Viterbo – 4

A completare questa zona arroccata della città sono due altri edifici: la cosiddetta Casa di Valentino della Pagnotta, con alti archi medievali, e il rinascimentale Palazzo Farnese, con duplice ordine di bifore nella facciata ed un originale ballatoio esterno.

Riattraversato il ponte si entra nel Borgo medievale.

Subito dopo il ponte è la irregolare Piazza della Morte con l’omonima fontana (Viterbo ne registra numerose). Il nome di entrambe, piazza e fontana, inizialmente denominate di San Tommaso, mutò quando la Confraternita dell’Orazione e della Morte (nel 1576), prese sede presso i locali della contigua chiesa di San Tommaso.

Sulla sinistra, dopo un breve tratto, si giunge a Piazza del Gesù, con l’omonima chiesa e una fontana di epoca rinascimentale. La piazza e la chiesa erano originariamente dedicate a San Silvestro; in questa chiesa avvenne l’efferata uccisione di Enrico di Cornovaglia, cugino di Edoardo d’Inghilterra, da parte di Guido di Monfort, nel 1271, al ritorno da una delle crociate. A ricordare che in questa piazza un tempo si amministrava la giustizia, rimane la medievale e alta Torre del Borgognone.

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Procedendo verso destra ci si immerge in una atmosfera rimasta praticamente intatta dai tempi del medioevo. Non solo strade, vicoli e piazze sono quelle dell’epoca, ma anche le costruzioni, le case e le abitazioni, sono rimaste pressoché intatte. “E’ una straordinaria isola di architettura civile medievale per lo più duecentesca, pressoché integra nelle forme e nei colori, nel grigio severo del peperino locale che lega gli edifici e le strade. Le torri, le case, i cavalcavia, le bifore romaniche, i proferii (scale esterne sostenute da un mezz’arco che salgono agli ingressi), moltiplicano gli scorci pittoreschi.” (Guida Verde del Lazio, Touring editore, 2018, pag.205).

Stiamo dentro lo storico quartiere San Pellegrino.

Quasi al centro di questo suggestivo quartiere è la piazzetta di San Pellegrino, con l’omonima piccola chiesa, assai semplice, ricostruita nell’ultimo dopoguerra. Sulla piazza prospetta ina residenza signorile duecentesca, il Palazzo degli Alessandri, con un balcone sotto un arcone ribassato e dietro al quale si elevano due torri.

Vicino è il Museo della Macchina di Santa Rosa, con una raccolta di documenti, cimeli e ricostruzioni in scala dell’apparato che viene portato in processione durante la tradizionale, annuale festività cittadina.

Lasciato il quartiere San Pellegrino, si giunge facilmente a Porta Romana, una delle tante porte cittadine che si aprono nella cortina di mura medievali.

Qui l’uscita della città è anticipata da una bella chiesa, quella di San Sisto, sorta nel IX secolo, ma rimaneggiata più volte e poi ricostruita nelle originali forme romaniche dopo l’ultimo conflitto. Assai originale è la presenza di due torri campanarie: la prima, appartenente alla costruzione più antica, è bassa, spunta appena dalla chiesa con due aeree leggete angolari, la seconda, del XII secolo, ingloba una delle torri di difesa delle mura.

Seguendo il percorso delle mura, si giunge prima a Porta della Verità e al Museo Civico (del quale ho scritto in https://michelecasa.wordpress.com/2019/12/10/viterbo-2/ ), e infine, quasi al termine della antica cerchia urbana, alla chiesa santuario di Santa Rosa.

L’edificio attuale è ottocentesco, neoclassico ed ha sostituito quello originario distrutto nel ‘600; In una urna, in una cappella della navata destra, è il corpo della santa. All’esterno della chiesa, sulla destra è la casa di Santa Rosa, dove nacque e visse.

Da qui, passando davanti al Teatro Comunale, si giunge alla chiesa di San Francesco, attualmente in ristrutturazione; è una basilica gotica ricostruita nel dopoguerra nelle forme originarie del XIII-XIV secolo. Semplice e delicato il portale d’ingresso, vi si conservano alcune opere interessanti.

Per concludere la conoscenza di questa cittadina, tuttavia, completando l’intero circuito cittadino, occorre raggiungere ancora Piazza del Plebiscito.

Quasi al culmine della piccola salute che conduce alla Piazza, è l’originale, piccola chiesa gotica di Santa Maria della Salute. Il portale decorato con colonnine ed archetti, ha una prima fascia superiore decorata con pietre quadrate bicolori (bianche e rosse). Al di sopra un’altra fascia è decorata con pietre a forme romboidali, anche questa bianche e rosse. Colori che contrastano notevolmente (e simpaticamente) con il colore scuro del peperino nel quale è realizzato il resto dell’edificio religioso.

 

 

 

DSCN0243.JPGIn Piazza del Plebiscito, centro nevralgico del potere già in epoca medievale, sorge anzitutto il Palazzo dei Priori (oggi sede del Comune), porticato anteriormente e che posteriormente, verso la valle del Faul, presenta un cortile con portico e loggiato su di un lato, e una fontana al centro.

Al primo piano è possibile visitare alcune sale, artisticamente decorate. Una breve aula è costituita dalla Sala della Madonna, con una lunetta affrescata con “Madonna con Bambino, San Lorenzo ed angeli”, alle spalle della Madonna sono due frondosi rami di quercia. Nella sala sono esposte tre grandi tele a sfondo religioso, opera di artisti locali.

Si accede quindi alla grande Sala Regia, totalmente affrescata con scene delle origini e della storia della città, oltre a scene fantastiche (gli affreschi risalgono al ‘500). Il soffitto è in legno, con grosse travature di sostegno, tutto decorato e dipinto. La Sala del Consiglio (ancora oggi usata per le sedute del Consiglio Comunale, è anch’essa affrescata al di sopra degli scranni in legno. Ci sono infine altre due sale con affreschi alle pareti ed al soffitto. Lungo un breve corridoio sono infine allineati vari ritratti di papi e prelati viterbesi. Tra questi quadri, è curioso ritrovarne uno dell’Antipapa Alessandro V (1339-1410).

Uscendo dal palazzo, sulla sinistra della piazza, collegato da un arco, è il Palazzo del Podestà, di origine medievale, ma in gran parte rifatto. Svetta, al di sopra, la Torre dell’Orologio.

Di fronte, quindi sulla destra del Palazzo dei Priori, è il Palazzo della Prefettura, in origine Palazzo dei Capitani del Popolo. All’angolo del palazzo è scolpito, su una colonna, un leone, simbolo della città di Viterbo.

A chiudere la piazza alcuni edifici civili e la chiesa di Sant’Angelo in Spatha, di fondazione romanica, ma totalmente rifatta nel 1746, con una semplice facciata a capanna.

La visita a Viterbo la concludiamo con la Chiesa di Santa Maria della Quercia (la sua immagine l’abbiamo trovata affrescata nel Palazzo dei Priori), posta poco fuori della città.

E’ una chiesa rinascimentale, sorta sul luogo del ritrovamento di una immagine mariana dipinta su una tegola ed appesa ad una quercia. I tre portali della facciata, posta al termine di una larga scalinata, sono adornate con terracotta dipinte di Andrea della Robbia.

L’interno è a tre navate su alte colonne e archi a tutto sesto, che arrivano quasi al colmo dell’altezza delle navate laterali. La chiesa è luminosa ed ariosa, con la luce che arriva dalle finestre in alto e da un grande rosone. Al di sopra del presbiterio è una ampia cupola; dietro l’altare maggiore è un coro ligneo in un lungo abside.

A completare la bellezza e l’armonia del luogo un chiostro, gotico nel livello inferiore, rinascimentale in quello superiore, con affreschi seicenteschi.

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