Viterbo – 1

Viterbo è, per antonomasia, la città dei Papi. Quando è perché lo è diventata, sarà oggetto di successivi scritti relativi alla mia recente visita in questa città.

Qui invece mi soffermerò su una fase più antica, riguardante l’insediamento etrusco in questo territorio, facendo seguito quindi, e costruendo un filo logico, con le visite delle quali ho già scritto di Cerveteri, Tarquinia e Tuscania.

In verità del periodo etrusco Viterbo conserva poche tracce: qualche avanzo di mura e alcuni massi lungo il ponte del Duomo. D’altra parte la città etrusca , per quanto oggi ne sappiamo, non fu certamente tra le più importanti della regione; divenne colonia romana nel IV secolo e assunse qualche rilievo quando fu attraversata dalla Via Cassia.

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Ben diverso è il lascito recuperato dagli archeologi, frutto degli scavi condotti nelle necropoli che circondano la città e che hanno fornito un patrimonio di indubbio valore ed importanza artistica e culturale.

Di questi scavi sono testimonianza ben due musei: il Museo Nazionale Etrusco e il Museo Civico; in quest’ultimo ai reperti archeologici si accompagna una quadreria che offre spunti di ricerca e discussione assai interessanti.

Ma procediamo con ordine, cominciando dal Museo Nazionale Etrusco, che ha sede presso la Rocca Albornoz, un edificio fatto costruire nel 1354 da Alvarez de Albornoz, all’epoca Vicario generale dei domini della Chiesa). La costruzione, appoggiata alle mura medievali, controlla l’accesso di Porta Fiorentina e domina l’antistante piazza ornata da una fontana rinascimentale.

Il museo espone pochi, ma preziosi reperti.

Noi cominciamo dal terzo piano, dove è la ricostruzione di una biga, realizzata con i pezzi originali, trovata in una toma di Ischia di Castro, un raro esempio di di carro etrusco. Della ricostruzione fanno parte anche gli scheletri di due cavalli, sacrificati e sepolti con il defunto.

Le parti recuperate della biga recano alcune decorazioni in bronzo (due efebi, forse i Dioscuri); la manifattura è sicuramente etrusca, in stile ionico e risale al 530-520 a.C. La biga indica un alto livello sociale del defunto, in quanto si tratta sicuramente di un carro da parata, ad esclusivo uso cerimoniale.

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Provenienti da vari corredi tombali, sono poi esposti vasi ed anfore, decorazioni di bacili tra i quali alcuni in forma di leoni. Bella e preziosa, un “kantharos” (una coppa per bere con manici) in argento. Sono esposti anche ornamenti vari come pendenti e bracciali.

Una assoluta curiosità è costituita da un paio di sandali in bronzo, ferro e legno. C’è anche un grande scudo circolare in bronzo con con decorazioni geometriche a sbalzo; un focolare in ferro e bronzo; elmi e spade.

Assai curiosi alcuni “askoi” (i vasi per versare liquidi) a ciambella: uno orizzontale, uno verticale, uno a barilotto. Numerosi sono i vasi, gli unguenti e i buccheri esposti in questa sezione. Uno “skyphos” (vasi per bere) è decorato con due grandi teste; Un “kylix” (una coppa per il vino), a vernice nera è sovradipinta con una figura umana.

Sono esposti anche 2 grandi leoni e due sfingi in nenfro, usati in funzione apotropaica , che erano poste all’esterno dei monumenti funebri. Nelle vetrine due ossari di ceramica, biconici, con copertura ad elmo.

Il secondo piano si apre con una graziosa e delicata statuetta di Veiovis (antichissima divinità romana di origine italica-etrusca), alta circa 60 centimetri. E’ una statuetta ellenistica del I secolo d.C., ma proveniente da officine etrusche.

Seguono otto statue in marmo, a dimensione naturale di Muse (poesia, astronomia, musica, ecc.) della seconda metà del II secolo d.C.; più piccola, assai graziosa e delicata, una statua alata di Pothos (il desiderio amoroso verso una persona lontana), anche questo della seconda metà del II secolo d.C.

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In questo piano sono tutta una serie di antefisse, di parti di decorazioni fittili ed altri reperti da monumenti del primo periodo romano,, che tuttavia segnalano il mantenimento di alcune caratteristiche della cultura etrusca.

Da citare, in questo contesto, uno straordinario pavimento musivo proveniente da un edificio pubblico di Musarna (un borgo di origine etrusca a dieci chilometri da Viterbo) con scritte in etrusco e disegni a motivi geometrici.

le vetrine ospitano ancora vari corredi tombali, con oggetti vari, vasi, unguenti, gioielli e una raccolta di monete.

Al pianterreno (il primo piano dell’edifico è ad uso uffici), si torna in pieno periodo etrusco. Spicca un gocciolatoio (forse di un edificio pubblico) configurato a protome di ariete, in argilla risalente al VI secolo.

Dall’acropoli di San Giovenale (altra località della zona) vari fornelli da impasto, molti pesi per telaio, vasellame, tazze e buccheri, vasi e bicchieri per le libagioni, un’ara sacrificale. Da sottolineare che in specifico quest’ultima zona (quella di San Giovenale), registra varie fasi successive di frequentazione (a partire dal 1200 fino al 530 a.C.), con la sovrapposizione di diverse tipologie abitative, qui illustrate con una serie di pannelli.

C’è anche la ricostruzione di (dal sito di Acquarossa) del etto di una abitazione e un acroterio a ritaglio con soggetto animalisti, posto sul coppo di colmo del tetto. Esposti sono anche una serie di lastre dipinte e disegnate poste sulle cornici dei tetti, varie decorazioni fittili provenienti da templi e luoghi di culto.

Alcuni di questi ultimi sono assolutamente deliziosi. Sono descritte con dovizia di particolari processioni di cavalieri, fanti, scene di banchetti, carri con cavalli ed armati, scene di danza. In uno di questi si vede distintamente in uomo nudo che fa una capriola. Davvero molto belli, curati ed armoniosi, segni distinti di una elevata capacità decorativa e di un livello artistico piuttosto alto.

Ovviamente non mancano vasi per le offerte e per i riti propiziatori.

Infine, non meno interessanti dal punto di vista illustrativo e divulgativo, ci sono ricostruzioni di alcune zone delle case etrusche. In un lato è ricostruita la zona del focolare, con vasi, piatti ed altri oggetti funzionali alla cottura dei cibi e, più in generale, alla economia della casa.

Su un altro lato è riprodotta la zona dei banchetti, elemento centrale nella vita degli etruschi, con i triclini distribuiti lungo le pareti e i tavolini per poggiare il cibo davanti ad essi.

Ricostruzioni suggestive che permettono al visitatore, insieme ai reperti raccolti ed esposti nelle diverse sale, di farsi una idea più precisa delle condizioni di vita di questo popolo, così ricco di storia, cultura ed arte.

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