Piazza Armerina

E chi non conosce la fantastica Villa Romana di Piazza Armerina? Se non per averla visitata, almeno per averne ammirato in foto o su qualche libro d’arte i suoi fantastici mosaici?

Lo so, sono un inguaribile ottimista e mi ostino a pensare che le persone leggano e studino. Purtroppo così non è; tuttavia il mio impegno rimane quello di raccontare delle bellezze e delle cose interessanti che si possono visitare, a beneficio di chi non può farlo, o come guida per chi intende viaggiare.

Prima di parlare della Villa Romana, qualche parola merita la cittadina dell’entroterra siciliano che, come nel caso del Castello di Enna, venne ripopolata in epoca normanna da genti provenienti dall’Italia peninsulare e di etnia longobarda.

La cittadina è ricca di chiese e palazzi di epoca diversa, ma abbastanza ben conservati e rimaste fortunosamente quasi incolumi da parte del selvaggio assalto delle moderne architetture.

Tra le diverse chiese, la nostra attenzione si è soffermata sulla Cattedrale di Piazza Armerina che prospetta su una piazza posta nella parte alta dell’abitato, circondata in parte da una balaustra che affaccia su un ampio panorama sottostante, ed in parte circondata da altri edifici di epoche diverse.

L’edifico religioso ha vissuto fasi diverse e complesse. Quello che oggi possiamo vedere è una struttura barocca (realizzata tra il ‘600 e il ‘700) con inserti gotici (soprattutto la parte inferiore del campanile) provenienti da un precedente edificio. La chiesa è anticipata da una scalinata completa di balaustra che porta ad un breve sagrato e ad un magnifico portale centrale. Al di sopra della costruzione, una alta cupola settecentesca.

L’interno della cattedrale è assai semplice, ma non mancano certo varie opere (sculture e tele) di grande pregio. Prevale un candido bianco delle pareti, anche in alto, verso l’apertura della grande cupola che domina il tutto.

Ma veniamo alla magnifica Villa del Casale, ubicata a qualche chilometro dalla cittadina.

Si tratta di una “villa” che per le sue dimensioni e i suoi decori è molto più grande di quelle comunemente conosciute e diffuse nelle campagne in età tardo-imperiale. Per certi versi è assimilabile addirittura ad un palazzo imperiale.

Incerta, ancora oggi, nonostante i numerosi studi, la realizzazione temporale della costruzione (sorta su una precedente fattoria); ad ogni modo il periodo della sua realizzazione è posta tra la fine del III e l’inizio del IV secolo.

E’ in questo periodo che le campagne siciliane (e in genere meridionali) conoscono il loro rilancio produttivo ed economico, conseguente ad un orientamento delle produzioni nord africane (egiziane in particolare) verso Costantinopoli e della necessità di aumentare l’approvvigionamento verso Roma e l’intera penisola italiana.

Contemporaneamente cresce l’orientamento dei ceti abbienti a lasciare le dimore cittadine per spostarsi presso i loro possedimenti e la ricerca di ricreare sul posto condizioni di vita similia quelli delle città. Di qui la propensione ad investire ingenti somme per ingrandire, abbellire e rendere sempre più comoda e piacevole la loro permanenza in campagna.

La visita comincia con un ingresso monumentale che presenta tre arcate ed un grande cortile. Sulla sinistra è un complesso termale, articolato in tutte e tre le parti che normalmente lo compongono.

Ma è soprattutto nelle altre due parti nelle quali si compone la villa che le tracce del patrimonio artistico raggiungono il loro massimo splendore.

Il corpo centrale della villa è articolato intorno ad un grande peristilio quadrangolare, con giardino e vasca al suo centro; in fondo è una grande esedra, mentre sui lati si aprono le diverse camere abitate dai proprietari degli alloggi. La grande parte di quest’area è completamente coperta da stupendi mosaici.

Credo che i criteri adottati per la visita della costruzione siano di grande qualità. Infatti le superfici sono visibili attraverso una passerella sopraelevata che permette di raggiungere tutti gli ambienti e di godere dei meravigliosi mosaici dall’alto, evitando il rischio di una loro manomissione e, quindi, di un grave deterioramento degli stessi.

E i mosaici sono davvero stupendi.

A cominciare da quello chiamato della “Grande Caccia” che si sviluppa lungo tutto il corridoio antistante la grande esedra. Un lungo mosaico nel quale sono descritte le tecniche di caccia (nel senso di cattura) di vari animali feroci o selvaggi. Sia le figure umane, vestite di abiti colorati, sia gli animali sono descritti con grande precisione formale, ma anche con un mirabile senso cromatico. Rinoceronti, pavoni, struzzi, leoni e tanti altri animali destinati sicuramente alla organizzazione di giochi nel circo sono brillantemente disegnati e descritti. Le scene raccontano anche le modalità di cattura e quelle di trasporto degli animali: carri, gabbie, navi vengono raccontate l’una di seguito all’altra insieme alla breve descrizione di piante ed alberi.

Il pavimento dell’ampia esedra, utilizzata come luogo di accoglienza per gli ospiti, ha una pavimentazione in marmi policromi, in “opus sectile”, di grande pregio.

Ma i mosaici sono presenti anche nelle varie stanze di questa sontuosa dimora: scene complesse, come quella della “Piccola Caccia”, con animali, uomini, cani e piante dettagliatamente descritti, o relativamente più semplici, con disegni geometrici, festoni, fronde e fiori, si susseguono stanza dopo stanza.

Una cosa veramente meravigliosa che è doveroso andare a visitare.

In particolare, in una stanza, vi sono addirittura due mosaici che si sono sovrapposti nel tempo. Quello inferiore è a motivi geometrici; quello superiore è una vera delizia: una serie di figure femminili, in abiti succinti (si potrebbero definire dei “bikini”), ciascuna impegnata in una diversa attività ludica.

L’ultima parte del grande complesso è costituito da un altro peristilio di formale ovale sul quale si aprono altre sale utilizzate probabilmente in occasione di grandi banchetti o di iniziative pubbliche.

La sala più grande è molto affascinante. Sul suo pavimento un mosaico a grandi figure raccontano le fatiche di Ercole, il mito della sua nascita e l’eroe accolto sull’Olimpo. Anche in questo caso lo splendido mosaico è visibile dall’alto.

Anche le altre sale sono adorne di mosaici: foglie d’acanto, figure di animali, scene di pesca, come pure varie descrizioni di diverse attività agricole. Tra queste assai particolare per bellezza è la scena della vendemmia.

Ma quasi tutti i locali che si attraversano, dall’ingresso monumentale, ai corridoi, alle stanze di passaggio conservano la costante presenza dei mosaici: meno raffinati e meno ben conservati, ma tutti assai interessanti.

Sontuosa, meravigliosa, fantastica, raffinata, bellissima. Quali altri aggettivi utilizzare per descrivere questo luogo ?

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