Catania – 1

Come ho avuto modo di raccontare nel caso della costa catanese (https://michelecasa.wordpress.com/2020/03/17/la-costa-catanese/)    e come vi racconterò nel giro intorno all’Etna, tutto questo territorio è profondamente segnato dalla presenza del vulcano.

Questo sia per le notevoli conseguenze delle eruzioni che si sono succedute nel tempo con risultati spesso catastrofici per i luoghi e per le popolazioni, sia per la evidente ed invadente presenza di scorie e residui dell’attività vulcanica.

Ho già accennato alla presenza di piccoli lapilli e della polvere grigia costantemente presente e che ritorna imperturbabile anche dopo violenti acquazzoni. Ma ciò che mi ha fortemente turbato ed impressionato è stata, giunti a Catania, la visita al Castello Ursino.

Tutta l’area a sud del Castello Ursino che originariamente affacciava direttamente sul mare, è il prodotto della enorme colata del 1669 che, dopo aver completamente circondato il castello, si spinse ulteriormente e per qualche chilometro verso il golfo.

Tutto ciò è assolutamente visibile ed è davvero sconvolgente rendersi conto di camminare, per raggiungere il castello e nel percorrere il suo perimetro, direttamente su ciò che rimane della colata lavica.

Anche la costa a sud del porto venne profondamente modificata, facendo cominciare più a sud il litorale sabbioso.

Ma tutto il territorio circostante è stato interessato ed ha mutato profondamente aspetto in seguito alle diverse colate laviche che si sono succedute nel tempo.

Per tornare al Castello Ursino, primo luogo della nostra visita a Catania, la sua costruzione risale ai tempi dell’imperatore Federico II di Svevia.

Ha una struttura massiccia, un quadrilatero dalle alte mura con quattro possenti torri di rinforzo angolare. Delle altre quattro torri poste ciascuna alla metà di ciascun lato, ne sono rimaste solo due. L’alta scarpata sul quale il castello poggiava è stata colmata dalla lava e solo su di un lato (dove sono stati effettuati lavori di svuotamento) è parzialmente visibile oggi.

Sulle pareti si aprono varie finestre, alcune assai belle, di diverse forme e dimensioni. L’ingresso, sul lato nord, è molto semplice ed è sovrastato da un’aquila sveva.

All’interno del castello ha sede il Museo Civico, composto essenzialmente dal Museo Benedettino e dalla Raccolta Biscari, cui si sono aggiunti, nel tempo, altre acquisizioni e/o donazioni.

Il Museo Benedettino “(…) si forma a metà del settecento” e raccoglie “(…) materiali greci e romani scavati e rinvenuti in città o acquistati sul mercato antiquario di Napoli e Roma, e oggetti portati dai missionari al ritorno dalla Cina e dal Giappone.” (https://www.comune.catania.it/la-citta/culture/monumenti-e-siti-archeologici/musei/museo-civico-castello-ursino/la-collezione-civica/).

“Il nucleo principale della raccolta Biscari è costituito da materiali archeologici provenienti dagli scavi eseguiti a Catania e nei fondi di famiglia, nei pressi dell’antica Camarina, nonché da acquisti fatti a Napoli, Roma e Firenze. Tra i pezzi più pregevoli della collezione alcuni splendidi vasi attici, terrecotte arcaiche, ed un cospicuo gruppo di bronzi.” (ibidem).

Raggiungiamo quindi Piazza del Duomo, in pieno centro cittadino.

Alcentro della piazza troneggia quello che è diventato il simbolo della città “(…) ovvero “u Liotru”, una statua in pietra lavica raffigurante un elefante, sormontata da un obelisco, posta al centro di una fontana in marmo più volte rimaneggiata.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Piazza_del_Duomo_(Catania)).

La piazza è circondata da una serie di palazzi tra i quali, degni di nota, sono il Palazzo degli Elefanti, che ospita il Municipio e il Palazzo dei Chierici, attualmente sede del Museo Diocesano.

Da ricordare è, infine, sul lato meridionale della piazza, la bella Fontana dell’Arenano realizzata nel 1867 e “(…) rappresenta il fiume Amenano come un giovane che tiene una cornucopia dalla quale fuoriesce dell’acqua che si versa in una vasca dal bordo bombato.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Fontana_dell%27Amenano).

Il punto focale della piazza, tuttavia, è costituito dalla grande struttura del Duomo, dedicato a Sant’Agata, patrona di Catania.

La chiesa è stata più volte distrutta e ricostruita a causa dei terremoti che si sono registrati nel corso dei secoli (a Catania, oltre all’Etna, c’è anche questa emergenza). Quella che si può ammirare oggi è stata realizzata tra il 1734 e il 1761 (non sono mancati, in questo lungo periodo, interventi e modifiche).

Una balaustra in marmo separa il sagrato della chiesa dalla piazza antistante; la balaustra è completata da una cancellata ed ornata da statue di marmo. Oltrepassata questa barriera, una breve scalinata di marmo raggiunge l’ingresso dell’edificio religioso.

La facciata (quella precedente è stata spostata alla chiesa di Sant’Agata al Carcere) è tutta in marmo ed è suddivisa su tre livelli.

Quello inferiore presenta tre portali incorniciati da sei colonne di granito di fattura antica (forse provenienti dal Teatro Romano) in stile corinzio. Il portale centrale, adorno anche di due statue, si chiude con una lunetta in alto; i due laterali, più piccoli, sono presentano al di sopra, una finestra ogivale ciascuno.

Anche il secondo livello presenta sei colonne, ma più piccole delle precedenti. Al centro un grande finestrone anticipato dalla statua marmorea di Sant’Agata. L’attico a capanna completa il tutto.

Il portone centrale è in legno scolpito e suddiviso in scene diverse.

Anche il campanile ha subito varie vicissitudini, quella più grave l’ 11 gennaio del 1693, allorquando, a causa di un terremoto, crollò, travolgendo nella caduta sia la chiesa che “(…) oltre 7.000 fedeli raccolti in preghiera.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Sant%27Agata).

Quello attuale è sulla sinistra della chiesa, anch’esso in stile barocco.

L’interno della chiesa è a tre navate. nelle navate laterali si succedono una serie di altari in marmo e pietre dure.

Al di sopra di esse le tele sono incorniciate da monumentali cornici barocche in legno scolpito e dorato. A vederle sono di sicuro effetto.

La chiesa custodisce anche una serie di sarcofagi di vari personaggi appartenenti alle famiglie reali che si sono succedute in terra siciliana.

In fondo alla navata di destra, infine, è la cappella di Sant’Agata, un immenso tripudio di forme artistiche complesse ed elaborate: colonne, foglie di acanto, stemmi, capitelli e decorazioni di ogni genere, tutti di acceso spirito barocco. Al centro, coperto di croci, collane preziose, anelli, corone e innumerevoli altri gioielli, il busto reliquiario della Santa.

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