Mantova – 2

Di Mantova, dei Gonzaga, del Palazzo Ducale, della straordinaria “Camera degli Sposi” e di Palazzo Te, ho già scritto in precedenza. (https://michelecasa.wordpress.com/2017/05/17/mantova/). Questa nuova sosta a Mantova mi ha permesso di visitare piazze, strade e chiese del centro storico, oltre all’interessante Museo Archeologico.

Visitare Mantova è assai comodo per un turista: la stazione ferroviaria è, praticamente, in posizione centrale; in auto, parcheggiando a Palazzo Te o a Campo Canoa (che sono ai limiti opposti della città) un comodo servizio navetta garantisce il trasporto in centro.

Noi abbiamo parcheggiato l’auto a Campo Canoa e attraversato a piedi il ponte che da via Legnago conduce ai principali luoghi di interesse cittadino, superando il Mincio che qui si allarga formando un ampio specchio di acqua.

Anzitutto ci siamo fermati al Duomo, una costruzione di origine medievale, ma completamente ricostruita nel XVI secolo. Di romanico resta il campanile massiccio e, sul fianco destro si riscontrano accenni di gotico. E’ dedicato a San Pietro.

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La facciata è cinquecentesca, con alte colonne (e capitelli), sormontate da una trabeazione, il tutto fortemente ispirato al barocco romano. L’interno è a cinque navate; quella centrale e le due estreme hanno soffitto a cassettoni, le due intermedie arcate a tutto tondo. Le forme classiche di queste ultime sono anche la cifra dell’intero complesso, tutto classicheggiante progettato dal noto Giulio Romano.

Ulteriori spazi si aprono lateralmente alle navate esterne, quasi dei lunghi corridoi con altari e altre opere, come, ad esempio un sarcofago paleocristiano del V secolo e il fonte battesimale gotico. Quasi una chiesa a parte è la Cappella dell’Incoronata che, in effetti, era originariamente una chiesa separata, la chiesa dei Voti, successivamente annessa alla cattedrale.

Lasciamo l’ampia piazza Sordello, prospiciente la lunga facciata di Palazzo Ducale e ci addentriamo nelle strade del centro.

La meta successiva è la suggestiva Rotonda di San Lorenzo, una chiesa dell’XI secolo, a pianta circolare, tutta in mattoni. In alto una cotonatura di archetti ciechi che si ripete anche sul bordo superiore del tamburo. All’interno un deambulatorio sostenuto da dieci colonne, alcune in mattoni e due con colonne di reimpiego. Il colonnato sostiene un matroneo anche questo con colonne, parte in mattoni e parte con colonne di reimpiego. Il tutto è completato con una piccola abside. Alle pareti brani di affreschi non comprensibili.

Di fronte è la rinascimentale, magnifica chiesa di Sant’Andrea, opera di Leon Battista Alberti, che prese il posto di un precedente edificio religioso. La facciata neoclassica si apre con una maestosa arcata completata da un timpano.

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Ha navata unica con tre grandi cappelle su ciascun lato che si aprono per l’intera altezza delle pareti. Anche i due lati del transetto presentano ciascuna due cappelle su lati opposti. Un grande abside conclude il tutto. Le pareti e i soffitti sono interamente coperti da quadri, affreschi e, nelle restanti parti con decorazioni. Anche i soffitti (che sono a botte) sono decorati con disegni a cassettoni in stile classico.

Al centro del transetto, circondato da una balaustra ottagonale in marmo, è il luogo corrispondente all’altare della cripta dove è conservato il Sacro Sangue di Cristo. La tradizione vuole che il centurione Songino, che lo raccolse ai piedi della croce, lo portò qui e lo seppellì in questo luogo dove venne poi ritrovato nell’804 e ne venne fatto luogo di adorazione.

Passeggiamo verso i limiti del centro storico, fino alle Pescherie, una costruzione fatta erigere da Giulio Romano nel 1535 a cavallo del Rio che attraversa Mantova. La costruzione, all’epoca dedicata al commercio del pesce, è costituita da due porticati ad archi tondi e pareti a bugnato.

Sulla via del ritorno, l’ultima tappa è costituita dal Museo Archeologico, allestito in un edificio precedentemente utilizzato come teatro e totalmente ristrutturato in forme eleganti e funzionali con grande utilizzo di vetro e acciaio.

Si comincia con una selezionata raccolta di oggetti particolarmente significativi. In una teca asce in pietra di epoca neolitica (5800-3500 a.C.), particolarmente dure, provenienti da una località delle Alpi Occidentali, talmente ricercate da non essere semplici utensili, ma veri e propri oggetti di prestigio. Della media età del Bronzo (2200-1300 a.C.) alcune tavolette di terracotta con “messaggi incisi”, dei quali però non si conosce ancora significato ed uso. Alcuni oggetti testimonianza degli scambi commerciali (soprattutto ad opera degli Etruschi) con le isole greche, nonché, altri del periodo in cui i Celti (i Galli per i Romani) si stanziarono in quest’area. L’arrivo dei Longobardi con l’esposizione di un pettine in osso, varie guarnizioni di cinture e una croce d’oro lavorata a sbalzo.

Al piano inferiore l’esposizione prende un andamento cronologico cominciando dalla ricostruzione di una tomba del neolitico, quella degli “Amanti di Valdaro”, località presso Mantova, nella quale due scheletri, di un uomo e di una donna, sono stati trovati con un corredo di semplici oggetti di selce. Questo tipo di inumazione era diffuso in zona fino all’età del ferro (dall’VIII al V millennio circa). Del IV-III millennio è invece la ricostruzione della sepoltura in posizione supina di un uomo con ai piedi un cagnolino.

Di epoche successive, selci ed altri oggetti provengono da varie tombe che fanno riferimento ad insediamenti nel territorio circostante sia su palafitte che su terraferma. I ritrovamenti indicano la presenza di artigiani specializzati e di forniture di oggetti per personaggi di rango come ad esempio alcune teste di spilloni (cerchi piatti in corno o osso con incisioni), alcuni delicati pettini in osso, alcune tazze con incisioni, varie fibule in bronzo.

Sempre di ambito veneto è un bel pendaglio di bracciale in bronzo e un frammento di vaso decorato con borchiette. Interessante un forno per la cottura di alimenti, con base circolare in creta e circondato da pietre.

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L’evoluzione dei manufatti è progressiva: due brocche in rame a becco d’anatra, vasi per unguenti, vasi di ceramica decorata testimoniano le relazioni con gli Etruschi; mentre alcune figure fittili in bronzo (ex voto) sono la prova di una evoluzione dei rapporti religiosi.

Di epoca celtica un bel candelabro in bronzo con al centro una figura maschile. Numerosi piccoli bronzi, statuette finemente lavorate, vasi ornati, vengono dalla lunga fase di romanizzazione dell’area. Il periodo romano è rappresentato da vari ritrovamenti: statue, pezzi di statue, un pavimento in cocciopesto, frammenti di mosaici pavimentali, un pezzo di strada romana proveniente dall’area urbana della città, alcuni cippi e varie decorazioni parietali.

Sono poi esposte varie decorazioni in oro per cinture; una splendida collana a pendenti in oro con cammeo centrale in agata raffigurante la dea Minerva; perle di collana in pasta vitrea; raffinate decorazioni di piatti e vasi; un anello digitale in ferro con gemma di corniola incisa raffigurante Ottaviano. Ma ci sono anche oggetti di uso più comune e pubblico come vasi per il trasporto di alimenti, parti di colonne, elementi di monumenti.

Esposta è la ricostruzione di un monumento funerario a tempismo del quale restano pezzi di colonne e tre statue.

La mostra si conclude con un sarcofago e frammenti marmorei riferibili alla cristallizzazione del territorio.

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