Reggio Emilia – 3

Da Piazza Prampolini, lateralmente all’edificio del Duomo si trova una strada che è parzialmente coperta. Una ampia arcata passa al di sotto del Palazzo dei Canonici, una costruzione del XV secolo, prosegue allo scoperto fiancheggiando il palazzo e passa infine sotto un’altra arcata. Il palazzo presenta un gradevole porticato al livello del primo piano.

La strada conduce alle spalle del Duomo, in Piazza San Prospero prospiciente la omonima chiesa.

DSCN1668.JPG

La piazza è chiusa tra il prospetto posteriore del Duomo, aggettante con le sue esedre posteriori, e la facciata della Chiesa di San Pospero. Ai lati la piazza sono allineati alcuni palazzi porticati.

La Chiesa di San Prospero è di stampo barocco ed è affiancata da un campanile ottagonale (attualmente coperto da impalcature per lavori di restauro).

La chiesa attuale risale al 1500 (realizzata su nuclei precedenti), mentre la facciata è del 1700. Sul limite del sagrato sono sei caratteristici leoni in marmo rosso su piedistalli, molto belli; risalgono probabilmente, al periodo romanico dell’edificio religioso.

L’interno è a tre navate su alte colonne che insistono su piedistalli alti oltre un metro. E’ solenne e piuttosto buia (l’illuminazione è data da pochi oculi rotondi in alto); affreschi sono nelle cappelle del presbiterio e nell’abside bel coro ligneo.

Proseguendo nella stessa direzione che dal Duomo porta a San Prospero, riprendendo la via Emilia, si giunge ad un altro interessante complesso: quello dell’ex convento dei benedettini annesso alla Chiesa di San Pietro.

La costruzione del complesso avvio all’inizio del XVI secolo, trasferendo in città un precedente convento ubicato fuori le mura. Il monastero comprensivo di cortili e orti, occupava una vasta area ed apparteneva ai Monaci Benedettini che officiavano nell’annessa Chiesa di San Pietro. Il convento venne articolato intorno a due chiostri.

Il primo, di ridotte dimensioni, fu realizzato tra il 1524 e il 1525 ed ha caratteri rinascimentali; le arcate poggiano su graziose colonnine binate.

L’altro chiostro, notevolmente più grande, realizzato circa sessanta anni dopo, ha un impianto manierista, con colonne ed archi a tutto tondo sul livello più basso e con bugnato alle pareti e, al piano superiore, finestre timpanate con nicchie decorate da possenti statue di santi dell’ordine benedettino. Questo secondo chiostro è chiaramente influenzato dal modello di Palazzo Te a Mantova, disegnato da Giulio Romano.

DSCN1623.JPG

Con la soppressione del monastero, gli edifici vennero utilizzati per gli scopi più vari (magazzino, caserma militare, educandato femminile, ecc.) e deperirono vistosamente. Un complesso e lungo intervento di restauro ha riportato brillantemente alla luce le strutture preesistenti ed ha agito sulla risistemazione di tutta l’area, non solo riportando il complesso alle sue forme originali, ma anche realizzando alcune utili infrastrutture utilizzate per mostre, manifestazioni ed incontri.

Inoltre sono stati riportati alla luce parte degli affreschi presenti sulle pareti del Chiostro piccolo (ulteriori notizie in https://turismo.comune.re.it/it/reggio-emilia/scopri-il-territorio/arte-e-cultura/abbazie-monasteri-santuari/chiostri-benedettini-di-san-pietro).

L’intero complesso, denominato Chiostri di San Pietro, è visitabile tutti i giorni e gratuitamente, tranne alcune sale destinate a mostre temporanee.

Attualmente in queste sale è esposta, e visitabile (ingresso 5 euro) con visite guidate, una tela di Antonio Allegri, detto il Correggio, il “Ritratto di giovane donna”, proveniente dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

Una cortese guida ci informa sulla vita dell’artista, sull’epoca e sulle caratteristiche del dipinto e del soggetto raffigurato e, infine ci conduce ad ammirare l’opera esposta nell’ultima di queste sale.

Dalla parte opposta della città è un altro complesso religioso assai interessante, il Santuario di Santa Maria della Ghiara.

Il Santuario (detto anche Basilica o Tempio), è legato alla presenza dell’ordine dei Servi di Maria, presenti a Reggio Emilia.

I rappresentanti di questo ordine si stabilirono nel “(…) 1313 nella città e costruirono il convento e la chiesa dedicata alla SS.ma Annunziata nella zona ovest denominata “Ghiara” o Giarra”, perché località ghiaiosa , essendo l’antico letto del fiume Crostolo deviato verso il 1226 all’esterno delle mura cittadine.” (http://www.basilicaghiara.it/il-museo-2/).

“Nel 1517 venne costruita una seconda e più ampia chiesa situata longitudinalmente al corso Ghiara (…). Sul muro di cinta dell’orto dei frati (…) , dietro l’abside della suddetta chiesa venne affrescato , in un’ampia nicchia, un’immagine della Madonna con Bambino che venne oggetto di venerazione dei reggiani e forestieri e ornata di molti ex voto.” (ibidem).

Alla fine del ‘500, a causa del deteriorarsi dell’immagine, venne commissionata una nuova immagine della Madonna, un’opera che doveva essere la copia della precedente, ma che presto divenne essa stessa oggetto di devozione e che si trova ancora oggi su uno degli altari dell’edificio religioso.

La chiesa, come la vediamo oggi, è l’esito finale di successivi interventi e risale ai primi anni del 1600. La costruzione è in laterizio, in stile dorico nella parte inferiore e ionico in quello superiore. la parte centrale della facciata con l’ingresso principale, è aggettante sul sagrato. Al di sopra dei portali, sia di quello centrale che dei due laterali, tre eleganti finestre.

DSCN1652.JPG

L’interno è a croce greca, con pareti molto alte che si concludono con archi a tutto tondo ed una cupola centrale. Lo stile è tardo rinascimentale con grande profusione di decori e di marmi. Volte ed Marconi sono ricoperte di intarsi e affreschi, analogamente alla cupola.

Gli altari sono arricchiti con marmi, colonne e capitelli che incorniciano le varie opere esposte. Ho già detto dell’immagine della Madonna; di grande valore artistico è una pala del Guercino con la “Crocifissione”.

Per tale lavoro è documentato che il Guercino “ (…) oltre il prezzo stabilito di ducatoni 500, lo regalarono di una collana d’oro con una medaglia di valuta ella solo di lire cento con la Madonna di Reggio e l’arma della città.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Tempio_della_Beata_Vergine_della_Ghiara).

Per raccontare di una visita a Reggio Emilia, non può prescindere dalla menzione dei tre ponti e della stazione ferroviaria dell’Alta Velocità, opere progettate dall’ormai famoso architetto Calatrava.

Di costui ho scritto alcuni anni orsono (https://michelecasa.wordpress.com/2014/06/18/calatrava-chi-e-costui/) e piuttosto ironicamente. Tuttavia è indubbio che queste realizzazioni che fanno parte “ (…) del progetto di ristrutturazione e riqualificazione dell’area di accesso al casello autostradale e alla stazione di Reggio Emilia AV Mediopadana sulla linea ferroviaria ad alta velocità Milano-Bologna” (https://it.wikipedia.org/wiki/Ponti_di_Calatrava_a_Reggio_Emilia), costituiscono un importante contributo alla migliore funzionalità della circolazione automobilistica e ferroviaria della zona e rappresentano un interessante completamento del paesaggio.

Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...