Reggio Emilia – 1

Nonostante, o forse proprio perché situata ad uno snodo importante dei collegamenti tra la linea adriatica e quella tirrenica e tra queste e il centro e nord europa, la città di Reggio Emilia non è mai stata un centro storicamente importante.

Poco più di un “castrum” al tempo dei romani, marginalmente interessata dagli avvenimenti altomedievali, governata prima dai vescovi e poi dall’alternanza di vari signori locali in conseguenza dell’alterno affermarsi di opposte fazioni (come durante le lotte tra guelfi e ghibellini), cadde sotto il controllo prima degli Estensi, poi dei Gonzaga, successivamente dai Visconti, per tornare poi agli Estensi.

E’ in questo ultimo periodo che la città si arricchisce di palazzi e di edifici, civili e religiosi, di un certo rilievo.

La ragione per la quale la città è passata alla storia, tuttavia, è solo del dicembre 1979, quando i delegati di Ferrara, Modena, Bologna e Reggio Emilia, si riunirono in una sala del palazzo comunale, proclamarono la Repubblica Cispadana ed adottarono il tricolore. Originariamente esso aveva al centro una faretra con quattro frecce, poi scomparsa, ma il tricolore resta, ancora oggi la bandiera nazionale dell’Italia.

In tempi più recenti la città ha vissuto le infuocate giornate del luglio 1960, quando, sotto il governo Tambroni (governo democristiano con l’appoggio del MSI), ben cinque operai furono uccisi dalla polizia durante una manifestazione sindacale: Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli (peraltro tutti iscritti al PCI). Di loro si parla in alcune combattive canzoni di lotta e ad essi è dedicata la centralissima piazza “Martiri 7 luglio”.

Per quanto riguarda la nostra visita a Reggio Emilia, abbiamo cominciato dalla Galleria Parmeggiani. La sede è in una “(…) bizzarra palazzina in stile gotico-rinascimentale fatta appositamente costruire da Parmeggiani (…) cui si accede attraverso un portale del XV secolo proveniente da Palazzo Morel a Valencia.” (dal depliant illustrativo della Galleria Parmeggiani, a cura dei Musei Civici Reggio Emilia).

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Non è l’unica curiosità di questa raccolta. Infatti il suo fondatore, Luigi Parmeggiani, nato nel 1860 e vicino ai locali circoli anarchici, riparò ben presto a Londra a seguito del suo coinvolgimento in un attentato a due esponenti socialisti. Qui entrò in contatto con lo spagnolo Escosura, gallerista e collezionista di opere d’arte, nonché produttore di autentici “falsi” d’epoca; alla morte di Escosura, iniziò una relazione con la vedova, assumendo il nome di Louis Marcy, e continuando sia il mestiere di gallerista che quello di produttore di “falsi”.

Nel 1920 sposa Anna Detti, nipote della vedova di Escosura e figlia del pittore Cesare Detti; con lei torna a Reggio, portando con sé l’ampia collezione di oggetti e di opere d’arte, costumi, mobili, tessuti e dipinti, che colloca nella palazzina da lui fatta costruire. Cede palazzina e collezioni al comune di Reggio in cambio di un vitalizio per sé e per la moglie nel 1932.

La raccolta che oggi si può visitare è ancora quella organizzata da Parmigiani, a testimonianza dell’eclettico gusto ottocentesco di simili raccolte.

Si comincia da una sala nella quale sono esposti vestiti (per uomo e per donna) dell’800, provenienti da manifatture spagnole e parigine. Fantastiche due scarpette da donna alte 20 centimetri (come alcuni modelli che si vedono ai giorni nostri): si tratta di due pianelle del XVI-XVII secolo, in legno, con tomaia in pelle di capretto bianco con decorazioni a traforo su alte zeppe in legno sagomato rivestite della stessa pelle e suola in cuoio! Seguono vestiti da bambini, marsine, eleganti abiti da signora con vari ricami.

Nell’ampio successivo salone sono esposti mobili in legno scolpiti ed intarsiati; quadri di genere o a sfondo religioso; un paliotto del XV secolo con scolpite tre scene della vita di Cristo in alabastro; sei tavole in legno scolpito e dipinte con volti di uomini illustri (scuola lombarda del XV secolo).

In alcune teche raccolte di oggetti vari: strumenti medicali in una, riproduzioni in miniatura di strumenti musicali in un’altra, e così via. In legno, a rilievo, due gruppi: “Cristo coronato di spine” e una “Deposizione” (scuola francese del XVI secolo). Disseminate nella stanza sculture in legno e in marmo di varie epoche.

In una teca un delizioso cofanetto smaltato con scene bibliche, una cassetta reliquiario di Limoges del terzo quarto del XIII secolo.

Le porte delle stanze successive sono tutte in legno intarsiato; alle pareti quadri di Cesare Detti e di Escosura: scene bibliche, storiche, paesaggi, nature morte e ritratti. Altri mobili in legno di pregevole fattura, scolpiti e decorati. Altri quadri di scuola fiamminga, francese ed inglese.

In una sala prima dell’uscita, conservati in teche di vetro, preziosi gioielli di famiglia: ciondoli, spille, cofanetti, orecchini in oro e smaltati. Bellissima una scacchiera in smalto di Limoges del XII secolo e una placca in ottone sbalzato dorato e smaltato.

Usciti dal palazzo, attraversiamo Piazza della Vittoria, passando davanti al Teatro Valli che fa da congiunzione/separazione con Piazza Martiri 7 luglio.

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Questo teatro, dalla facciata neoclassica, è stato realizzato nella seconda metà dell’800: La facciata è su due ordini, in laterizio e marmo; al piano terra con colonne e semplici paraste ioniche al primo piano. In alto una serie di statue allegoriche. La sala interna si presenta con la tradizionale pianta a ferro di cavallo e cinque ordini di palchi.

Davanti al teatro è stata realizzata, in epoca moderna una bella fontana con zampilli variabili a livello del piano stradale.

Poco oltre, sul lato della piazza Martiri 7 luglio, è il Palazzo dei Musei, oggi visibili sono per le collezioni al pianterreno, a causa di lavori di ristrutturazione del piano superiore.

La gran parte dell’esposizione museale è costituita dalle raccolte di Lazzaro Spallanzani, nato a Scandiano (in provincia di Reggio Emilia), noto studioso, ricercatore e collezionista nei vari campi della storia naturale. I suoi studi, le sue ricerche hanno fornito un contributo prezioso e fondamentale a vari campi delle scienze moderne.

La raccolta principale riguarda proprio l’incredibile e numerosa collezione di reperti del mondo vegetale, minerale e animale che sono esposti nei tanti armadi allineati lungo le pareti del museo: si va dai resti fossili di animali (pesci, uccelli, cc.) alle riproduzioni delle diverse specie di funghi, alle piante rigorosamente conservate in vari quadri, fino agli animali impagliati.

E’ incredibile la certosina pazienza che si evidenzia nella raccolta di questi ultimi: si va dai piccoli roditori, alle diverse specie di pesci e di anfibi; dagli insetti ai crostacei; dai vermi ai grandi mammiferi (orsi, stambecchi, tigri, leoni, una testa di elefante e un lungo collo di giraffa).

Una incredibile, ma rigorosamente sistematica raccolta (secondo le allora dominanti linee dettate da Linneo) di reperti e di esemplari di ogni genere.

E se qualcuno può esprimere disapprovazione circa la opinabile collezione di animali impagliati (cosa che a quei tempi costituiva elemento di sicuro interesse e di approfondita conoscenza), sono sicuramente godibilissime le raffinate e precise tavole riassuntive del genere animale; delle grandi carte sulle quali sono rappresentati, con linearità e precisione, tutte le diverse specie animali, con dovizia di particolari e precisione descrittiva, compresi alcuni animali fantastici.

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