Morgantina

Seppure l’area sud-orientale della Sicilia è universalmente conosciuta come la sede più qualificata dell’arte barocca (Modica, Noto, Siracusa, ecc.), essa non è certo priva di rimembranze più antiche e rivendica la presenza di autentici tesori archeologici, tra i quali si annovera la stupendavilla romana di Piazza Armerina. Di questa parlerò nel prossimo scritto, qui mi soffermerò, invece, su un altro luogo, forse sottovalutato, ma, a mio parere, di grande valore archeologico: gli scavi di una antica città prima sicula, poi greca ed infine romana: Morgantina.

Vi giungiamo dopo una visita al piccolo museo di Aidone (il paese nel quale ricadono gli scavi archeologici). Qui abbiamo modo di ammirare due preziose opere provenienti proprio da quegli scavi archeologici.

La prima è la cosiddetta Dea di Morgantina, una splendida statua (acefala) risalente all’incirca agli inizi del V secolo a.C. La statua venne scolpita in Sicilia, probabilmente da un allievo di Fidia in pietra calcarea. Splendido è il panneggio della veste, lunga ed accollata che copre l’intero corpo della dea aderendo in maniera assai realistica al suo corpo in movimento.

Vale la pena raccontare brevemente delle vicissitudini di questa statua: proveniente da uno scavo clandestina venne venduta da un commerciante ticinese ad una casa d’aste inglese e poi ceduta al Paul Getty Museum; è tornata in Italia nel 2011, insieme ad altri reperti, dopo una complessa vicenda giudiziaria.

La seconda è costituita dagli acroliti di Demetra e Kore (per il significato di “acrolito” vedi: http://www.treccani.it/enciclopedia/acrolito_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Antica%29/).

Come ho accennato nel precedente scritto, il mito di Demetra e Kore, così profondamente legato alla terra, al ciclo delle stagioni e, soprattutto, alla rinascita della natura e all’abbondanza delle messi, era profondamente conosciuto nell’antichità e fortemente apprezzato. In queste aree, in Sicilia e particolarmente nel centro della Sicilia, il loro mito era ampiamente diffuso. Per questa ragione qui, e in molti altri luoghi di questa zona, sono numerose le testimonianze artistiche tributate a queste divinità. (Per una conoscenza più approfondita e dettagliata vedi: http://www.ilportaledelsud.org/demetra_e_kore.htm).

Dopo aver ammirato queste (ed alcune altre) stupende opere raggiungiamo il sito archeologico.

Gli scavi (di epoca assai recente) hanno riportato alla luce una grande parte dell’abitato e ne permettono una lettura quasi palmare.

Ho conosciuto e visitato molti siti archeologici, sia in Italia che all’estero, in Grecia, in Spagna, in Ungheria e persino in Inghilterra. Ho visto splendidi monumenti e ho ammirato i resti di incredibili e stupende costruzioni, testimonianze di un grande passato, di livelli assai alti di arte e cultura.

A Morgantina non ci sono grandi monumenti, e non era una grande città; c’è quindi la possibilità di guardare l’impianto urbano di una città e di comprendere bene la sua organizzazione e la sua struttura complessiva.

La mancanza di monumenti e, per converso l’aver riportato alla luce la gran parte delle fondazioni delle abitazioni, delle case e delle strutture pubbliche, consenta una visione piana, completa e pressoché esaustiva della città antica.

E’ una esperienza unica, assai diversa da quella che si ottiene visitando il centro monumentale di Roma con i palazzi del potere, la Via Sacra, il Palatino; diversa anche da Pompei ed Ercolano, città che si sono conservate sotto la coltre di detriti del Vesuvio, e che si attraversano percorrendo le strade cittadine fiancheggiate da case, abitazioni e monumenti.

Per me è stato come percorrere, a piedi, la piantina di una città, riuscendo quindi a capire la caratteristica delle abitazioni, l’impianto urbano, la organizzazione sociale e, quindi, la stratificazione sociale della città, i suoi luoghi pubblici, i centri di interesse, le strutture commerciali.

L’area che si visita è quella compresa in un periodo che va all’incirca dal V al I secolo a.C. (tuttavia il sito è stato abitato per oltre mille anni, dalX secolo a.C., fino al periodo romano).

Si comincia da una vasta zona pianeggiante, segnata da una ampia via centrale di accesso e da alcune diramazioni laterali lungo le quali si aprono gli accessi alle abitazioni. Si tratta di abitazioni popolari, costituite prevalentemente da un ambiente unico o da bilocali, adibiti sia a botteghe che ad abitazioni.

E’ il quartiere popolare, dove si addensava la maggior parte della popolazione, con case e botteghe, spesso coincidenti nel medesimo locale, costruzioni addossate le une alle altre, raramente provviste di una soprelevazione, per gran parte costruite in legno su fondazioni di pietra o cementizie.

Al termine della lunga strada che attraversa il pianoro e l’abitato popolare, si raggiunge la grande Agorà (diventata Foro con i romani).

Si distinguono bene, su tre lati dell’ampio spazio, i resti della “stoà” (https://it.wikipedia.org/wiki/Sto%C3%A0), con i lunghi porticati e le strutture cementizie di contorno.

Ai margini della piazza sono i resti del “gymnasium”, una costruzione destinata a palestra e quelli di un ninfeo, e cioè una fontana monumentale, con una doppia vasca.

Quasi al centro della vasta piazza sono i resti di un edifico più tardo, di epoca romana, un antico “macellum”, l’edificio del mercato.

Distintivi, invece, dell’età e delle consuetudini greche è invece un altro edificio che veniva utilizzato per le riunioni dell’assemblea cittadina: l “ekklesiasteron”. Si tratta dei resti di una gradinata di forma trapezoidale priva di particolari decorazioni, ma che per me ha un grande fascino dal punto di vista sia archeologico che culturale.

Non manca un teatro (di non grandi dimensioni) e, di fianco, i resti di un edificio religioso dedicato a Demetra e Kore.

La grande piazza è dominata da una collinetta e qui si aprono le abitazioni e le costruzioni del ceto mercantile ed aristocratico della città.

Lo si nota subito, addentrandosi nei resti delle fondazioni delle costruzioni: case con più camere, basi di colonne che fiancheggiavano o adornavano le costruzioni, pavimentazioni curate e spesso decorate con mosaici (in verità pochi i resti di mosaici completi rimasti in loco).

Denominata “Casa del Magistrato” è una costruzione che conta ben ventiquattro stanze, un ampio ingresso preceduto da colonne, un’ampia sala destinata ai banchetti (c’è lo spazio per ben nove triclini). Probabilmente apparteneva a qualche governante della città.

Le altre abitazioni poste sul fianco della collina non hanno le medesime dimensioni, ma si caratterizzano perfettamente quali abitazioni di un ceto assai più elevato di quello che abitava la parte bassa della città.

Si conclude così la nostra visita a Morganatina, un sito che raccomando vivamente di visitare e di conoscere, un luogo che riesce ad insegnare molto a chi è piacevolmente attirato dalla volontà di comprendere forme ed organizzazioni di culture antiche che sono alla base della nostra civiltà e della nostra storia.

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