Siracusa – 2

Come ho accennato nel precedente scritto dedicato al mio viaggio a Siracusa nel giugno 2013, dopo aver visitato lo stupendo Museo Archeologico Paolo Orsi (vedi https://michelecasa.wordpress.com/2020/03/28/siracusa-1/), la prima tappa è il sistema fortificato di Castello Eurialo.

Castello Eurialo è il fulcro principale sul quale era incentrato il sistema difensivo della città di Siracusa nel periodo magno-greco. Il sistema difensivo di Siracusa, realizzato tra il 402 e il 397 a.C. e voluto da Dioniso, Tiranno di Siracusa è letteralmente imponente.

Una struttura muraria, massiccia e robusta, corre ad una distanza di circa 7 chilometri da Siracusa, circondando completamente la città sul lato terrestre e presenta criteri assai complessi ed innovativi rispetto ai criteri dell’epoca.

Come dicevo, di questo grande sistema difensivo, Castello Urialo ne costituisce il perno principale. Chiaramente non è un castello nel senso medievale e moderno del termine. E’ invece un sistema articolato e composito, fatto di mura, di fossati, di porte e di camminamenti, in parte anche coperti.

L’entrata del castello è protetta da tre fossati di diversa lunghezza. tra i fossati corrono alcuni camminamenti, scale e accessi sotterranei che potevano essere facilmente bloccati per contrastare gli assalitori, oppure venire aperti per permettere il passaggio dei difensori che potevano così prendere alle spalle gli attaccanti.

Un sistema ingegnoso che permetteva di tenere al riparo parte delle truppe, mentre la porta di accesso al castello era difesa massicciamente da un grosso mastio e da quattro torri alte fino a 15 metri nonché da due altri muri.

Il Castello è visitabile e una parte dei camminamenti e dei passaggi, messi in sicurezza, sono oggi percorribili. Dal Castello Urialo si ha una visione d’insieme delle opere difensive, mentre, in fondo si vede la città ed il mare.

Un’opera militare ingegnosa ed avvincente.

Prima di procedere ulteriormente nella visita della città greca, è necessario fare una precisazione. Siracusa, in epoca magno-greca, era una pentapoli; la “polis” della città era infatti organizzata in cinque città-quartieri (vedi: https://it.wikipedia.org/wiki/Pentapoli_di_Siracusa).

La città era così grande, ricca e potente da poter rivaleggiare persino con Atene in campo economico, militare (Atene cercò invano di assoggettarla), artistico e culturale. Platone vi soggiornò per tre lunghi periodi, sono documentate le presenze di Eschilo, Pindaro e Senofonte, Aristotele vi trovò la morte quando, nel 212 a.C. la città venne conquistata dai romani. Cicerone la descrisse come la più grande e bella città greca.

I nomi degli uomini che la governavano sono annoverati tra i più conosciuti e potenti dell’antichità: Gelone, Ierone, Agatocle e Dionigi il Grande. Sotto la loro guida Siracusa estese il proprio dominio su una parte significativa della Sicilia e, contemporaneamente, ampliò la sfera di influenza della città con scali ed approdi commerciali su altre sponde del Mediterraneo fino all’Africa.

Anche per questa ragione continui e con fasi alterne furono i contrasti con Cartagine e, in genere, con la parte occidentale della Sicilia, conflitti segnati spesso da spregiudicati alleanze e da mutevoli rapporti.

Di questo periodo favoloso sono testimonianza monumenti importanti e grandiosi i cui resti mirabili sono visibili nel grande parco archeologico della città, un parco archeologico tra i più vasti di tutto il Mediterraneo.

La visita può cominciare dal sistema di grotte chiamato “Orecchio di Dioniso”, o più comunemente “Latomie”; una grotta artificiale scavata nella roccia che fungeva da cava di pietra e che si sviluppa al di sotto dell’area del Teatro Greco.

Il suo nome fantasioso (Orecchio di Dioniso) è attribuito a Caravaggio che lo avrebbe coniato quando lo visitò nel 1608; infatti, secondo la leggenda, Dionigi (Dioniso) che rinchiudeva qui i prigionieri, ne ascoltava i discorsi appostato in una cavità superiore. Di certo c’è solo il fatto che queste grotte hanno una acustica veramente mirabile, capace di “(…) amplificare i suoni fino a 16 volte”. (https://it.wikipedia.org/wiki/Orecchio_di_Dionisio).

Intorno alle Latomie si sviluppa una vasta area (comprensiva di altre cave di minori dimensioni) attualmente sistemata a verde, con piante, fiori e sentieri ben delimitati e la possibilità di piacevoli passeggiate rinfrescate da alberi frondosi e da un piacevole venticello (almeno quando lo abbiamo visitato noi).

Il pezzo forte dell’area archeologica di Siracusa è costituito sicuramente dai resti del Teatro Greco.

E’ uno dei testi più grandi dell’antichità e lo posso testimoniare avendo visitato molti altri teatri greci e romani compresi quelli presenti ad Atene nonché il grande Teatro di Epidauro.

Risale al V secolo a.C. una prima menzione del teatro di Siracusa, forse in una zona prossima a quella in cui sono le rovine del Teatro greco.

Spostato ed ampliato sicuramente nel III secolo a.C., sfrutta in maniera magistrale le pendici del colle Temenite che si affaccia sul porto e sull’isola di Ortigia (anche se la vista era probabilmente in parte coperta dal proscenio).

Sono invece ancora presenti i resti di scale e di piccole stanze forse utilizzate per permettere la comparsa in scena degli attori; visibile è anche la fossa dalla quale veniva alzato il sipario. Tutto il proscenio era sicuramente adorno di colonne e statue, purtroppo andate perdute.

Di quest’ultimo si è conservato assai poco; la cavea, invece, è quasi del tutto intatta nella sua struttura originale. Conserva una acustica eccezionale ed è ancora oggi utilizzato per spettacoli e rappresentazioni di grande livello.

La cavea è in gran parte scavata nella roccia, mentre la parte superiore poggiava su un terrapieno sostenuto da mura di contenimento. E’ divisa in nove settori da scalinate; a metà altezza sono anche i segni di una recinzione che la divideva in due parti.

Al di sopra della cavea corre un terrazzamento percorribile (oggi come allora). Lungo questo terrazzamento era un lungo porticato che cingeva l’intero perimetro della cavea; al centro era un grande ninfeo scavato nella roccia. E’ molto probabile che il resto del porticato fosse adornato di colonne e di statue.

“Il Ninfeo siracusano si pensa fosse l’antica sede del Mouseion (il santuario delle muse), sede della Corporazione degli artisti, dove gli attori siracusani si riunivano prima di scendere nel teatro per recitare (…)”. (https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_del_Ninfeo).

L’insieme è davvero magnifico.

Se ne avete la possibilità vi consiglio vivamente, oltre che la visita, anche la partecipazione a qualche spettacolo. Noi ci siamo dovuti limitare ad assistere alle prove di un’opera di Eschilo e vi garantisco che la sensazione di ritrovarsi rimandati indietro nel tempo è stata veramente formidabile.

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