Monselice e Montagnana

Insieme con Este, questi tre comuni (Monselice, Este e Montagnana) della “Bassa Padovana”, sono accomunate nella definizione di “città fortificate” nella Guida Turing del Veneto (Touring Editore, Milano, 2008, pag.230).

In effetti tutte e tre si presentano con una dotazione invidiabile di fortificazioni ancora ben visibile e pienamente apprezzabile.

Di Este ho già avuto modo di scrivere (https://michelecasa.wordpress.com/2019/11/05/este/).

Per quanto riguarda Monselice, devo dire che il piccolo comune è assai piacevole, ed è assai gradevole passeggiare per le sue stradine, animate ma anche assai tranquille; salendo poi lungo il colle, verso il Santuario delle sette chiese, si gode di un magnifico panorama sulla valle circostante.

“Il significato di “Monselice” deriva da mons silicis, in relazione all’estrazione della pietra dal colle attorno a cui si stende il paese, o da mons elicis (monte delle selci), da una specie presente sullo stesso colle, o ancora monte di selce a causa delle cave di selce sui colli circostanti.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Monselice).

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Di questo insediamento si ha notizia come di una rocca bizantina realizzata nel V-VI secolo, proprio a presidio di un ampia estensione territoriale e come avamposto difensivo dell’Esarcato in questa area. Con questa funzione resistette ai Longobardi fino al 602, quando, dopo la caduta di Padova, venne conquistata da Agilulfo.

Dalla piazza principale, sulla quale incombe una torre quadrata, si sale sul fianco di una collina che è la parte più antica di questo borgo. Lungo la stradina si incontra subito il castello-palazzo fatto costruire da Ezzelino (ritorna costantemente questo personaggio cui ho accennato in (https://michelecasa.wordpress.com/2019/11/04/padova-5/).

La costruzione risale al XIII secolo, realizzata da Ezzelino su un complesso medievale dell’ XI – XII secolo; venne poi rielaborato dai Carrara nel XV e poi ancora dalla famiglia dei Marcello. Le diverse fasi costruttive e i diversi stili di costruzione convivono ancora oggi e creano uno strano ma piacevole connubio con parti tipicamente medievali (facciata sinistra e merlature superiori), uno scalone nobile esterno (sempre sulla facciata sinistra) e finestre in stile veneziano (sulla parte destra della costruzione).

La visita del complesso si effettua solo su prenotazione in particolari giornate, quindi noi ci accontentiamo di guardare il complesso dal cortile antistante l’edificio.

Salendo ancora lungo la stradina che si inerpica sui fianchi del colle, si raggiunge la villa Nani Mocenigo, con una scenografica scalinata che si alza sul fianco del rilievo, lateralmente all’edificio della villa. Sul muro di cinta sono le statue di alcuni nani.

Più avanti ancora è la chiesa di Santa Giustina. Un breve protiro su tre scalini anticipa il semplice portale, con lunetta affrescata. La chiesa ha una sola navata con un abside centrale quadrato e due absidiole laterali più piccole. Nell’abside è un interessante polittico e, sulle pareti brani di affreschi piuttosto deteriorati. Il soffitto è a capriate lignee.

Saliamo ancora per arrivare al Santuario delle Sette Chiese, un edificio religioso anticipato, sulla sinistra, da sette piccole costruzioni di varia foggia e stile.

Ridiscesi, ci dirigiamo a Montagnana, quasi al confine con la provincia di Verona.

Il nome deriva dal toponimo Motta Aeniana, in latino medievale motta indicava una piccola altura mentre aeniana una mansio (il mansio era, in età imperiale, una stazione di posta lungo una strada romana, gestita dal governo centrale). (https://it.wikipedia.org/wiki/Montagnana).

Il centro storico di Montagnana è, ancora oggi, interamente circondato da una cortina di mura con torri di rinforzo sul perimetro e quattro importanti porte di accesso che si aprono su un largo fossato. Questo straordinario complesso fortificato, rimasto pressoché intatto, costituisce sicuramente il principale punto di interesse della cittadina.

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Le mura, per la gran parte, “risalgono alla metà del Trecento, quando i Carraresi, signori di Padova, vollero ampliare e rafforzare quello che era un essenziale luogo forte di frontiera dello stato padovano contro la Verona degli Scaligeri, che dominava la vicina Legnago.” (ibidem).

Il complesso è davvero imponente: le mura cingono circa 24 ettari di terreno (entro cui è edificato il centro urbano); si sviluppano per circa 2 chilometri, sono alte tra i 6,5 e gli 8 metri e spesse circa un metro. Le torri perimetrali sono 24 in tutto, distanziate a circa 60 metri l’una dall’altra e sono alte tra i 17 e i 19 metri. Il fossato ha una larghezza che varia tra i 30 e i 40 metri. Cifre di tutto rispetto! Parte delle mura e delle strutture di difesa sono visitabili.

Purtroppo è lunedì ed i musei sono chiusi, come pure il locale Ufficio Turistico.

Ci limitiamo,quindi, ad una lunga passeggiata lungo i bastioni ed attraversiamo le sue diverse porte, assai ben tenute e conservate; in particolare Porta Padova (castello di San Zeno), Porta Vicenza e Porta degli Alberi.

Il centro cittadino è quasi tutto porticato e risulta quindi assai gradevole passeggiare lungo le tranquille strade di questa cittadine. Da notare, in alcuni punti anche le decorazioni sugli archi e sui soffitti dei portici.

Il Duomo, rinascimentale, si apre obliquamente sulla piazza, creando una vista piuttosto suggestiva. Con la sua mole, svetta su tutti gli edifici circostanti che presentano due o massimo tre piani in altezza (come anche tutti gli edifici del centro storico).

Il portale, ad arco di trionfo, che si apre sull’ampia ed alta facciata, sembra sia stato disegnato dal Sansovino.

Il Duomo, all’interno, presenta una unica navata, ma si conclude con un importante transetto. Al termine dei due bracci del transetto, due altari, sovrastati da due grandi composizioni a forma di conchiglia.

Nel catino dell’abside l’Assunzione della Vergine e, sull’altare maggiore, una pala con la Trasfigurazione della Vergine. Dipinti sono anche al di sopra degli scranni del coro ligneo e, alle pareti laterali della navata, brani di affreschi.

Due absidi più piccole sono ai lati di quella centrale.

Raggiungiamo, a poca distanza, la chiesa di San Francesco, costruita quasi a ridosso delle mura, con un campanile quadrato di lato.

Concludiamo così la nostra breve ma interessante visita, non prima di aver gustato alcune specialità culinarie del territorio: un piatto che coniuga dolce salato insieme: gnocchi con zucchero, cannella ed uva passa.

Ci dirigiamo verso la nuova meta: Mantova.

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