Este

Piccola ma assai vivace cittadina, Este.

La prima tappa è ad una estremità del paese: il Duomo dedicato a Santa Tecla. Si tratta di una chiesa dalla forma ellittica con un adiacente, alto, campanile quadrato.

All’interno, lungo le pareti, varie cappelle barocche adorne di tele o di gruppi marmorei. Purtroppo il pezzo più importante, una pala del Tiepolo è in restauro.

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Qualche centinaio di metri e siamo in Piazza Maggiore dove si svolge una agguerrita e vivace Sagra della Zucca. Tanti stand gastronomici, etnici, di artigianato e di prodotti locali. Vince il primo premio una zucca di 375 chili.

Sulla piazza è il palazzo seicentesco dove ha sede il Municipio. I palazzi intorno alla piazza, ma anche quelli di molte strade contigue, sono tutti porticati e creano una gradevole percezione visiva.

Procedendo lungo una di queste strade si giunge al settecentesco edifico della ex chiesa di San Rocco e alla Torre di Porta Vecchia (con grande orologio). Passando sotto la torre si attraversa l’ omonimo ponte che scavalca il canale che gira intorno all’abitato.

Sempre partendo da Piazza Maggiore, su un’altra direttrice, si passa vicino alla millenaria chiesa di San Martino, romanica, con facciata a capanna e singolare campanile pendente (da circa tre secoli). Più avanti ancora è la chiesa di Santa Maria delle Grazie, settecentesca, dalla facciata a mattoni, che sostituisce una costruzione più antica fatta costruire per devozione di un quadro bizantino quattrocentesco della Madonna (qui conservato) considerato miracoloso.

Punto di interesse notevole di Este è costituito dal Castello, costruito dagli Estensi nel 1056, ricostruito dopo la distruzione da parte di Ezzelino (avvenuta nel 1238), e in parte trasformata dai Mocenigo in un palazzo signorile nel 1570.

Attualmente una lunga cortina muraria rinforzata da torri quadrate, corre lungo un percorso di un chilometro (grosso modo l’estensione originaria) e costituisce una suggestiva visione quando si arriva in questa cittadina. All’interno della cerchia muraria è stato realizzato un grande parco pubblico e costituisce un piacevole luogo di passeggio per cittadini e di turisti.

Quello che resta dell’antico palazzo dei Mocenigo (andò a fuoco alla fine del ‘700), è stato ristrutturato ed è sede del Museo Nazionale Atestino. La visita comincia dal primo piano con reperti del paleolitico e del neolitico (selci, pietre, aghi di osso) e anche di fini ceramiche. Proveniente dagli scavi delle palafitte in territorio di Arquà Petrarca, tra i vari oggetti esposti, spicca la ricostruzione di una collana fatta con perle anulari ricavate da conchiglie.

Altri reperti provengono da varie località della zona, tra queste alcune figure zoomorfe (in particolare un cavallino, un uccello acquatico); arredi di terracotta di un focolare domestico con decorazioni “a meandro” (https://it.wikipedia.org/wiki/Greca_(architettura)).

Interessanti alcuni vasi biconici con accenni di decorazioni assai semplici (serie di incisioni lineari), vasetti per unguenti di varie dimensioni, varie figurazioni fittili. Sono esposti vari alari per il focolare con decorazioni sempre più complesse.

Molto interessante è una sala dedicata al Tempio di Retia, una divinità femminile con poteri risananti. Sono esposti alcuni capitelli, colonne e soprattutto numerosi ex voto. Ci sono anche varie tavolette alfabetiche (tabulae ceratae), tavolette votive con diverse iscrizioni. E’ quindi presumibile che il tempio avesse anche uno scriptorium e, di conseguenza, una rispettabile dimensione ed un ampio bacino di frequentazione. Questo santuario, utilizzato da popolazioni venete, era sicuramente utilizzato almeno fino al III secolo a.C.

Sempre di fattura venta, da notare sono alcune decorazioni di alari in ceramica a forma di testa di montone, di pregevole fattura (VII-V secolo a.C.).

In una grande sala sono illustrati i progressi della lavorazione ceramica nella zona, dalle origini fino ai contatti con la cultura greca (VIII-VII secolo a.C.). Sulla produzione locale si nota l’influsso dell’ arte ceramica greca, che riesce però a mantenere alcuni caratteri distintivi. In esposizione sono vasi, vasetti, vasellame di ogni genere; lucerne, tazze, pentole, urne cinerarie. Assai curioso ed originale un vaso a forma di palmipede montato su ruote (forse un giocattolo).

E poi anche bronzi, collane, spade, fibule ornamentali di ogni genere, pendagli e bracciali. Stupendi sono i resti di una larga cintura in bronzo, fatta con piccole placchette circolari, lavorate a cerchi concentrici affiancati tra loro. Un bel fodero di spada decorato a placche di bronzo lavorato e cesellato.

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E, infine, la “Situla Benvenuti”, sicuramente uno dei prodotti più qualificati dell’arte veneta nell’età del ferro (600 a.C.). La particolarità di questo vaso in bronzo è nel fatto che, oltre alle tradizionali decorazioni con vegetali ed animali, lungo la sua superficie sono presenti motivi narrativi diversi ed originali (probabilmente temi di carattere locale), a sbalzo e ad incisione con cesello. Un servo che offre una coppa ad un signore, due signori in trono che assistono ad una lotta sono soltanto alcuni dei temi riportati ed incisi su questo finissimo e bellissimo vaso.

Numerose sono anche le stele indicative di sepolcri; c’è anche la ricostruzione di alcune inumazioni e di tombe singole e plurime. Interessante una stele di pietra scura con iscrizioni in lingua venetica (V secolo a.C.). E’ una stele non figurata ed è tra le più antiche rinvenute finora di questo tipo.

Di grande importanza è anche la “Tavola d’Este”, una iscrizione su bronzo (parzialmente riutilizzata in età antica), anch’essa in lingua venetica. Al momento è il documento più lungo e complesso che sia stato ritrovato; la scrittura è disposta in cinque righe concentriche con andamento a spirale, più una sesta riga al centro, probabilmente ad anello. probabilmente si tratta di una iscrizione a carattere pubblico o comunque “ufficiale”.

Il pianterreno del museo è dedicato al lungo periodo di romanizzazione del territorio atestino, tra il III e il II secolo a.C. Si inizia con un cippo confinario ed un grande pezzo di roccia con iscrizione che indica un confine territoriale. E’ assai interessante la ricostruzione di una tomba della prima metà del III secolo, con influenze etrusche, realizzata in parte come sarcofago e in parte come tomba a camera, con oggetti di uso comune, una tavola bronzea con iscrizione, una collana di pregio, alari per il camino, stoviglie, fibule e altro ancora. Ancora varie lastre sepolcrali, cippi ed iscrizioni, insieme ad una lunga serie di vasi.

In una teca è il prezioso medaglione aureo di “Caesar Augustus”, con l’immagine dell’imperatore laureato sul dritto e quella dei figli adottivi sul retro.

Seguono altre innumerevoli lastre sepolcrali, cippi con iscrizioni e sculture e decorazioni di vario genere e formato (festoni, ghirlande, fiori). Ci sono anche molti vasi di vetro anche di significativa dimensione e con coperchio, insieme ad una serie di oggetti di uso comune: stoviglie, cucchiai ed anche due forchette e una specie di coltello, oggetti che raramente si trovano.

Mi ha molto interessato, in una sala che espone vari vasi per il trasporto di derrate alimentari, ben tre sezioni sovrapposte di un pozzo artesiano. Ogni sezione è alta circa 80 centimetri e con un diametro di 90.

Nell’ultima sala, nella quale sono concentrate ceramiche medievali e una collezione di armi bianche del ‘500, è sicuramente da segnalare una interessante tavola di Cima da Conegliano: “Madonna con Bambino”.

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