Bologna – 6

Proseguendo nella descrizione della visita alla Pinacoteca di Bologna, iniziata nel precedente scritto, devo ancora menzionare molte altre opere.

Di un ignoto pittore bolognese del XV secolo, in legno scolpito e dipinto, un polittico: nel registro in alto è l’ “Incoronazione della Vergine” con sei santi o sante per ciascun lato; in basso altri santi. Di Gentile da Fabriano due piccole tavole (10 cm per 20) con due apostoli, delicatamente e finemente dipinti con un gioco di panneggi esaltante.

In una grande sala sono poi collocati una serie di affreschi staccati dalla loro sede originaria e qui ricollocati, provenienti da varie chiese di Bologna o del circondario, risalenti al 1300 e prevalentemente a sfondo religioso. Interessante è la presenza di un grande affresco che raffigura “San Giacomo a cavallo alla battaglia di Clavijo”, un tema, quello della presenza e della partecipazione di santi nelle battaglie, assai caro all’iconografia spagnola e assai poco presente nell’arte italiana.

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In due sale contigue sono esposte le sinopie e gli affreschi dell’intero, seppure in parte rovinato, ciclo pittorico della Chiesa della Mezzaratta, una piccola chiesa ma decorata, al suo interno, quasi per intero ad opera di vari artisti in collaborazione tra loro (tra il 1338 e il 1380, con poche aggiunte del secolo successivo). Di notevole rilievo, in controfacciata, un vivace presepe, mentre sulle pareti, a partire da sinistra verso destra, una serie di riquadri riportano episodi del Vecchio e poi del Nuovo Testamento.

Altre opere si susseguono nelle sale successive. In particolare un grande polittico in forme gotiche di Vivarini e una “Annunciazione” di Nicolò di Liberatore, detto l’Alunno. In quest’ultima composizione il tema centrale è inserito in una complessa scenografia urbana, ricca di muri, palazzi, torri, guglie, colonne, archi e volte.

Di Cima da Conegliano una delicata, dolce e compunta “Madonna con Bambino” del 1495; di Francesco di Cossa, una tempera su tela del 1474, la “Pala dei Mercanti”, qui esposta insieme alle opere di altri artisti ferraresi.

Del Perugino la “Pala Scarani”, dove la Madonna siede in gloria con il Bambino, contornati da angeli; in basso i santi Giovanni Evangelista, Apollonia, Caterina d’Alessandria e Michele Arcangelo. La pala si fronteggia con quella di Raffaello dedicata all’ “Estasi di Santa Cecilia” (1516), realizzata a Roma e poi portata a Bologna. Quest’ultimo quadro è frutto di un Raffaello ormai maturo, con la Santa, al centro della composizione, che abbandona alcuni strumenti musicali (simbolo dei beni terreni, ed alza lo sguardo verso il cielo, dove si affacciano i visi di alcuni angeli. Quattro santi la circondano e, pur senza partecipare all’estasi mistica, sembrano offrire alla santa una compiuta solidarietà; semplicemente notevole è l’assoluto realismo e l’infinita precisione degli strumenti musicali che si trovano in primo piano nella composizione.

Si torna ai bolognesi con Francesco Raibolini detto “il Francia”, e con i figli Giacomo e Giulio, detti “i Francia”.

Seguono due opere di Niccolò Pisano (da non confondere con Nicola Pisano, forse nativo di Foggia): una pala d’altare (“Madonna con Bambino in gloria e tre santi”) e un quadro (“Sepoltura di Cristo”) del 1525.

Un’altra tela del Parmigianino dai toni delicati e l’aura soffusa è la “Madonna di Santa Margherita” del 1529; cui fa seguito un Tintoretto dai toni vivaci e i colori splendenti, la “Visitazione di Maria a Elisabetta” del 1550.

A far da raccordo con le opere di epoca successiva, in una sala sono gli affreschi staccati da Palazzo Torfanini, con scene tratte dall’ Orlando Furioso, affreschi realizzati tra il 1499 e il 1571 ad opera di Nicolò dell’Abate.

Nella grande sala dove comincia l’esposizione dedicata al ‘600, numerosi quadri di Guido Reni.

Si comincia con una grande tela di “Sansone vittorioso” cui segue la grande “Pala dei Mendicanti” (“Gesù Cristo in pietà pianto dalla Madonna e adorato dai santi Petronio, Francesco, Domenico, Procolo e Carlo Borromeo”), dove i santi sono raffigurati nella parte inferiore, mentre in quella superiore il Cristo, in posa inconsueta, giace disteso sul sepolcro e la Madonna è in piedi, al centro tra due angeli. Ma soprattutto si distingue la grande tela di “Cristo crocifisso, la Vergine Addolorata e i santi Maria Maddalena e Giovanni Evangelista” del 1619, un’opera che per la sua compiutezza compare su tanti manuali scolatici. Sempre di Guido Reni alcune tele più piccole, tra le quali si distingue una “Sibilla”, dallo sguardo dolce e con un vistoso turbante.

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Nella sala è momentaneamente esposta anche una grande e bella tela di Artemisia Gentileschi: “Susanna e i vecchioni”, un tema assai caro alla pittrice e riproposto in varie tele di questa artista.

In un grande salone del piano ammezzato, suddiviso da pareti mobili, una lunga serie di quadri dei Carracci. Di Ludovico un “Martirio di Sant’Orsola” del 1592; di Annibale, dalla chiesa di Santa Maria di Galliera, parti di una tela del 1588 “L’Arcangelo Gabriele Annunciante” e “La Vergine Annunciata”. Ancora di Ludovico una “Trasfigurazione di Cristo”, con figure disegnate assai plasticamente (dalla chiesa di San Pietro Martire); di Annibale una “Assunzione della Vergine” (1952), con vari personaggi e una luce soffusa; di Ludovico una tela del 1590 “La Famiglia Tacconi”, un ritratto di famiglia che ha fatto epoca.

La rassegna del ‘600 prosegue con tele di Cesi, Fontana, Faccini (molto bella la sua “Annunciazione”), Tiarini e Cavedone.

Del Guercino un “San Sebastiano curato da Irene” (1619), opera giovanile nella quale sono esaltati soprattutto i gesti, mentre le forme delle figure restano quasi confuse. Nella medesima posizione di Irene, una “Sibilla con cartiglio”. In un tondo è ritratto un “San Giuseppe”, mentre in un altro è un “San Giovanni Battista”, ambedue dalla chiesa di Santa Maria di Galliera. Sempre del Guercino una grande tela con “San Bruno in adorazione della Madonna con Bambino in gloria” e un “ San Pietro da Verona” con una sciabola nel cranio e un coltello nel cuore.

Più movimentata la grande tela del Domenichino su tema analogo, il “Martirio di San Pietro da Verona”, del 1618, con un frate che fugge, mentre il sicario si appresta a trafiggere il santo rovesciato in terra.

Si torna al Guercino con una grande opera, “ San Guglielmo d’Aquitania riceve l’abito religioso da San Felice Vescovo”, si tratta della prima, monumentale pala d’altare realizzata dall’artista a Bologna, a 29 anni, realizzata con un linguaggio espressivo forte e molti personaggi in scena.

Il ‘700 propone tele di Creti e Conti, ed anche un delizioso Crespi: “Fanciulla con Rosa e gatto” del 1709, un autore abituato alle scene di genere. Ci sono le tele di Bigari, trascrizioni di architetture e di grandi prospettive.

Nell’ultima sala grandi tele del Domenichino con la sfavillante “Madonna del Rosario” del 1621; un più posato e tranquillo Ludovico Carrocci con “La nascita del Battista” del 1602 e il movimentato “Martirio di Sant’Agnese” del 1621-25.

Tre ore circa di visita per un compendio di pittura che costituisce un patrimonio di grandissima qualità, interesse e valore artistico. Un patrimonio veramente eccezionale.

(La prima parte dello scritto dedicato alla Pinacoteca Nazionale di Bologna è in https://michelecasa.wordpress.com/2020/01/29/bologna-5/)

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