Valencia – 1

Sono stato a Valencia nel giugno del 2014 e sono rimasto molto colpito dalla capacità di questa città di tenere insieme il gusto dell’antico con la ricerca del moderno, di compitare correttamente l’architettura tradizionale con l’esperienza più avveniristica, di riuscire a far dialogare tradizione e innovazione.

Per la verità del periodo romano, visigoto ed arabo rimane poco o nulla, tranne alcuni manufatti esposti al Museo della Ceramica (del quale parlerò più avanti) e il Museo dell’Alimonia (che però io non ho visitato) realizzato nell’area centrale dell’antico sito romano e che presenta resti di alcune fondazioni di epoca antica.

Fondata nel 138 a.C. sul luogo di un precedente inserimento iberico, distrutta nel 75 a.C. nel corso di conflitti civili della tarda repubblica romana, riprese vigore in età imperiale. Il lungo periodo di decadenza registrato con la scomparsa dell’Impero Romano d’Occidente, venne limitato dalla gestione ecclesiastica e poi dall’arrivo dei Visigoti che, fino al 711 ne fecero un centro strategico del loro regno. Seguì il lungo periodo di presenza mussulmana, anche se questo termine generico nasconde una serie di regimi e di governi differenti (arabi, berberi, Ommayadi, Almoravidi solo per citarne alcuni).

Valencia e la sua popolazione, insomma, furono coinvolte in quel complesso gioco di fazioni che interessò, con alterne alleanze e conflitti, il territorio della penisola iberica, registrando il serrato confronto tra i diversi regni esistenti, molto spesso senza la classica e fuorviante opposizione tra regni musulmani e cattolici, bensì con un complesso intreccio e variabili alleanze/opposizioni tra questi e di quelli.

Ne è riprova, dopo la definitiva conquista del territorio di Valencia da parte di Jaime I (Giacomo I di Aragona) nel 1238, il conflitto con il Regno di Castiglia durante il 1363-64.

Ad ogni caso, a partire dal XIV secolo e per tutto il XV secolo, Valencia conobbe il suo periodo d’oro, diventando uno dei principali centri commerciali d’Europa (e ne vedremo il lascito architettonico nel corso di questo e dei successivi scritti). E furono proprio i banchieri di Valencia tra i principali finanziatori del viaggio di Cristoforo Colombo.

Purtroppo per loro, l’apertura del commercio verso le Indie Orientali segnò anche il declino del ruolo strategico di Valencia, per come essa era posta sulle rotte commerciali del Mediterraneo e tra queste e i territori dell’europa occidentale.

Di questo periodo restano due porte fortificate: La Torres de Quart e l’ancora più massiccia Torres del Serrans, due tappe imprescindibili di una visita alla città di Valencia (la cinta muraria della città venne abbattuta nel 1865).

Resta anche l’impianto urbano di una limitata parte del centro cittadino, che si sviluppa tra vicoli e strette strade, lungo cui oggi si distribuiscono ristoranti, friggitorie, pasticcerie e i tanti locali per turisti, con souvenir di ogni specie e tipologia.

Noi ci siamo fermati proprio in una vecchia pasticceria dalle pareti ricoperte di brillanti e fantasiose maioliche per ristorarci e gustare alcune specialità locali durante il giro della città vecchia.

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Del periodo medievale resta soprattutto la Cattedrale di Valencia, con il suo alto, caratteristico e tipico campanile chiamato “il Micalet”.

La Cattedrale di Valencia, in stile gotico valenciano, venne edificata ad opera di Jaime I sul sito di una precedente mosche, costruita, a sua volta, su una precedente cattedrale di epoca visigota (probabilmente anch’esso sul sito di un tempio romano). E’ dedicata all’assunzione della Vergine.

La sua facciata principale è stata rimaneggiata in stile barocco, pronunciatamente concava; è chiamata “de los Hierros” per la cancellata di ferro che la anticipa. Curiose (e pressoché uniche per una cattedrale) sono le figure femminili che la adornano, con il petto scoperto. La facciata è ricca di figure di angeli e santi e dall’immagine centrale della Madonna.

Ma la porta sicuramente più affascinante e deliziosamente bella, è quella che prospetta lateralmente alla chiesa: il Portale degli Apostoli. In stile gotico, così come il campanile.

Il portale è strombato verso l’interno, gli archi della parte superiore incorniciano una lunetta con angeli (in posizioni diverse) e una Madonna con Bambino al centro. Sulle colonne laterali, si trovano nicchie con statue degli Apostoli. Al di sopra del portale un grande rosone.

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Su questo lato è anche una fontana, a ricordare che qui, proprio davanti a questa porta, si riuniva l’importante “Tribunal de la Aguas” (Tribunale delle Acque) che gestiva l’approvvigionamento idrico della città e dei territori circostanti.

Infine il Portale del Palazzo, o dell’Almodaina (Elemosina) è la terza porta di accesso, in stile romanico, come tutta l’armoniosa parte posteriore dell’edificio religioso.

L’interno della chiesa è a tre navate; non è molto grande, ma entrando, sotto gli archi gotici che dividono le navate o sotto la volta, peraltro non molto alta, si respira un’aria di semplicità ed armonia. Da annotare le cappelle lungo le navate laterali.

Il Micalet è la traduzione valenciana di Miguel, Michele, l’Arcangelo Michele cui il campanile è dedicato. Per la precisione il nome di Miguel è quello della campana principale (ce ne sono otto in tutto), passato poi a nominare l’intero campanile.

In stile gotico, è piuttosto slanciata, nonostante la sua ampia base esagonale. Nella parte più alta è adornata di un lungo finestrone per ogni lato, completato da un decoro in stile gotico. Dalla terrazza si gode un ampio panorama della città.

Ma c’è un altro edificio, questa volta civile e non religioso, che caratterizza il panorama urbano di Valencia ed è la Lonja (letteralmente la “Loggia”, l’antica “Borsa” dei mercanti, in particolare di quelli della seta e dell’olio). L’imponenza dell’edificio la dice lunga sull’importanza del commercio a Valencia nel corso del XIV e XV secolo (vedi sopra).

La Lonja si presenta infatti come un massiccio edificio, con grandi mura esterne e imponenti portali d’ingresso, quasi un castello dalle forme tardo gotiche, ingentilito da una torre centrale e da merlature nel coronamento superiore.

Dal cortile interno, una scalinata in pietra porta al piano superiore con un grande salone dal soffitto coperto da travature in legno. Quasi dappertutto le pareti sono coperte da decorazioni in pietra: gargouille, busti e figurazioni simboliche di vario genere.

Veramente spettacolare è la grande aula che si apre sulla sinistra: la Sala delle Contrattazioni (o delle Colonne). Qui i commercianti si riunivano per la firma dei contratti.

Il grande salone è veramente stupefacente!

Le alte volte a crociera poggiano su cinque file di slanciate colonne; il tutto determina un senso ascensionale di notevole effetto. Come nelle intenzioni dei costruttori e dei finanziatori, è un vero “tempio” del commercio, realizzato per esprimere non solo la ricchezza e la potenza, ma anche la lungimirante “onestà” dei mercanti che qui si riunivano.

Ad ogni modo, un luogo veramente bello!

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