Viterbo – 3

Ho accennato più volte, nei precedenti scritti, allo stretto legame intercorso tra i papi e la città di Viterbo. E’ ora di parlarne più diffusamente ed in maniera più organica.

L’occasione è la visita a quel complesso monumentale, assai importante, costituito dal Palazzo dei Papi, dalla Cattedrale e dall’annesso Museo. Tutti e tre le costruzioni, insieme all’alta torre campanaria lievemente separata dalla cattedrale, si affacciano su una ariosa piazza.

Qui era il nucleo originario della città, strategico e difendibile, probabilmente etrusco, trasformato dai romani in un forte e poi in roccaforte dai Longobardi.

Alla piazza, intitolata a San Lorenzo, si accede superando un alto ponte, un cavalcavia che univa la città medievale all’antico abitato trasformato poi in struttura fortificata. Oggi vi si può accedere anche tramite un moderno ascensore che dalla antica valle del Faul (dove è anche un ampio parcheggio) sale fino al livello del complesso monumentale.

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Il Palazzo dei Papi sorge sulla destra della piazza, la sua cifra principale è una loggia aerea di arcatelle gotiche che poggiano su su esili colonnine binate le quali sorreggono una cornice ornata da stemmi e rilievi. Un loggiato gemello era sul lato opposto, verso la campagna ed una copertura. Sia la copertura che il loggiato crollarono nel 1325, lasciando solo un loggiato superstite. Forse anche per questa ragione, oggi esso appare leggero e leggiadro, assai suggestivo, posto in alto, quasi etereo.

In realtà esso è sostenuto da una possente colonna attraverso la quale passano anche i canali che portano acqua ad una fontana posta al di sopra della loggia e all’intero palazzo papale.

Il palazzo assunse le attuali forme tra il 1255 e il 1267 ampliando e rinforzando una struttura fortificata preesistente, proprio in funzione del trasferimento dei papi dalla città di Roma, al fine di sottrarsi ai continui e costanti conflitti esistenti tra le diverse famiglie romane per il governo della città e per il predominio nella scelta dei papi.

Con varie fasi alterne, qui a Viterbo i papi soggiornarono complessivamente per molti decenni, anche se in realtà la contesa sulle nomine al soglio pontificio non cessarono affatto e conobbero anzi momenti di notevoli frizioni tra i diversi stati europei che cominciavano a stabilizzarsi, il ruolo di re ed imperatori, i conflitti tra le fazioni guelfe e ghibelline. In tal senso il periodo di soggiorno viterbese registrò eventi assai drammatici e di notevole tensione: tre anni di vacanza pontificale; il più lungo conclave della storia (il nome conclave deriva proprio dal lungo periodo, 1003 giorni, trascorso dai cardinali qui a Viterbo, chiusi nel grande salone al fine di far assumere loro una decisione); la morte sospetta di un papa; l’anno dei quattro papi (il 1276); lo stesso abbandono della città da parte di Martino IV, per le pesanti intromissioni dei notabili viterbesi nel concilio che lo aveva nominato papa (1281).

Questo solo per citare gli accadimenti più significativi.

Ma, tornando al palazzo, il fronte che prospetta sulla piazza presenta, oltre alla citata bella ed elegante loggia sulla destra dell’edificio, una coronatura, costituita da una merlatura in alto, ed è alleggerita da una serie di eleganti bifore sulla facciata. Un grande scalone di accesso completa il tutto.

Sul lato opposto, dal lato della valle del Faul, invece, il palazzo si presenta massiccio, imponente, robusto e solido come un castello, come una rocca, come una fortezza. Una vera roccaforte, realizzata al fine di invogliare maggiorente i papi, tra l’XI e il XIII secolo, a soggiornare qui, in una città dichiaratamente guelfa ed antimperiale.

Salito il grande scalone si accede ad alcuni dei locali del palazzo (biglietto integrato Palazzo, Duomo e Museo, 9 euro, compresa audioguida). Alla citata, leggiadra loggia sulla destra e al grande salone sulla sinistra che ha conservato il pavimento originale (si notano ancora i buchi dei pali messi a sostenere la copertura di teloni, quando, durante il conclave del 1268-71, venne eliminato il tetto del salone per sollecitare la decisione dei vescovi).

L’audioguida si dilunga nel racconto delle storie dei vari papi che tennero sede presso Viterbo, mentre in una saletta adiacente viene proiettato un filmato che racconta le vicende principali di quegli anni. Nel salone sono anche esposti un libro “antifonario” (un libro per le parti cantate della liturgia) della fine del XIV secolo; un codice membranaceo; varie pergamene dell’epoca.

Nella adiacente sala Gualtiero, vari dipinti tra i quali uno dello Spagnoletto; il soffitto è a cassettoni con uno stemma centrale, sulla parte alta delle pareti vari affreschi del XVI secolo.

Si passa alla Cattedrale, costruita nel XII secolo, rifatta nel 1560-70, ma riportata al suo aspetto originario con i restauri successivi ai danni dei bombardamenti durante l’ultimo conflitto mondiale. I restauri, molto ben fatti, hanno eliminato le sovrastrutture barocche e restituito un’aura sobria ed austera al monumento.

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L’interno è a tre navate su alte colonne con bei capitelli scolpiti. Delle cappelle realizzate nel periodo barocco sono rimaste solo quelle di Santa Lucia, di San Giuseppe e dei Santi Valentino e Ilario. Restano visibili solo alcuni brani degli affreschi trecenteschi.

Fuori è l’alto campanile a fasce bicrome, ingentilito ulteriormente da alcune bifore, che si conclude a cuspide. Tra la Cattedrale e il campanile è l’accesso al Museo del Colle del Duomo.

Si accede anzitutto alla vecchia sagrestia, tutta rivestita in legno di radica di noce, incisa e lavorata in forme neoclassiche. Alla parete un crocifisso in cartapesta ad arti snodabili. Il soffitto è troncoconico, disegnato a finti lacunari.

Si attraversa poi un giardino dove sono reperti di epoca etrusca, romana e medievale; spicca una stele funeraria etrusca in nenfro.

All’interno un torso della Dea dell’Abbondanza (di epoca romana), fregi, capitelli, vasellame.

Nella pinacoteca varie tele a sfondo religioso di autori viterbesi o che hanno lavorato a Viterbo. Interessante una tavola di San Marco Evangelista con un leone alato accucciato ai suoi piedi, di grande intensità figurativa. Come anche una tela dei “Santissimi Stefano e Lorenzo”, qui effigiati in vesti purpuree e in sembianze giovanili, con in mano gli strumenti del loro martirio.

Da segnalare una “Crocifissione” attribuita a Michelangelo.

Molto bella una icona bizantineggiante di una Madonna a mezzo busto con Bambino in braccio benedicente (“Madonna della Carbonara”). In un dipinto su foglia d’oro di “Madonna con Bambino”, sulla spalla destra della Madonna è una stella (simbolo di verginità), mentre il Bambino ha in mano un cardellino (simbolo della Passione).

Anticipato da sei busti reliquiari, con una scala a chiocciola si sale al primo piano dove sono esposti vari oggetti di arte sacra.

Alle pareti una serie di ritratti di di cardinali e porporati; statue, pianete ricamate, pissidi in argento sbalzato, varie opere in oro. Bellissimo il “Calice di Canepina”, in argento dorato e placchette decorate a smalto, con applicate teste di cherubini alati e decorato a sbalzo e cesello con elementi floreali: un’opera di grande raffinatezza.

Da citare, infine, il “Busto di San Sisto”, un reliquiario in oro e argento.

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