Modena – 2

Quasi ai margini del centro storico di Modena, e comunque lungo il tratto urbano della via Emilia, sorge il palazzo dei Musei, dove è alloggiata la Galleria Estense. Il nome stesso indica l’origine di questa collezione, patrocinata da questa nobile famiglia che ha sempre avuto a cuore, oltre che il potere e il dominio sul territorio, anche per l’arte e la cultura.

La Galleria Estense è ricca di opere d’arte di indubbio valore ed interesse. Come nelle altre occasioni nelle quali mi dilungo a parlare dei musei e delle collezioni in esse contenute, il presente scritto non vuole essere una elencazione di quanto ho potuto vedere ed osservare e nemmeno delle opere più importanti, bensì cercherò di raccontarvi gli oggetti e le opere che mi hanno maggiormente interessato o che hanno sollecitato la mia personale attenzione e curiosità.

Collocata al quarto piano dell’edificio, l’esposizione inizia con una sala nella quale sono una serie di oggetti provenienti da varie collezioni private, confluite nella più generale raccolta del museo.

In particolare qui, interessanti, sono una serie di statuette egizie e di “ushabti” (le piccole statuette che erano indispensabile corredo di ogni inumazione in Egitto). Di fattura etrusca sono invece alcune splendide statuette tra le quali spicca una “Proserpina del Catajo”. Di epoca romana una piccola coppa in vetro dalle elaborate e delicate incisioni.

La galleria comincia subito con una tela del Guercino, “Madonna in trono con San Giovanni Evangelista e San Gregorio Taumaturgo”, un’opera del 1629, trafugata a Modena nel 2014 dalla chiesa di San Vincenzo e recuperata in Marocco nel 2017.

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Di Wiligelmo, l’artista che collaborò alla costruzione dell’attuale Duomo di Modena, o comunque del suo ambito, alcune sculture assai delicate.

Seguono varie tele e tavole del ‘300 tra le quali una “Madonna dell’Umiltà”, del 1370 e una “Madonna con Bambino in trono tra angeli” del 1390.

Assai interessante un polittico ad ante pieghevoli di Tommaso da Modena del 1345, con Madonna, Cristo e Santi. In terracotta policroma un “Compianto sul Cristo Morto”, una composizione di Michele da Firenze del 1443; di Bartolomeo Benoscia una “Pietà” del 1475, particolarmente intensa, un polittico con l’ “Incoronazione della Vergine e Santi – Polittico dell’Ospedale della Morte” del 1462.

Curioso per il tema che non è a sfondo religioso, una piccola tavola ad olio, “Lucrezia, Bruto e Collarino”, con la nobildonna vestita con abiti spagnoli del ‘400.

Ma la mia attenzione è richiamata da un’opera di Cosmè Tura (artista che apprezzo moltissimo per il suo vigore espressivo), un “Sant’Antonio da Padova”, olio su tavola, del 1484.

Una serie di raffinati oggetti esposti in teche di vetro, testimonia una ricca e raffinata vita di corte, prima ancora che il rinascimento facesse capolino: ci sono cofanetti in avorio intarsiato, zuppiere in rame smaltato, una sella da parata in legno e osso intarsiato, un acquamanile in ottone battuto, sbalzato, inciso e agemina in rame e argento.

Al rinascimento risalgono una serie di sculture in marmo e bronzo esposte nella sala seguente, opere che hanno, per vertice indiscutibile, il “Vaso Gonzaga”, un vaso in bronzo con coperchio del 1480 (circa), tutto decorato con figure e festoni.

Di Francesco Bianchi Ferrari una grande “Crocifissione con i Santi Girolamo e Francesco (Pala delle tre croci)”, del 1490, con la rappresentazione di numerose figure, di pregevole fattura. Dello stesso autore una “Annunciazione” e una “Crocifissione con i Santi Maddalena, Domenico e Pietro martire”.

Di Francesco Botticini una “Adorazione del Bambino” del 1470, assai intima e varie opere di autori tedeschi di assai buona fattura, con le caratteristiche della pittura fiamminga.

Di Cima da Conegliano è invece un “Compianto sul Cristo morto con i Santi Francesco e Bernardino”, ilio su tavola del 1502 e un piccolo e delicatissimo “Redentore Benedicente” del 1510.

Del Correggio sono invece una “Madonna con Bambino (Madonna Campori)” olio su tavola del 1517 e “Madonna con Bambino e Santi Francesco e Quirino (Madonna dei Limoni)”, un affresco portato su tela del 1511.

Varie opere in terracotta di Antonio Begarelli e, in una sala, varie opere di Dosso Dossi tra e quali spiccano per capacità espressiva, il “Ritratto di Ercole I d’Este” e quello posto immediatamente sotto, il “Ritratto di un buffone di corte”.

Ancora ceramiche (vasi, piatti e svariate stoviglie) pregiate della corte estense, insieme a medaglie e monete della casata. Nella stessa sala vari busti in marmo pregiato e bronzo, insieme a varie opere di Nicolò dell’Abate (sempre a tema religioso), uno scrittoio da viaggio in legno, ricoperto di stoffa e con cassetti decorati in ottone dorato, argento e pietre dure.

Ancora del Guercino un “Ritratto di vecchio con un libro in mano”, olio su tela del 1623 e di Velasquez “Ritratto del Duca Francesco I d’Este”, del 1638.

In una saletta sono esposti alcuni reperti archeologici acquisiti da Francesco IV d’Austria-Este. Varie tele del cinquecentesco Lello Orsi.

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Ma il culmine dell’esposizione è in una sala che espone alcune opere davvero meravigliose. Qui sono esposte varie tele di Jacopo Bassano; numerose tele del sempre prolifico Tintoretto, in particolare 14 quadri provenienti da un soffitto ed aventi per oggetto le Metamorfosi di Ovidio (opera realizzata per conto di un banchiere veneziano che volle così adornare il soffitto della sua camera da letto nuziale). E poi, olio su tela del Veronese, un trittico (del 1558), con San Giovanni Battista e due Santi Vescovi; assai curioso il grande San Giovanni Battista, raffigurato con armatura splendente ed alabarda.

Ci sono ancora altre tele di Palma il Giovane e, infine, in una teca, un piccolo trittico di El Greco, un “altarolo portatile”, con varie scene dell’Antico e Nuovo Testamento. Completa la sala un Tintoretto di grandi dimensioni “Cristo consegna le chiavi a Pietro in presenza degli apostoli e delle Sante Giacinta e Giustina”, del 1597.

Di Ludovico e Annibale Carracci, quattro tondi con ciascuno una dea; di Ludovico Carracci, una “Assunzione della Vergine” del 1607; di Guido Reni un “San Rocco in carcere” del 1617 e “Gesù Crocifisso” del 1636; del Guercino un “Martirio di San Pietro” del 1618.

Segnalo ancora, nelle varie sale, contornate dalle tante tele, l’esposizione di alcuni preziosi strumenti musicali preziosamente decorati (tra questi una chitarra, un violino, flauti, violoncelli).

Al pianterreno, l’atrio della biblioteca è interamente affrescata in stile Liberty e vi troneggia la statua dell’architetto Lucio Poletti che volle dotare Modena di una biblioteca di arte ed architettura.

Sempre al pianterreno un vasto lapidario: cippi, parti di frontoni, iscrizioni a carattere privato e pubblico, sarcofagi di varie epoche e periodi (nonchè di varie dimensioni).

Davvero un patrimonio assai interessante ed ampio.

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