Modena – 1

Il nostro soggiorno a Modena è stato assai breve e si è concentrato su due importanti luoghi di interesse: il Duomo e la Galleria Estense.

A Modena, circa venti anni fa, avevo trascorso alcuni mesi, quando le mie vicende lavorative mi avevano portato lì. Ricordavo una piacevole cittadina, non particolarmente accogliente, ma pulita, ordinata e ben organizzata.

Cose che ho ritrovato, durante questo breve soggiorno, passeggiando ed attraversando non solo il centro storico, ma anche alcune zone residenziali di periferia. Una città nella quale sarebbe assolutamente piacevole vivere (come spesso afferma un mio amico che in quella città si è trasferito molto tempo fa).

Si potrebbe quasi dire che la storia di Modena è imperniata ostinatamente sul Duomo e sulla sua famosa torre campanaria, la Ghirlandina. Infatti la cittadina che in epoca romana venne insediata qui, ai lati della via Emilia, rischiò di scomparire nella tarda età imperiale, a favore di luoghi più sicuri e meglio difendibili. L’ostinazione dei vescovi a non rimuovere da qui le reliquie di San Gimignano, determinarono il mantenimento di un aggregato urbano che nell’899 venne cinto da mura e che nel 1099 vide l’avvio dei lavori della cattedrale che ancora oggi si può ammirare.

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Va ricordato, tuttavia, e non per inciso, che l’attuale costruzione fu fortemente voluta dai cittadini di Modena, in sostituzione di una precedente chiesa del V secolo e di un’altra che da poco era stata costruita al suo posto. (notizie più dettagliate in:https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Modena).

Intorno ad essa, alla torre campanaria (del 1399) si sviluppò progressivamente la città, (autonoma dal 1135), con posizione conflittuale e concorrenziale con Bologna. Volle infatti una propria università, e si schierò con le forze imperiali contro quelle guelfe maggioritarie in Bologna. Perse la propria autonomia con gli Estensi che ne fecero uno dei loro punti di forza, con una economia cittadina fresca e dinamica che, fino ai nostri giorni ha saputo presentare degnamente il volto di una imprenditorialità propulsiva e sempre aggiornata.

Tornando agli aspetti artistici, il Duomo di Modena è uno splendido esempio di arte romanica, realizzata dall’architetto Lanfranco, ricordato in una lapide posta sul portale del fianco sinistro della chiesa. Come spesso accadeva all’epoca nelle costruzioni romaniche (ed anche in quelle successive gotiche), non mancarono esempi di imprecisa misurazione, ancora visibili, ma che rendono il complesso ancora più suggestivo e non certo meno armonioso.

La facciata è tripartita con tetti spioventi. Il portale principale, affiancato da due leoni stilofori si conclude con un protiro a due piani; ai lati di quello superiore corrono trifore lungo tutta la facciata. Il rosone superiore è opera più tarda (XIII secolo), inserito insieme alle due porte ai lati del portale centrale. Famose e bellissime sono le quattro lastre marmoree realizzate da Wiligelmo (che collaborò alla realizzazione del Duomo) con storie della Genesi.

Sul fianco destro dell’edificio, affacciato su Piazza Grande, il centro civile e popolare di Modena, è la superba Porta Regia, costruita dai cosiddetti “maestri campionesi” (perchè provenienti da Campione d’Italia), i costruttori che dopo Lanfranco e Wiligelmo completarono la grandiosa opera del Duomo.

A loro si deve questa porta e l’altra, di minore impatto visivo, ma comunque molto bella, sul fianco destro, nonché il rosone sulla facciata principale, la costruzione del campanile e la sistemazione interna di gran parte dell’edificio (che vedremo più avanti). Operarono essenzialmente tra il 1209 e il 1231, ma proseguirono la loro opera anche in epoca successiva.

La porta regia (che non vuol dire “del re”, ma “principale”), è in marmo rosa, che spicca sul complesso della costruzione, di colore bianco. Due leoni silofoni sorreggono un protiro (assai più pronunciato di quello presente sulla facciata. Anche qui, sopra il protiro inferiore, è un altro sostenuto da delicate colonnine colonnine; lungo tutto il resto del fianco della costruzione corrono le trifore già menzionate a proposito della facciata.

Sempre su questo lato della costruzione un pulpito (cinquecentesco) che sulla fronte ha i simboli dei quattro evangelisti.

L’interno è assai originale e suggetsivo.

A tre navate, una volta coperto a capriate lignee, oggi da volte a crociera (realizzate nel XV secolo; non presenta un transetto, ma tre absidi corrispondenti a ciascuna navata.

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L’originalità risiede nel fatto che il presbiterio (ove è l’altare maggiore), è sopraelevato e ad esso si accede da due scaloni laterali presenti al termine delle due navate laterali. La soprelevazione del presbiterio mette in luce la cripta, cui si accede scendendo pochi gradini, e che presenta una serie di colonne con capitelli che danno al tutto una sensazione di grazioso, intimo e raccolto, benché siano, come ho detto, in piena vista.

Sulla fronte alta della cripta corre un fregio scolpito, dell’altezza di circa un metro, che contorna coma una balaustra il presbiterio. Sulla sinistra il fregio si conclude con un ambone, anch’esso decorato e scolpito. Sul fregio sono scolpite alcune immagini della Passione di Cristo (formidabile l’Ultima Cena), mentre sull’ambone sono i simboli dei quattro evangelisti.

A completare la delicatezza e la estrema bellezza del tutto, il fregio e l’ambone sono sostenuti da colonnine che poggiano chi su leoni, chi su telamoni seduti e curvi, chi su cavalli. In tutto sono dieci le colonne e altrettante le figure che le sorreggono.

Tutta la zona dell’altare maggiore è circondato da due ordini sovrapposti di esili colonne che contribuiscono ad offrire un senso di grande spiritualità a quest’area. Anche l’altare maggiore poggia su esili colonnine.

Lungo le pareti dell’abside, infine, corrono gli scranni di un bel coro ligneo.

La Torre della Ghirlanda ha pianta quadrata ed una altezza complessiva, dove svetta la conica forma della copertura gotica, di 88 metri.

Realizzata in più fasi presenta, salendo progressivamente verso l’alto ai diversi piani, prima una monofora, poi una bifora trifore sui due livelli successivi. Su questa struttura quadrata venne poi edificata una guglia a punta ottagonale.

Il campanile completa assai efficacemente il complesso edifico del Duomo.

Un ultimo accenno a Piazza Grande, la piazza principale di Modena su cui incombono il Duomo e la Ghirlandina. A chiudere la piazza sono il seicentesco Palazzo Comunale (con portici); la parte posteriore dell’Arcivescovado e un edificio moderno (ma anch’esso porticato), opera del noto architetto Giò Ponti.

Una menzione particolare merita la Preda Rigandora (che in dialetto modenese significa “pietra dell’arringa”) posta nell’angolo nord-orientale della piazza, vicinissima al Palazzo Comunale. Si tratta di un grosso masso marmoreo di forma rettangolare lungo oltre 3 metri che probabilmente, in origine, apparteneva ad un edificio romano. Durante il medioevo la Preda veniva utilizzata come palco degli oratori, ma anche come luogo in cui eseguire sentenze di morte nonché ad essere usata come “pietra del disonore” (https://it.wikipedia.org/wiki/Piazza_Grande_(Modena)).

Al di là di tutto, una bellissima e vivace piazza.

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