Valencia – 2

Un’altra tappa importante della visita a Valencia è il Museo della Ceramica e Arti Santuarie Gonzales Martì, che si trova nel fantastico e fantasioso Palazzo del Marqués de dos Aguas.

Degno di nota è anzitutto il palazzo, in stile barocco, con un grandioso e magniloquente portale in alabastro scolpito, un ampio cortile interno e una torre con merlature. Anche la parte alta dell’edificio presenta elaborate merlature, mentre decorazioni inquadrano le grandi finestre.

Il nucleo fondamentale della collezione è costituito da oggetti di proprietà del fondatore (Gonzales Martì), cui si sono aggiunte successivamente altre donazioni. Sono qui raccolte ceramiche, suppellettili, capi d’abbigliamento, opere di scultura e pittura, mobili. Una vera curiosità è la portantina con cui veniva trasportato il Marchese di Dos Aguas.

Molto interessante è la collezione di ceramiche medievali di stampo cristiano, delle piastrelle valenciane medievali e di antiche ceramiche greche e romane.

Il primo piano evidenzia invece la sontuosità del palazzo: ben diciassette stanze tutte “pesantemente” (il giudizio è mio) ornate ed arredate. Tra queste la Sala degli Specchi, con le pareti interamente ricoperte da specchi decorati.

Ci allontaniamo notevolmente dal centro storico per raggiungere l’ampia area della Ciutat de les Arts i de Ciènces, raggiungendo il vecchio letto del fiume Turia (oggi spostato), dove sorge il fantastico e a ultramoderno complesso architettonico progettato da Santiago Calatrava e da Felix Candela (quest’ultimo morto prima del completamento del complesso).

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Ho già espresso la mia (modesta e poco competente) opinione sulla figura di Calatrava (https://michelecasa.wordpress.com/2014/06/18/calatrava-chi-e-costui/); qui mi soffermerò sulle impressioni suscitate in me dalla visita di questo grandioso complesso.

In questa immensa area (350.000 metri quadrati) le cinque megastrutture in cemento e vetro, intrecciano un “dialogo” articolato e complesso con l’acqua e con l’aria.

Il bianco delle strutture, realizzate secondo i criteri della “Architettura organica” (https://it.wikipedia.org/wiki/Architettura_organica) si lancia con linee ardite verso l’azzurro del cielo e le acque limpide e cristalline delle tante piscine e fontane sparse lungo il percorso.

 

L’impatto visivo è notevole e, nonostante la volumetria degli edifici, lo sguardo può correre in lontananza attraverso formazioni “costolute” che si allungano da un lato, o verso l’alto, sulla “dorsale” costituita da un lungo ponte, che evoca la schiena di una immensa creatura primordiale, di un grande dinosauro.

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Cominciamo la visita dalla monumentale struttura del Palazzo delle Arti Regina Sofia, che, nelle intenzioni di Calatrava, rappresenta “(…) una nave che solca il mare fino ad arrivare nel letto del fiume Turia.” (https://www.10cose.it/valencia/citta-scienza-valencia). E’ una costruzione molto elegante, lieve e raffinata, nonostante la sua mole. Al suo interno ospita ben quattro diversi teatri con ampi “foyer”, lunghe terrazze aperte sulle grandi vasche sottostanti, luoghi di ristoro.

L’ Umbracle è invece un lungo percorso sopraelevato e panoramico che si sviluppa lungo un lato del Città della Scienza. Piante rampicanti si allungano progressivamente sugli archi che ricoprono questo percorso; il pavimento, in grande parte ricoperto da legno di Tek, è interrotto da una lunga serie di piante e fiori. “Lungo il percorso sono stati piantati 50 tipi di specie floreali tipiche della regione di Valencia. Completano questo splendido giardino 99 palme, 78 palme nane, 62 aranci, 42 alberi di specie diverse ma tutte tipiche del territorio valenciano e altre centinaia di specie floreali di tutto il mondo.” (ibidem).

L’ Hemisferic mi ha dato l’impressione di un gigantesco occhio; aperto sulle limpide acque di un ampio specchio d’acqua che lo circonda su tre lati, ospita “(…) il grande planetario e la sala per le proiezioni delle pellicole tridimensionali Imax. Inclinati su comode poltrone, un immenso schermo ovale avvolge la vista degli spettatori. Scene iperrealistiche vengono proiettate trasportando la fantasia in mondi lontani.” (ibidem).

Il Museo delle Scienze Principe Filipe ricorda invece lo scheletro di un gigantesco animale. “E’ il più grande museo di tutta la Spagna, con una superficie di 42.000 mq di cui 26.000 destinati ad ospitare esposizioni dedicate alla Scienza. “ (Ibidem). La particolarità è costituita dal fatto che le numerose installazioni presenti possono essere toccate, messe in movimento, “provate” dal visitatore.

L’Oceanografic, è uno spettacolare acquario che ospita oltre 500 specie e 45.000 esemplari, in ambienti fedelmente riprodotti.

DSC_0213.JPG Infine l’ Agorà, un’altra grande costruzione bianca e blu, somigliante a uno di quei berretti di carta che una volta i muratori indossavano sul loro capo. E’ destinata ad eventi sportivi ed altre iniziative da tenere al chiuso.

Al di là delle singole strutture è l’insieme che affascina e coinvolge i tanti che frequentano questi luoghi, spinti da esigenze culturali, dalla voglia di imparare, di partecipare ai tanti giochi d’acqua disseminarti lungo il percorso, oppure semplicemente per gustare una piacevole e inconsueta passeggiata.

La nostra visita a Valencia, tornando verso il centro cittadino, non può mancare altri due luoghi simbolo. Il Mercato Centrale e la Estacio de Northe. ambedue in stile Modernista (il nome che in Spagna definisce quello che noi chiamiamo Liberty).

Il Mercato Centrale sorge sul luogo dell’antico mercato arabo; attualmente (la sua realizzazione è del 1914) è una grande struttura coperta, con le pareti (sia all’esterno che all’interno) in gran parte coperta di scintillanti e colorate maioliche. All’interno, sui banchi o nelle piccole strutture presenti, si allineano generi alimentari di ogni tipo, qualità e provenienza, allestiti con abbondanza proverbiale e grande gusto sia estetico che cromatico.

Altra struttura Modernista è la grande Stazione del Nord, la centralissima stazione ferroviaria di Valencia. Bella e scintillante, con la facciata, le vetrate, i muri interni coperti dalle figure di arance, fiori, festoni colorati. Le decorazioni alleggeriscono e rendono fine e piacevole un complesso che altrimenti sembrerebbe massiccio e squadrato.

Interessante è anche rilevare l’utilizzo di strutture metalliche, un materiale che per l’epoca (ci troviamo tra il 1906 e il 1917) era estremamente “moderno”.

Non è possibile concludere uno scritto su Valencia senza citare la sua magnifica, lunga e larga spiaggia sabbiosa. Facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, si estende per chilometri senza soluzione di continuità.

Bella e soleggiata, affiancata da un ampio lungomare sul quale, passeggiare, andare in bicicletta, sedersi o gustare, nei tanti ristoranti le piacevoli specialità di questo territorio.

E’ sempre l’ora di una gustosa “comida”, a base della tradizionale “paella”, o di “tortilla”, o di “patatas bravas”. Oppure limitarsi (si fa per dire) agli assaggi delle molteplici, varie e ricche “tapas”.

Il tutto innaffiato da vino o birra, oppure, meglio ancora dal “sidro” appena spillato.

Anche questi aspetti devono completare la opportuna conoscenza di un luogo bello ed interessante come la città di Valencia!

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Una risposta a Valencia – 2

  1. michele1357 ha detto:

    della serie io c’ero!!!!

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