Siracusa – 3

Se il grande e magnifico Teatro Greco e le Latomie costituiscono sicuramente i maggiori richiami del grande Parco Archeologico di Siracusa (vedi https://michelecasa.wordpress.com/2020/04/01/siracusa-2/), non sono tuttavia da dimenticare altri resti di insigni monumenti della città antica.

Comincerei dalla zona denominata Ara di Ierone.

La denominazione di questa zona deriva da uno scritto di Diodoro Siculo che “(…) attribuisce la costruzione dell’opera a Ierone II, dicendo che era lunga uno stadio ed era realizzata presso il teatro.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Ara_di_Ierone).

ciò che si può vedere oggi è la struttura dei basamenti dell’edificio realizzato nella parte bassa del colle Temenite (quello sulle cui pendici è il Teatro Greco. Tutta la parte superiore “(venne asportata quasi completamente nel XVI sec per essere riutilizzata nella costruzione delle fortificazioni spagnole della città.” (ibidem).

Il complesso, del quale restano evidente le notevoli dimensioni, era probabilmente dedicato a Giove Eleutherios (Liberatore). A lui erano dedicate particolari festività durante le quali si svolgevano giochi sportivi e sacrifici animali. Si dice addirittura che in una di queste occasioni siano stati sacrificati ben 450 tori.

Oltre al basamento, sono evidenti le due lunghe rampe di accesso presenti su ambedue i lati più lunghi del monumento.

Altro importante monumento del Parco Archeologico di Siracusa, ma di età più tarda è l’Anfiteatro Romano.

Risale infatti alla prima età imperiale di Roma.

Ciò che emerge oggi dagli scavi è la parte quasi completamente scavata nella roccia, mentre della parte superiore, costruita fuori terra, rimane ben poco. Di notevoli dimensioni, ma non grandissimo come altri anfiteatri romani, era fornito di scalinate esterne, del tipo che si può vedere nell’ anfiteatro di Pompei.

I due ingressi, posti non in asse con gli altri monumenti dell’area, lasciano presupporre una modifica dell’assetto viario ed urbanistico della zona avvenuto in epoca romana, anche se di ciò non ho trovato indicazioni specifiche.

All’epoca della nostra visita non erano accessibili gli spazi di servizio posti al di sotto dell’arena (non so se ad oggi sia possibile).

Prima di accedere all’anfiteatro, sono i resti, per la verità i basamenti, di un Arco romano dedicato all’imperatore Augusto; lungo la strada di accesso agli scavi sono infine alcuni sarcofagi di età romana e i resti (in generale le fondamenta) di case di epoca ellenistica.

Fuori dall’area del parco archeologico di Siracusa, appena all’inizio dell’isola di Ortigia (oggi parte integrante della città), circondato da abitazioni moderne, è un altro monumento stupendo: il Tempio di Apollo.

I resti di questo tempio sono assai importanti; infatti risalgono al VI secolo a.C. e quindi è uno dei più antichi (se non il più antico) dei templi dell’occidente greco. Costituisce “(…) il momento di passaggio tra il tempio a struttura lignea e quello completamente lapideo (…). (https://it.wikipedia.org/wiki/Tempio_di_Apollo_(Siracusa)).

I resti visibili della struttura evidenziano le principali caratteristiche che questo tempio aveva. Il fronte presentava sei colonne, ma il colonnato circondava per intero tutta la struttura, sui lati (17 colonne) e anche sul retro. L’aula interna, inoltre, è divisa in tre navate da altre colonne.

“L’impresa di costruire un edificio con 46 colonne monolitiche, trasportate probabilmente via mare, dovette sembrare eccezionale agli stessi costruttori, vista l’insolita presenza (…) di un’iscrizione dedicata ad Apollo in cui il committente (o l’architetto), celebra l’impresa edificatoria, con un’enfasi che tradisce il carattere pionieristico della costruzione.” (Ibidem).

Il tempio subì varie modificazioni nel corso del tempo; divenne infatti chiesa bizantina, moschea musulmana e infine chiesa normanna prima di essere abbandonata e subire un progressivo degrado ed abbandono fino al recupero archeologico del sito.

E visto che siamo arrivati all’isola di Ortigia, continuerò il mio racconto proprio dalla visita a questo fondamentale quartiere siracusano.

Nel corso del tempo, dai siculi ai magno-greci, ai romani, fino al periodo medievale ed ancora oggi costituisce ed ha costituito il cuore della città. Già abitata nell’età del bronzo, fu il primo luogo di insediamento della colonia greca, per diventarne il centro politico e religioso. Sede dei governatori romani di Sicilia, in epoca bizantina venne fortificata diventando il fulcro della presenza bizantina in Sicilia e, per un breve periodo (sotto Costante II), capitale dell’Impero Romano d’Oriente. occupata dagli arabi e poi dai normanni, venne ulteriormente fortificata da Federico II con la costruzione del Castello Maniace (del quale parlerò più diffusamente nel prossimo scritto).

In epoca spagnola case, palazzi e monumenti dell’isola assunsero il tipico aspetto barocco che si può ammirare ancora oggi; al contempo ne rafforzarono gli aspetti difensivi e avamposto nelle guerre contro i nemici dell’impero.

In epoca moderna è stata oggetto di numerosi interventi di riqualificazione urbana. Oggi, insieme alle case, ai palazzi, alle chiese, nel quartiere sono una serie di locali per l’intrattenimento di cittadini e di turisti (bar, ristoranti, piccoli negozi) ai quali si offre con colori simpatici ed accattivanti che contrastano e insieme ingentiliscono le bianche strutture delle costruzioni.

Un’ultima annotazione qui, prima di rimandare, con il prossimo scritto, la descrizione dei monumenti e dei tesori artistici qui presenti (oltre ai citati resti del Tempio di Apollo del quale ho parlato prima).

Si tratta di una annotazione mitologica.

Ortigia aveva come dea protettrice Artemide (la romana Diana). Fu lei a trasformare in limpida sorgente, sulle rive di questa isola, la ninfa Aretusa che cercava di sfuggire alle mire del dio Alfeo, (figlio del dio Oceano), che la voleva concupire.

Nel luogo ove la fonte sgorga ancor oggi, in prossimità del mare, è stata realizzata una bella fontana con in bronzo le figure stilizzate della ninfa e del dio, a ricordo di quel mito e a ricordare l’antica devozione ad Artemide.

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