Reggio Emilia – 2

Al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, tuttavia, non c’è solo la grande ed importante Collezione Spallanzani.

Ci sono anche i Musei di Botanica, Anatomia e Teratologia (la scienza che studia le malformazioni e le anomalie vegetali ed animali, comprese quelle umane). E ci sono anche le Collezioni Archeologiche, di Paleontologia e il Portico dei Marmi.

Su questi ultimi mi soffermerò con qualche dettaglio in più.

Già all’ingresso e nall’atrio del museo sono esposti alcuni mosaici di origine romana e medievale. Figure umane e di animali sono i soggetti di questi lavori, alcuni anche di dimensioni ragguardevoli. A volte elaborati disegni, altre volte descrizioni elementari di persone e di oggetti, ma comunque interessanti. Alcuni provengono da chiese della città o del circondario e presentano soggetti a sfondo religioso e segni cristologici (ad esempio dalla chiesa di San Giacomo Maggiore, del XIII secolo).

La sezione di Paleontologia (Collezione Chierici) conserva, al centro dei lunghi corridoi, una serie di basse teche nelle quali sono esposti resti di sepolcri e di tombe a partire dall’Eneolitico; in una lunga serie di armadi ai lati delle teche, vasi e urne in ceramica, ossi e selci lavorate. Si tratta, prevalentemente, di materiali provenienti da siti archeologici della provincia, cui si aggiungono anche reperti provenienti da luoghi limitrofi o anche da scavi ancora più lontani.

Pietre, oggetti da lavoro rudimentali, ossa animali si alternano a manufatti di epoca posteriore quali ceramiche e contenitori di vario genere. Due grandi vasi in bronzo lavorati a sbalzo provengono dal territorio bresciano; un’urna cineraria dal territorio etrusco, scolpita sui lati e con sul coperchio l’immagine del defunto giacente; varie ceramiche provengono dall’Egeo.

E poi ancora fibule, bracciali pendagli, piastre ed aghi in metallo, punte di freccia, spade ed altri attrezzi di vario genere, una lunga serie di lucerne, griglie per il focolare, metope e frammenti di fregi, statuette in bronzo, unguenti in vetro.

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Segue il Portico dei Marmi, un lapidario assai ampio ed eterogeneo: statue mutili, fregi, cippi, colonne, capitelli, are e cippi funerari in gran parte romani e medievali (varie epigrafi sono del XII secolo), ma anche di epoche più tarde.

Completamente ricostruito è infatti un portale di Palazzo Fontanelli, scolpito nel 1517, con colonne scanalate, capitelli e frontone scolpito. E poi una grande vera in pietra per battesimi scolpita sulle pareti esterne.

In una sala in fondo al Portico sono i documenti più preziosi di epoca romana: alcuni grandi mosaici geometrici, metope e fregi, alcuni intonaci parietali dipinti, vasi e frammenti di ceramiche, una serie di monete. Non mancano elementi più comuni, quali tubi per l’adduzione idrica.

Due teste, una virile, l’altra muliebre in marmo, alcuni rilievi ad uso funerario, cippi e colonne incise; in una vetrina un bronzetto raffigurante Marte. Ci sono poi vari oggetti: vasi da mensa e da cucina, piatti, un grande disco ceramico decorato usato come porta vivande.

Lo spazio è dotato di strumenti moderni ed avanzati, tecnologie multimediale, visori in 3D ed altri strumenti che si affiancano alla tradizionale esposizione mussale permettendo una lettura dei reperti e del territorio assai interessante.

A completamento della sezione un torso coricato e un pezzo di statua di togato.

Non manca, infine, una sezione etnografica con costumi ed utensili (armi, spade, collane, coltelli, oggetti da lavoro, utensili, scudi, frecce) provenienti da vari continenti, dalle popolazioni indiane agli esquimesi, a popolazioni africane.

Ultima chicca, ma non certo la meno importante, una statuetta muliebre di 30.000 anni fa, la “Venere di Chiozza”, ricavata da un ciottolo fluviale di arenaria ed alta 15 centimetri.

Attraversiamo la via Emilia e raggiungiamo il centro politico e civile della città, passando davanti ad un edificio che un tempo era la sede del Capitano del Popolo (attualmente in gran parte occupato da un albergo).

Qui è Piazza Prampolini, una larga piazza rettangolare su cui si affaccia sia l’edificio del Comune, il Duomo della città, i Palazzo del Podestà con la Torre dell’Orologio, la Torre del Bordello.

Poco da dire sul primo, il cui nucleo iniziale risale al 1400, ma ampliato e rimaneggiato più volte nel corso dei secoli, fino ad assumere le fattezze attuali, con la facciata realizzata alla fine del 1700.

Ospita la Sala del Tricolore e il piccolo Museo del Tricolore.

Per quanto riguarda il Duomo, un primo nucleo esisteva forse già al 451(in quella data il vescovo di Reggio partecipò ad un sinodo in Milano), ma i documenti che attestano l’esistenza di un primo edificio risalgono al IX secolo.

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La cifra caratteristica di questa chiesa è nel grande tiburio ottagonale (attualmente la torre campanaria), che spunta in alto al centro della facciata e che porta, su questo lato, una grande statua di “Madonna con Bambino” in rame sbalzato (di Bartolomeo Spini nel 1522).

Per il resto la facciata si presenta incompiuta. Sola la parte inferiore, infatti, presenta un rivestimento cinquecentesco con lesene e nicchie (nelle nicchie le statue dei quattro santi patroni della città). Sul portale centrale due statue michelangiolesche: Adamo ed Eva. La parte superiore della facciata è rimasta di impronta romanica, con un oculo al di sopra di ciascuna porta laterale e una finestra sopra quella centrale.

L’interno è di gusto neoclassico con l’intera zona del transetto rialzata. Le volte delle tre navate poggiano su pilastri.

All’altare maggiore una grande pala di Federico Zuccari: l’ “Assunta”, cui è intitolata e dedicata la chiesa.

Nell’abside è un grande coro ligneo, con due ordini di stalli in legno scolpito. La cripta è piuttosto ampia con basse colonnine che sostengono il soffitto.

Della originaria costruzione sono visibili, attraverso lastre di cristallo poste sul pavimento della chiesa, alcune antiche tracce murarie.

Alle pareti e sui pilastri, numerose sono le lapidi commemorative di nobili e ricchi borghesi qui inumati nel corso dei secoli.

Il Palazzo del Podestà (o Palazzo del Monte di Pietà), esibisce al centro la Torre dell’Orologio, una costruzione risalente al 1216. Ha tre campane e quella più grande è detta “Forcarola”, perché suonava per i condannati a morte.

Sicura curiosità è costituita dalla Torre del Bordello, che con i suoi 51 metri di altezza è il punto più alto del centro storico. Il suo nome deriva dal fatto che essa sorge vicino all’edificio dove era collocato il bordello comunale.

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