Tarquinia – 3

Nei due precedenti scritti relativi a Tarquinia ho raccontato della grande e bellissima Necropoli e dello stupendo e ricco Museo Archeologico (https://michelecasa.wordpress.com/2019/11/28/tarquinia-1/; https://michelecasa.wordpress.com/2019/11/29/tarquinia-2/).

Con questo scritto completo il racconto della visita alla città di Tarquinia.

Se infatti la parte sicuramente più significativa ed importante è costituita dal copioso lascito etrusco (tombe, corredi e, in parte, anche costruzioni e templi), non meno considerabile è il lascito successivo e il segno che in questa città hanno lasciato i successivi abitanti.

E cominciamo dal Palazzo Vitelleschi, prospiciente la piazza di accesso al centro storico, poco oltre il percorso delle antiche mura medievali e attualmente sede del Museo Archeologico.

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Il Vitelleschi (Giovanni Maria) fu cardinale e condottiero. Dimostrò in quegli anni difficili e assai complicati determinazione ed anche ferocia nel combattere i suoi avversari. Nelle complicate vicende che opponevano tra loro le diverse famiglie romane si mosse impugnando più volte la spada e riuscendo sempre a prevalere.

Il palazzo è una splendida opera gotico-rinascimentale. I signori di Corneto iniziarono la costruzione di questo edificio tra il 1436 e il 1490, la costruzione venne poi completato tra il 1460 e il 1490.

La conseguenza fu una costruzione che unisce elementi di stile ancora gotico nelle bifore e nel bugnato prospiciente la piazza con elementi rinascimentali nel il portale di accesso con soprastante stemma cardinalizio. A rendere più agile la facciata della costruzione è una loggia su sottili colonne.

Il cortile interno è racchiuso su due lati da un doppio porticato ad arcate gotiche, su cui poggia un arioso loggiato a colonne corinzie (la Loggia del Belvedere), con una quadrifonia sul lato breve e due trifore su ciascun lato lungo.

L’interno ha conservato solo poche tracce dell’originaria decorazione.

Da Palazzo Vitelleschi, una piacevole passeggiata conduce al Duomo, intitolato a Santa Margherita. La facciata moderna è in stile neoclassico, non particolarmente interessante. Anche neoclassico è l’interno, a tre navate su robusti pilastri. Nell’abside si conservano alcuni affreschi cinquecenteschi. Bello è il robusto campanile, separato dalla chiesa.

Poche centinaia di metri ci separano da Porta Castello, con una doppia cortina muraria e una grossa torre cilindrica a sua difesa. Da un lato e dall’altro, seppure in parte distrutte e in parte inglobate in altre costruzioni, si diparte la cinta muraria medievale della città.

Da qui, poco oltre le mura si arriva ad una bella chiesa: Santa Maria di Castello, preceduta da una alta ed isolata torre di epoca medievale. La chiesa (opera del XII secolo) è un piccolo capolavoro dell’arte medievale.

La facciata è quadrata, sobria ed elegante, presenta un piccolo campanile a vela sulla sinistra. Ha tre portali, i due laterali presentano, al di sopra, una piccola finestra; quello centrale, più grande è invece sovrastata da una bifora. Portale e bifora sono opera cosmatesca.

L’interno è ancora più interessante. Austero e solenne, presenta tre navate che si reggono su pilastri e colonne da cui si dipartono agili archetti a sesto acuto che si incontrano nelle volte. Si rincorrono stilemi romanici e gotici, ma sono visibili anche segni dell’arte longobarda e francese.

 

 

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Al centro della navata centrale si eleva una cupola, e, sulla parete sinistra si apre un rosone. Il pavimento cosmatesco è ben conservato. Da ammirare è il grande fonte battesimale ad immersione, esagonale: posta nella navata destra è interamente coperta di marmi diversi e colorati, su ogni lato una grande croce bianca. Altrettanto bello è il marmoreo pergamo, con la facciata scolpita e una doppia scalinata di accesso, posto nella navata centrale.

L’altare è leggermente rialzato, circondato da quattro colonne, congiunte tra loro in alto da fasce marmoree. Un insieme composto e assai gradevole.

In fondo alla navata destra una porticina conduce ad un terrazzino che circonda la parte posteriore della chiesa e da cui si gode un bel panorama sul territorio circostante.

Rientriamo da Porta Castello e seguiamo la strada che costeggia il percorso delle mura procedendo verso l’alto dell’abitato. Scopro che nella piccola città di Tarquinia sopravvivono ben 18 torri di epoca medievale, alcune delle quali abbiamo modo di osservare lungo il nostro percorso.

Raggiungiamo piazza San Martino su cui si affaccia l’omonima piccola e graziosa chiesa.

La semplice facciata a capanna è inglobata nel prospetto di altre costruzioni medievali che avviluppano l’edificio religioso. Il portale di accesso, su un rialzo di sette scalini, ha tre arcate concentriche in pietra bianca e nera alternata.

L’interno è assai semplice, a tre navate su sei colonne di pietra. Alle pareti brandi di affreschi.

Da qui raggiungiamo il massiccio Palazzo del Comune.

Lo raggiungiamo dalla parte posteriore che ha maggiormente conservato i caratteri della originaria struttura romanica. Alla base della massiccia costruzione, si apre un passaggio ad arco che consente di arrivare alla parte anteriore dell’edificio.

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Da questo lato la facciata è frutto di un rifacimento barocco con una ampia e lunga scalinata che da terra porta ad un loggiato coperto.

Questo lato del palazzo affaccia su una scenografica ed ampia piazza ornata da una fontana di epoca settecentesca.

Settecentesca è anche, sulla stessa piazza, la facciata della chiesa del Suffragio.

Abbiamo così completato il giro di questa cittadina, e siamo soddisfatti per esservi riusciti nonostante la pioggia che, a fasi alterne, ma per tutta la durata del nostro soggiorno, è continuata a cadere.

Completiamo la nostra visita passeggiando per le stradine e le piazze, che hanno conservato sia l’antico impianto urbanistico di epoca medievale, sia la gran parte delle costruzioni in condizioni piuttosto buone. Non ho notato, infatti, inserti che abbiano sconvolto l’assetto originario, né costruzioni che ne abbiano stravolto la compattezza della tipologia abitativa. Solo piccoli interventi si distinguono per illogico e cattivo innesto, senza tuttavia fare gran danno.

Insomma un bilancio positivo a conclusione di questa prima parte del viaggio e in preparazione delle successive ed assai interessanti ulteriori tappe.

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