Val di Noto – 1

Con il termine Val di Noto non si definisce una valle, bensì un ampio territorio (di variabile estensione) che nel corso del tempo ha costituito un territorio, una circoscrizione amministrativa dal tempo dei normanni fin quasi ai giorni nostri e che comprendeva (grosso modo) i territori oggi ricadenti nelle province di Ragusa e Siracusa.

L’origine del nome è variamente argomentato; senza scendere in eccessivi dettagli, sicuramente la si può far risalire ad un qualche termine di origine araba legato al concetto di amministrazione. (Per chi volesse approfondire: http://www.itineraridarte.it/il-barocco-della-val-di-noto/; https://it.wikipedia.org/wiki/Val_di_Noto; http://www.treccani.it/enciclopedia/val-di-noto_%28Enciclopedia-Italiana%29/).

E’ un’area dunque, abbastanza diversificata. Tuttavia, a mio parere, c’è un filo rosso che corre lungo tutto il territorio ed è la presenza diffusa, ampia, minuziosa e comunque generalmente presente del barocco. Il barocco vive ovviamente in tanti altri luoghi e, per converso, non c’è solo il barocco in Val di Noto, qui, tuttavia, questo stile si insinua in ogni piega, in ogni anfratto, in ogni particolare della struttura urbana e non solo nell’architettura delle chiese e dei grandi monumenti storici ed artistici.

Resta da chiedersi il perché di una tale diffusione del barocco. Per quale ragione questo stile abbia permeato in forme così pervasive ed estese proprio questo territorio e non altri.

Non ho trovato una risposta diretta a questa mia domanda.

Tuttavia credo che il fatto più convincente risieda nel terribile terremoto che ha colpito questa area nel 1693. Qui, il 9 e l’11 1693 produsse effetti catastrofici (magnitudo del 7,3; oltre 60.000 morti) e la distruzione pressoché totale di tutti gli edifici pubblici e privati. La ricostruzione avvenne a ridosso di quegli eventi e lo stile barocco venne adottato non per scelta, ma perché quello dominante al momento.

Se accettiamo questa motivazione, si può anche spiegare la caratteristica principale che qui ebbe quello stile, ricostruendo quindi monumenti, chiese e palazzi nelle forme di un barocco tardo e con forti influenze spagnole (che in quel periodo governavano la Sicilia).

Il nostro giro comincia da Vittoria, dalla piazza centrale della città, Piazza del Popolo, sulla quale prospetta la facciata della Chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Costruita tra il 1612 e il 1619, danneggiata dal terremoto del 1693, presenta una facciata convessa su due ordini, completata da un torrino che funge anche da campanile. Nella fascia inferiore sono sei colonne, delle quali due incorniciano l’unico portale di ingresso; il portale è sormontato, nella fascia superiore da un balcone con balaustra, incorniciato da due lesene. Ad impreziosire il tutto una finta balaustra corre lungo tutta la cornice inferiore e quella superiore le classiche volute barocche completano il tutto lateralmente.

L’interno ha una sola navata, con varie tele e dipinti.

Aspetto assai curioso è la presenza sulla stessa piazza e lateralmente alla chiesa, del Teatro comunale, una costruzione in stile neoclassico che risale al 1863. La facciata presenta colonne distribuite su due livelli e varie statue.

Un’altra chiesa di sicuro interesse è, in una piazza vicina, la Basilica di San Giovanni Battista. Essa è la chiesa madre di Vittoria ed è stata costruita dopo il terremoto del 1693. La facciata liscia e assai semplice, di gusto barocco, è abbellita da due piccole cupole laterali. L’interno è a tre navate su colonne di stile corinzio.

Da Vittoria a Comiso il passo è breve, attraversando un territorio che negli anni ’80 del secolo scorso (sembra trascorsa una vita ormai) è stato oggetto del più grande, importante e significativo movimento pacifista.

In quegli anni, infatti, l’aeroporto di Comiso è stato oggetto di una importante battaglia: la lotta contro l’installazione dei missili atomici (i famosi Cruise americani). La contrapposizione fu estremamente dura e il mondo pacifista ha scritto, in quegli anni, una pagina davvero importante.

“Il 7 agosto 1981 il governo Spadolini prende la decisione di localizzare nell’ex aeroporto di Comiso una base NATO con 112 missili “Cruise” a testata nucleare. (…) Giacomo Cagnes, ex sindaco della città ed esponente di punta del PCI, si pone a guida dei movimenti locali anti-missili, mentre l’amministrazione comunale, capeggiata da Salvatore Catalano, si pone a favore della decisione del governo. Pio La Torre interviene più volte, allo scopo di dare maggiore impulso al movimento per la pace. Il 4 aprile 1982 a Comiso viene organizzata una grande manifestazione, che fa confluire in città più di centomila persone provenienti da ogni parte d’Italia, appartenenti a vari movimenti pacifisti. Nello stesso anno incominciano i lavori di costruzione della Base Nato. Il 5 maggio 1983 giungono i primi 225 militari americani. Nell’estate dell’83 cresce la tensione tra forze dell’ordine e pacifisti, che si erano accampati nei terreni attorno all’aeroporto; decine di manifestanti vengono feriti, altri arrestati. Sono anni di continue manifestazioni e scontri (…) A livello internazionale, l’arrivo di Gorbačëv inaugura una nuova politica di distensione e di pace tra le due potenze mondiali, che culmina nel 1987, quando viene firmato l’accordo tra Reagan e Gorbačëv sulla riduzione degli euromissili, con il quale si dichiarava lo smantellamento di tutte le basi europee entro i 10 anni successivi, tra cui anche quella di Comiso. Nel 1991 l’ultima batteria di “Cruise” lascia la città.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Comiso).

Ritengo opportuno richiamare queste vicende perché in uno scritto che si occupa prevalentemente di storia, arte e archeologia, fatti di questo genere devono avere una spazio, in quanto parte non secondaria della nostra cultura e della nostra vita.

A Comiso sono numerosi i luoghi di interesse. Cominciamo dal castello dei Naselli, un corpo di fabbrica massiccio del quale si distingue un torrione quadrangolare con contrafforti.

Quasi di fronte, in cima ad una alta gradinata, la chiesa di San Biagio, sulla sede di una basilica antichissima (III – IV secolo d.C.), ma totalmente ricostruita dopo il citato terremoto del 1693.

Raggiungiamo Piazza Municipio, chiamata anche Piazza Diana per la presenza di una fontana neoclassica dedicata alla fonte omonima che sgorga davanti alla fontana (qui erano gli edifici delle terme romane).

Sulla piazza si affacciano due edifici: il Palazzo Comunale del XVIII secolo e il Palazzo nobiliare Iacono-Ciarcià, ricostruito dopo il terremoto del 1693 con l’aggiunta di un originale (per il luogo) porticato percorribile.

Saliamo verso l’alto per raggiungere Piazza delle Erbe.

Qui si trova la chiesa Madre di Comiso, intitolata a Santa Maria delle Stelle, originariamente dedicata (nel XV secolo) a Santa Maria del Mulino, per la vicinanza di un antico mulino. Anche questa chiesa venne distrutta dal terremoto del 1693 e ricostruita negli anni successivi, con il contributo della nobiliare famiglia Naselli. Lo stile è barocco (dell’originale sono rimasti solo i pilastri); cupola e campanile di epoche successive.

Ancora più in alto è la chiesa della Santissima Annunziata che si eleva al termine di una scalinata scenografica e con un sagrato circondato da balaustre. In questo caso la chiesa si presenta in stile neoclassico giacché, anch’essa colpita dal terremoto, venne però ricostruita in epoca più tarda, alla fine del ‘700. La cupola addirittura alla fine dell’800.

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