Siracusa – 4

Nel precedente scritto (https://michelecasa.wordpress.com/2020/04/02/siracusa-3/) ho parlato dell’isola di Ortigia, cuore artistico e culturale della città di Siracusa; qui di seguito cercherò di descrivervi alcuni dei suoi monumenti, quelli che più hanno attirato la mia attenzione e il mio interesse.

Il primo, che attrae subito l’attenzione di chi percorre le rive di Ortigia è Castello Maniace. Qui, sulla punta dell’isola di Ortigia, sicuramente esisteva una fortificazione a difesa del porto già in epoca greca. Ma una prima struttura difensiva documentata risale al 1038 da parte del generale bizantino Giorgio Maniace (vedi: https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Maniace).

Di questa struttura difensiva e sulle modificazioni successive in epoca araba e normanna non vi è oggi traccia alcuna.

Risale invece a Federico II di Svevia la realizzazione del nucleo principale della struttura che oggi ancora sorge sull’isola (intitolato dallo stesso imperatore al generale bizantino). “Questo castello, considerato come una delle più rappresentative architetture federiciane rivestì un importante ruolo nella vita militare della città medievale (…) Ma quando giungevano i sovrani era in grado di divenire anche un’elegante sede di corte.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Siracusa).

La fortificazione della città venne periodicamente rafforzata nel corso del tempo. In epoca cinquecentesca gli spagnoli riutilizzarono gran parte delle monumentali costruzioni grecae e romane per costruire poderosi bastioni e muraglie che modificarono complessivamente il profilo della città e particolarmente quello dell’isola di Ortigia. Nel 1600 fu eliminato persino l’istmo naturale che collegava l’isola alla terraferma, sostituito da ponti levatoi, rafforzando ulteriormente la caratteristica militare della struttura difensiva.

“Le fortificazioni della città e il regime militaresco nel Seicento e Settecento raggiunsero un livello tale che la Siracusa di quel periodo è stata definita «una caserma abitata da civili», ma anche la «piazzaforte d’Europa», pensata per risultare inespugnabile.” (ibidem).

Solo alla fine dell’ 800 si cominciò a smantellare il massiccio complesso difensivo, restituendo la fruibilità dell’isola agli insediamenti civili.

All’epoca della mia visita la struttura era stata in gran parte restaurata, ma solo parzialmente visitabile. Tuttavia, nonostante oggi la struttura risulti molto ridimensionata rispetto al passato, così come ho potuto prima descrivere, nonostante case e palazzi, passeggiare lungo le rive dell’isola offre l’impressione di trovarsi “dentro” ad una cittadella fortificata.

Addentrandosi invece nelle strade e tra le costruzioni di Ortigia, tutto cambia e uno splendido spettacolo di arte ed architettura coinvolge il visitatore.

A cominciare dal meraviglioso Duomo della città.

Sono tantissime le chiese e gli edifici religiosi costruiti al posto di antichi templi greci o romani. Quasi tutti hanno riutilizzato non solo i luoghi, ma anche parti delle costruzioni precedenti. Ma il Duomo di Siracusa rappresenta un caso forse unico: è esattamente lo stesso tempio dell’antichità, modificato e trasformato, ma assolutamente identico nella struttura e nelle dimensioni.

Ne fanno fede le colonne scanalate che ancora si vedono allineate lungo le pareti (interne ed esterne) dell’attuale edificio religioso, colonne complete persino dei loro capitelli originali.

Le colonne, i capitelli, la struttura dell’edificio religioso sono quelli dell’antico tempio della città greca, tempio all’epoca dedicato ad Atena (Minerva) e poi trasformato in chiesa a partire dal primo periodo cristiano.

Il luogo, quello più alto di Ortigia, era dedicato a funzioni religiose già nel periodo siculo (e cioè prima dell’arrivo dei greci), diventando poi fulcro dell’area sacra con la presenza magno-greca e poi romana.

Il tempio venne costruito nel V secolo a.C. per celebrare la vittoria sui cartaginese dal Tiranno Gerone. Bello ed estremamente ricco, “da Cicerone (…) sappiamo che aveva decorazioni in avorio, borchie d’oro sulla porta e una serie di tavole dipinte che raffiguravano un combattimento di cavalleria tra Agatocle e i Cartaginesi e 27 ritratti dei tiranni della città.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Siracusa).

Ancora oggi, aggirarsi, all’esterno ed all’interno della chiesa con le alte colonne lungo le pareti (originariamente 14 per ogni lato lungo e sei sui lati corti) è uno spettacolo veramente sensazionale.

Adattata al rito greco durante il periodo bizantino e a moschea nel periodo arabo, venne restituita al culto cristiano dai normanni che elevarono l’altezza della navata centrale, aprendo alcune finestre nella parete e decorandola con mosaici.

Oggi la facciata si presenta in stile barocco; realizzata tra il 1700 e il 1753 è piuttosto elaborata. Si sviluppa su due ordini sovrapposti; quello inferiore è incorniciato da sei alte colonne, delle quali quattro incorniciano il portale maggiore. Un complicato timpano decorato con merlature e ornamenti lo separa dal livello superiore, con quattro colonne ed un ulteriore timpano. Statue, volute ed altri decori completano il tutto.

Alla chiesa si accede salendo alcuni gradini che danno su un sagrato cinto lateralmente da due balaustre. All’interno, la navata centrale è separata dalle due laterali dalle antiche mura della cella del tempio di Atena, nel quale sono state realizzate le aperture e creati gli archi a tutto sesto che sostengono la volta.

Uno spettacolo davvero unico!

All’esterno, la grande piazza, oltre alle facciate di alcuni bei palazzi barocchi recentemente restaurati, presenta anche la facciata della piccola e graziosa chiesa di Santa Lucia alla Badia, una chiesa del XV secolo dedicata alla patrona di Siracusa, verso la quale la popolazione e la città hanno una particolare venerazione.

Oggetto di devozione anche per alcuni eventi miracolosi che qui sarebbero accaduti (vedi https://www.secretsiracusa.it/dove-andare-a-siracusa/santa-lucia-alla-badia-siracusa/), al tempo della mia visita conservava uno dei più grandi capolavori di Caravaggio, realizzato nel periodo finale della sua vita: il Seppellimento di Santa Lucia.

Basterebbe solo questo a soddisfare la mia visita, ma io, come ormai sapete, sono un partigiano di Caravaggio e delle sue opere.

E questo è uno dei suoi più grandi capolavori!

La parte alta della tela è scura e riproduce un ambiente chiuso, buio, opprimente, assolutamente funzionale ad una scena di dolore e di morte. Il corpo della santa giace a terra, contornata da varie figure di prelati e di ornati, mentre, in primo piano, si stagliano le figure dei due becchini che si apprestano a scavare una fossa. Le loro forme, i muscoli, le membra vivide contrastano abilmente con quelle del corpo riverso e abbandonato della santa.

Questo per dire solo alcune delle fantastiche caratteristiche di questa formidabile composizione!

E con questo si conclude anche il mio racconto, sicuramente non esaustivo, del mio viaggio tra il ricco patrimonio storico, culturale ed artistico di questa bella e grande città della Sicilia.

Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...