos.

I musei hanno sede nella Casa di Miranda, un palazzo del XVI secolo con un chiostro centrale a due piani coperti e sostenuti da eleganti colonne (qui sono la sezione di preistoria e di archeologia) e nella Casa di Inigo Angulo, un palazzo attiguo dello stesso secolo dove è collocata la sezione di belle arti, con opere che vanno dal preromanico fino all’arte contemporanea (ingresso 1 euro).

Nell’atrio un gigantesco mosaico romano è appeso alla parete.

Si sale al primo piano con un ampio scalone in pietra e qui inizia la sezione dedicata alla preistoria con una notevole esposizione di oggetti e di strumenti in pietra, selci e altri materiali. Una selezione di ossa umane e di animali è qui esposta (ovviamente ci pare ben poca cosa rispetto a quanto abbiamo già visto nel Museo de la Evolucion Humana, ma si tratta comunque di reperti di notevole importanza e valore).

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Con l’arrivo dell’Età del Ferro compaiono i primi utensili. Assai curiosa è la ricostruzione (con pezzi originali) di una falce realizzata con tante sezioni di piccole pietre seghettate e allineate su di un supporto di legno; altrettanto interessanti le prime zappe, fatte con pietre levigate poste alle estremità di un bastone ricurvo.

La pianta di un dolmen di pietra abitato da primi gruppi umani è esposta insieme a ceramiche di un tipo assai semplice, ma che hanno sicuramente migliorato la condizione di vita umana provengono dalla località di Porquera de Butron.

Di un dolmen con una camera circolare e un lungo corridoio di accesso è esposta sia la pianta che una ricostruzione in scala (probabilmente si tratta di un luogo di inumazione).

Progressivamente la produzione di metalli aumenta e migliora, così come quella della ceramiche. Quindi troviamo esposti pugnali, spade, cinture, fibule, falcetti insieme a coppe e vasi di fattura assai fine e dalle forme più equilibrate. Insieme a questi oggetti compaiono anche degli ornamenti: in una teca sono esposti bellissimi torques ad anelli intrecciati, orecchini e fibule delicatamente lavorati, torques da polso in oro.

La sezione romana si apre con una stele, ma la mia attenzione va subito ad una stele circolare del I secolo con l’incisione di un uomo a cavallo con lancia e scudo. Varie ceramiche, soprattutto di uso comune riempiono l’esposizione: lucerne, piccole are votive. Interessanti sono alcune monete con lettere iberiche (caratteri indigeni, ma scritte in latino), e, infine, monete imperiali a partire dall’epoca di Tiberio. Una bella statuetta di Iside del II secolo d.C. è esposta di fronte al plastico di una villa romana della campagna intorno a Clunia (a 90 chilometri da Burgos), città che vantava anche un teatro. Stele e fregi provenienti da quella località sono anche nella sala successiva.

Anche al piano successivo continua l’esposizione degli oggetti più disparati e curiosi, come ad esempio un bronzo a forma di fallo cavalcato da una fanciulla che lo incorona con un serto di alloro. Molte monete, a partire dal II secolo, evidenziano un crescente dinamismo economico di questa area, insieme ad oggetti di sempre più pregevole fattura. Sono esposti alcuni pezzi di una statua in bronzo (Marte o forse Minerva) e varie urne cinerarie.

Di epoca tardoromana un bel braciere in bronzo, quadrato e decorato con teste di leone; una catena e il gancio di un paiolo in rame; un cucchiaio e parte di un bicchiere anche questi in lega di rame; vasi in ceramica e in vetro finemente cesellati e lavorati; vasi in metallo, polissero e ganci per cinture.

 

Ridotto è lo spazio dedicato al mondo visigoto che pure hanno occupato questi territori per quasi duecento anni: da vari luoghi provengono originali stele antropomorfe di piccole dimensioni; bottoni e ganci; ornamenti e pezzi di vasi liturgici; un cippo decorativo e due sarcofagi in pietra scolpita.

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L’arte dei visigoti presenta elementi distinti da quel romani: l’uso di elementi vegetai nelle decorazioni, alcuni motivi animali, figure umane allegoriche e, soprattutto, l’arco torale. Qui sono esposti alcuni di questi fregi.

Del periodo medievale sono esposti stele e capitelli. Una deliziosa “arqueta” (scrigno) molto fine, di Limoges, del XII secolo; un’altra, del 1165 con sulla facciata un Cristo pantocratore in mandorla con santi a destra e a sinistra; una in avorio, finemente intagliata, in avorio, di evidente fattura araba; alcuni capitelli romanici del XII secolo; arabo, in avorio, un astuccio pieghevole con cinque scomparti sferici.

Magnifico un retablo di San Pietro (1503-1506) con i personaggi abbigliati in sontuosi abiti di finissima fattura; persino il Cristo con corona di spine, ferite al costato, ai piedi e alle mani, sfoggia un fantastico mantello rosso bordato in oro e pietre preziose e una grande pietra centrale come fermaglio! Sono esposti ancora altri retabli, nonché sepolcri in marmo e in legno di notabili e/o con le loro mogli adagiate di fianco. Curioso quello di un cavaliere giacente con tutta la sua armatura e il grande spadone. Di stile gotico fiammeggiante un grande sepolcro ad arcosolio della fine del XV secolo: nel marmo il defunto è scolpito in posizione orante, in splendide vesti. Bellissima una porta di legno con disegni mudejar.

La sezione delle Belle Arti comincia con uno splendido uno scrittoio in legno intagliato, così come tutti i cassetti, del XVII secolo; piatti d’argento con incisioni e posate in argento, insieme a monete di argento del XIII e XIV secolo.

C’è poi una grande tavola del 1485, “Processione del Toro del Monte Gargano”, con espliciti riferimenti alla scoperta della grotta di San Michele Arcangelo, con vescovi, monaci e gente varia in processione; compare anche il toro con l’aureola, mentre alcuni uomini erigono un edificio religioso. Stupenda una “Vergine del Latte” di Diego de la Cruz (1482).

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Tra le tantissime opere esposte mi limito a citarne solo alcune che mi hanno maggiormente colpito: una statua in legno di “Santa Maria la Maggiore con Bambino” scolpita e dipinta dell’ultimo terzo del XV secolo; alcune grandi tele del 1510 con scene della Passione di Cristo; in legno ed in rilievo, alte ciascuna un metro e mezzo circa, otto tavole sulla storia della Vergine e di Gesù; una tela del Cristo Crocifisso (con il famoso “gonnellino”) di Matteo Cerezo, attivo nel ‘600.

Alcune tele del XVII e XVIII secolo cominciano ad introdurre tematiche alternative a quelle sempre presenti di carattere religioso: paesaggi, ritratti e temo epici. Assai curioso è un quadro del XVII secolo con una sorta di albero genealogico dell’ordine benedettino: San Benedetto è raffigurato sul tronco, al di sopra si allargano i diversi rami degli congregazioni, dei conventi, degli ordini militanti, dei vescovi, cardinali appartenenti all’ordine. Ma c’è anche una “Baccante” e una grande tela “La tarantella”, con due giovani che danzano al suono di un tamburello. Ed un’altra grande tela del XX secolo a tema bucolico che ritrae contadini di Burgos al lavoro.

Formidabile il quadro delle “Cameriere della Vergine”, pie donne tutte vestite di nero con l’immagine della Vergine al collo.

Infine una rassegna di artisti che sono vissuti o hanno operato a Burgos in epoca moderna e contemporanea. Interessanti le opere di Luis Saez (scomparso nel 2010): “Leda” (1958); “Blanco de la noce”” (1960). Di Gonzales Guizante “Figuras” (1977) e infine di Paloma Navarres due originali colonne retro-illuminate con le figure di Adamo ed Eva di Cranach, dal titolo “Da Eva e Adamo a Cranach I e II” (1992).

Insomma un museo ricco ed assai interessante.

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