Bologna – 5

La nostra recente passeggiata a Bologna, nel corso di questo inverno assai mite che si prolunga ormai per tutto il mese di gennaio, non poteva che partire dai portici della città, proprio quando è stata presentata la richiesta all’Unesco di dichiararli, al pari di altri importanti monumenti nazionali, “Patrimonio dell’Umanità”.

Proprio in questi giorni, infatti, è stata deliberata dal Consiglio direttivo della commissione nazionale Italiana per l’Unesco la presentazione della candidatura dei Portici di Bologna alla Lista del Patrimonio Mondiale per il 2020.

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Sono ben 12 tratti, selezionati nell’ambito dei 62 chilometri di portici della città. “La decisione di presentare la candidatura per la Lista del Patrimonio Mondiale riconosce i Portici di Bologna come il risultato eccellente di un sistema di regolamentazione urbanistica delineato nel corso di nove secoli e come un modello architettonico e al tempo stesso sociale, un luogo di integrazione e scambio in cui i principali protagonisti della città (cittadini, visitatori, studenti) vivono e condividono idee e tempo. Nati e rimasti tuttora come proprietà privata per uso pubblico, i portici vengono riconosciuti come un elemento identificativo della città di Bologna, sia dalla comunità che dai visitatori, e sono un punto di riferimento per uno stile di vita urbano sostenibile, in cui gli spazi religiosi e civili e le abitazioni di tutte le classi sociali sono perfettamente integrate.” Questa la dettagliata e convincente motivazione del Consiglio direttivo. (https://www.informacibo.it/i-portici-di-bologna-si-alla-candidatura-unesco/).

Dunque questa tappa bolognese comincia dai Portici di via Zamboni, la zona universitaria di Bologna, affollata sempre da passanti, studenti, cittadini, in un continuo vociare di saluti, tra incontri casuali o appuntamenti stabiliti.

Percorriamo via Zamboni per raggiungere la meta di questa nostra visita: la Pinacoteca Nazionale di Bologna, luogo ricco di preziosi tesori dell’arte. In questo, e nel prossimo scritto, racconterò di questa visita e dei suoi principali tesori. Scritti che si aggiungono a quelli precedenti dedicati pure alla città di Bologna. (https://michelecasa.wordpress.com/2017/03/14/bologna-1/; https://michelecasa.wordpress.com/2017/03/16/bologna-2/; https://michelecasa.wordpress.com/2017/03/30/bologna-3/; https://michelecasa.wordpress.com/2017/04/06/bologna-4/).

La Pinacoteca di Bologna (ingresso 6 euro), è alloggiata nei locali dell’ex noviziato gesuita di Sant’Ignazio al quartiere universitario, e offre una vasta panoramica della pittura emiliana dal XIII al XVIII secolo (tuttavia non mancano testimonianze fondamentali di artisti non bolognesi che ebbero contatti con la città).

Di questo principale riferimento all’arte pittorica bolognese fa fede, sin dall’ingresso, una targa dedicata ai Carracci (due fratelli e un cugino), che furono attivi ed apprezzati pittori bolognesi tra il ‘500 e il ‘600.

Si comincia dalle opere di epoca medievale, tutte realizzazioni di grande qualità e di notevole livello artistico, anche se, purtroppo, di molti di questi non conosciamo il nome dell’autore, e spesso quindi designati con il titolo di “Maestro di…..” o “Maestro dei…”.

Il corridoio espone un grande crocifisso del Maestro dei Crocifissi Francescani (forse un tal Jacopo di Paolo, bolognese), una “Croce sagomata” del 1254: in capo alla croce è dipinta una Madonna tra due angeli, ai piedi è invece un San Francesco, mentre di fianco al corpo del Cristo è Sant’Elena.

Bellissimo, di Vitale da Bologna, un “San Girolamo e il Drago” (1330-35), dipinto su tavola, di grande impatto visivo, con la cotta rossa del guerriero che si staglia sul fondo blu, mentre il drago, grigio e marrone giace sul fondo del dipinto. Dello stesso autore una serie di tavole verticali del 1340 con “Storie di San’Antonio Abate” e un “Cristo in pietà tra Sant’Antonio Abate e San Cristoforo” del 1329.

Su due tavole (ca 1 metro per 60 cm), varie animate scene di “Storie di Cristo e Santi”, attribuite al Maestro di S.Nicolò degli Albari (1320). Del Maestro dei Polittici di Bologna (prima metà del XIV secolo) una deliziosa serie di tavole dai colori luminosi, vivaci e sgargianti, con racconti di santi, delle loro vite e dl loro martirio. Tra questi un bellissimo dittico con Santa Lucia e San Paolo, dipinti in due nicchie affiancate, mentre al di sopra, in un triangolo, un angelo dalle ali colorate.

Di un ignoto autore emiliano del XIV secolo, una dolce “Madonna con Bambino e Arcangelo Gabriele” (l’arcangelo è di dimensione minore).

Di Tommaso da Modena una “anconetta” di legno scolpito su tre registri; in quello inferiore varie nicchie con santi (Anastasia, Lucia, Agnese e Caterina), in quello centrale tre Madonne (Annunciata, Incinta, che allatta il Bambino), nella cuspide superiore l’Ultima Cena. Un’opera complessa e delicata in tutte le rifiniture del 1345 (1 metro per 50 cm).

Notevoli anche le opere di Simone di Filippo, detto “Simone dei Crocifissi”; delle sue molte e belle opere cito un polittico ligneo con al centro, in basso, l’Incoronazione della Vergine, tre santi sono su ciascuno dei due lati; nel registro superiore è una crocifissione, anche qui con tre santi per ogni lato; nel registro in alto la resurrezione con altri tre santi per ogni lato; ciascun riquadro su tutti e tre i registri, ha i contorni scolpiti con colonnine ed archi. Delicato e delizioso.

Un’altra “Croce sagomata” è di Giovanni da Modena (artista documentato tra il 1409 e il 1456). Di Lippo da Dalmasio (documentato tra il 1377 e il 1410) un grande trittico con al centro una “Madonna con Bambino ed angeli” e due santi per ciascun lato. Dei quattro santi, tre sono protettori di Bologna (Ambrogio, Pietro e Petronio). I colori sono vividi, splendide le vesti e i panneggi; spicca, in particolare, di infinita precisione e raffinatezza, la barba di San Petronio, bianca e fluente sulle splendide vesti e l’oro scintillante del decoro.

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Una sala è dedicata a Giotto e giotteschi. Ad una parete è un polittico di Giotto, fatto in Firenze e spedito poi a Bologna per la Cappella Magna del Palazzo Apostolico. Una “Madonna in trono con Bambino” al centro e due santi per ogni lato. Un’opera con dovizia di particolari e attenta cura del dinamismo e della espressività delle figure.

Aspetti comunque presenti anche nelle opere dei contemporanei bolognesi esposti nella stessa sala. C’è un Crocifisso di Rinaldo di Ranuccio. Una piccola tavola di Andrea di Bartolo raffigurante l’ “Ultima cena”: entro lo scenario urbano di una casa della quale sono perfettamente descritti colonne, archi, pareti e soffitti; al centro, attorno ad una lunga tavola siedono gli apostoli descritti, seppure nelle ridottissime dimensioni, con attenzione alla loro espressività.

Del Maestro della Misericordia una tavola (40 cm per 50) con il “Giudizio Universale”. La tavola è divisa in due parti: in quella superiore il Divino Giudice è contornato da una serie numerosa di figure; nella parte inferiore una Pietà, sormontata da una Resurrezione, è circondata da vari simboli della Passione.

Ma ancora altri tesori sono esposti nelle altre sale. Del Maestro di Avicenna (prima metà del XV secolo) uno strabiliante “Paradiso ed Inferno”, una tavola di un metro per 80 centimetri circa, del 1435. In alto, intorno ad una mandorla che contiene Dio, Gesù e la Madonna, le ordinate schiere celesti disposte in cerchi concentrici; in basso, dove domina la figura di un Lucifero con due teste dalle cui bocche (una sul capo, una sull’inguine) escono i corpi dei dannati, mentre tutto intorno sono le figure dei dannati divisi secondo i vari tormenti.

Ma qui siamo ancora alla prima parte di questa splendida raccolta di opere d’arte, la cui descrizione continuerò nel prossimo scritto.

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