Tarquinia – 2

La nostra visita alla necropoli di Tarquinia trova continuità nella visita al Museo Archeologico Nazionale Tarquinense.

Ha sede nel centrale e assai bello Palazzo Vitelleschi (del quale parlerò nel prossimo scritto) e si sviluppa su tre piani. (Ingresso cumulativo con la Necropoli di Tarquinia: 10 euro).

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Subito dopo l’ingesso è la ricostruzione di una tomba con il corredo che accompagnava l’inumazione: vasi, buccheri ed anfore. Un’altra tomba dalla necropoli di Monterozzi, con un’anfora con manici in bronzo e oro. Seguono ancora una stele bifocale con l’incisione di uno scontro tra guerrieri (VII secolo) e una serie di lastre scolpite con figure umane e di animali del VI secolo.

Stupenda una testa di leone in nenfro (una pietra tufacea piuttosto scura, molto utilizzata in zona) del VII secolo e dei leoni in pietra.

Saliamo al secondo piano del Palazzo e qui, nei locali della vecchia cappella, sono alcuni affreschi trasferiti qui e alcune tele del XV secolo. Negli adiacenti locali della vecchia biblioteca, con volte a botte, alcuni affreschi in alto sulle pareti e, in alcune teche, vari oggetti in vetro, ceramiche e monete appartenute ai Vitelleschi.

Ma è solo una breve parentesi prima di riallacciare le fila della nostra conoscenza degli Etruschi.

Come ho già detto nello scritto relativo alla necropoli, a Tarquinia troviamo le espressioni più alte dell’arte e della cultura etrusca, elevate al massimo livello soprattutto nell’arte pittorica delle tombe ove vengono rappresentate scene ed azioni di vita quotidiana.

E qui, nel museo, sono state ricostruite ben quattro tombe, che sono conservate in alcune sale a clima controllato.

Si tratta della Tomba del Triclinio (V secolo), con il soffitto a scacchiera di diversi colori; sulla parete di fronte all’ingresso, la scena di un pranzo con i commensali distesi su triclini. Sulle pareti laterali figure di cavalieri e giocolieri.

La Tomba delle Bighe, anch’essa con un soffitto a scacchi, riporta nella cornice superiore, le immagini dei diversi giochi che si tenevano in occasione dei funerali: pugilato, salto con l’asta, lotta, lancio del disco, corsa con le bighe. Alle pareti la scena di un banchetto.

Nella Tomba delle Olimpiadi (VI secolo), probabilmente opera di un artista greco, oltre ai diversi giochi viene illustrato un tradizionale gioco etrusco: un uomo con la testa coperta da un sacco ed un bastone, deve difendersi da un cane feroce, aizzato da un uomo barbuto (il “phersu”). Questo “gioco” viene considerato l’antesignano dei giochi gladiatori.

La successiva Tomba della Nave è veramente stupenda. Oltre al tradizionale banchetto, sulla parete sinistra è affrescato un paesaggio marino, con una grande nave da carico, circondata da imbarcazioni più piccole.

Nel grande salone a capriate lignee è delineato con mappe e modellini, il sorgere e lo sviluppo della città etrusca a partire dal X-IX secolo in poi. E’ evidente una complessità dell’abitato che prima si articola in nuclei sparsi e successivamente si agglomera con una struttura abitativa articolata, zone produttive specializzate, aree pubbliche.

Nelle varie teche reperti di ogni genere documentano il passaggio dal periodo arcaico alla dimensione protourbana ed infine a quella urbana organizzata. Di grande interesse una stele in marmo con caratteri dell’alfabeto etrusco; una serie di vasi multipli uniti tra loro (a due, a tre e persino a sei); alari in bronzo di un braciere; un braciere da impasto, rossiccio, su tre piedi e con cinque spiedi.

Non poteva mancare una accurata presentazione delle attività di scavo sull’ Ara della Regina, il tempio (VI seecolo) sul cui frontone era la coppia di cavalli alati assunti a simbolo di Tarquinia. Qui sono esposte (oltre alla pianta e ad un plastico del tempio), vari reperti provenienti dalle sue rovine: metope, lastre, cornici. Sono anche esposti una serie di oggetti di uso cerimoniale tra cui alcune barchette con protome ornitomorfe.

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Al piano inferiore, isolati in una stanza, si possono ammirare i due cavalli alati, affiancati, che si mostrano in tutto il loro splendore. Una coppia di animali realizzati con grande precisione anatomica e, insieme, con sfolgorante bellezza. Sicuramente una delle opere di maggiore perfezione formale e, al contempo, di grande valore artistico. Perfettamente scolpiti, con le ali disegnate penna per penna e le lunghe code sfilacciate raccolte da un nastro. Assolutamente fantastici.

Nella sala adiacente è un’altra opera in marmo, di epoca molto successiva (risale al 138-161 d.C.), la statua di Mitra che uccide il toro.

Riprendendo invece l’esposizione dei reperti etruschi, oltre ad una serie di coperchi di sarcofagi con immagini supine o giacenti sul triclinio, sono esposte una serie di urne cinerarie (a capanna o anche biconiche), molti oggetti di metallurgia, elmi, parti di corazze, fibule e ganci di varia forma e dimensione. Attira la mia attenzione un carretto in bronzo in forma di doppio uccello fantastico con quattro ruote (un incensiere); un candelabro a bracci multipli; un vaso a barchetta.

Nelle sale successive una serie infinita di vasi, alcuni dipinti a segni geometrici, altri a figure rosse e nere. La provenienza di questi ultimi è prevalentemente di origine attica, ma molti sono prodotti da botteghe locali che si sono appropriate degli strumenti tecnici e della capacità artistica di provenienza greca. Bellissimi piatti, anfore, coppe ed anche due grandi sostegni in argilla per olle con coperchio e manico configurato in forme umane.

La presenza in zona di materiali ferrosi fu alla base del progressivo arricchimento di questa popolazione che poté quindi espandere progressivamente la sua area commerciale e, al contempo, aumentare le proprie ricchezze. Di qui la presenza di ricchi corredi in oro ed altri prodotti preziosi (pietre dure, avorio, perle). Si susseguono quindi vari manufatti, fibbie, collane e bracciali. Ci sono persino parti di un pettorale in oro, insieme ad anelli dalla finissima lavorazione.

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Fino a quando gli equilibri nel Mediterraneo non mutano (intorno alla metà del V secolo), la provenienza di prodotti attici è molto alta e si può ben notare il sempre maggiore gusto ed apprezzamento verso manufatti di sempre maggior pregio ed di alto valore artistico.

Noto una grande prevalenza di immagini di Dioniso sia sulle anfore che sulle coppe ed altri oggetti di ceramica. Dioniso era un dio particolarmente apprezzato dagli Etruschi.

Nelle vetrine sono esposte anche raccolte di monete, una serie di prodotti inbronzo di grande raffinatezza: borchie in lamina di bronzo in forme di animali, interi lacunari bronzei incisi e lavorati, una serie di specchi con manici lavorati. E ancora finissimi unguenti e oggetti in avorio.

La nostra visita è quasi completa. Ma non posso tralasciare la lunga serie di sarcofagi esposti al pianterreno del museo. Tutti con coperchi che raffigurano il defunto in posizione supina o disteso sul triclinio nella classica posizione degli etruschi. La maggior parte dei sarcofagi è in nenfro, ma non mancano quelli in marmo. Alcuni sono scolpiti anche sui lati, con iscrizioni o immagini di combattimenti, cortei e banchetti. Tutti riproducono, le reali sembianze del defunto perché la vera originalità dell’arte italica è stata quella di saper coniugare il bello (proveniente dalla grecia e, in generale, dall’oriente) con il verosimile e il reale. Perché stupirsi, dunque, se il Sarcofago del Magnate, ritrae un uomo grassoccio e dal ventre prominente?

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