Firenze – 3

Dopo aver descritto in maniera assai sintetica Piazza della Signoria e Palazzo Vecchio, è adesso la volta degli Uffizi.

Anche in questo caso non farò l’elenco delle opere qui conservate, sarebbe peraltro impossibile. Il solo elenco richiederebbe ben più delle due cartelle alle quali limito ogni mio scritto. Nè posso scrivere anche solo di alcune di queste, che talune, anche prese singolarmente, hanno ricevuto l’attenzione di storici dell’arte con monografie assolutamente preziose e di grandissimo livello qualitativo sia dal punto di vista dell’analisi, sia per quanto riguarda le immagini.

Mi limiterò, quindi, molto immodestamente, a percorrere le sale di questo stupendo museo che conserva alcune delle opere più significative, grandi ed importanti del Rinascimento italiano, strada e guida per l’arte di tutto il mondo. Di queste opere scriverò solo per raccontarvi quelle che hanno suscitato in me maggiore interesse e, se riesco, a raccontarvi delle mie sensazioni e delle mie emozioni.

Nel corso dei miei viaggi a Firenze sono stato per tre volte alla Galleria degli Uffizi, senza mai trovare le mie visite ripetitive e noiose, al contrario riscoprendo ogni volta cose ed aspetti nuovi, emozioni e sensazioni piacevoli e persino gioiose. Tante volte, nel corso della stessa visita, sono anche tornato indietro, per vedere meglio, per guardare con più attenzione alcune delle favolose opere che qui sono raccolte.

E che siano favolose è indubbio. Nè la parola deve sembrare eccessiva. Come altro definire la vasta presenza di opere di Raffaello e di Botticelli (tra l’altro la Galleria degli Uffizi è il prestatore più significativo della mostra su Raffaello in corso a Roma nelle Scuderie del Quirinale), o le opere di Giotto, Tiziano, Pontormo, Andrea del Sarto, Caravaggio, Durer, Rubens e tanti altri.

Qui ci si trova davanti ad “(…) opere d’arte inestimabili, derivanti, come nucleo fondamentale, dalle collezioni dei Medici, arricchite nei secoli da lasciti, scambi e donazioni(…).” Inoltre “(…) Di grande pregio sono anche la collezione di statuaria antica e soprattutto quella dei disegni e delle stampe che, conservata nel Gabinetto omonimo, è una delle più cospicue ed importanti al mondo.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Galleria_degli_Uffizi).

Qualche parola merita il contenitore di queste opere spettacolari, grandioso anch’esso. La sua costruzione iniziò nel 1560, ad opera del Vasari, ed è costituito da due corpi di fabbrica paralleli che si sviluppano su un fianco di Palazzo Vecchio. I due corpi sono collegati in fondo, sul lato prospiciente l’Arno da un braccio più corto che chiude lo spazio, creando quindi una piazza rettangolare.

La struttura è assai omogenea, presenta infatti un pianterreno con un porticato architravato con copertura a botte. Il porticato è formato da pilastri che si alternano a serie di due colonne; in ogni pilastro si apre una nicchia con una statua. Al di sopra di ciascun modulo (pilastri con le due colonne intermedie), si aprono tre finestre rettangolari: si tratta di un finto mezzanino che serve a dal luce al porticato.

Il livello superiore è caratterizzato da finestre, una per ognuna delle aperture del mezzanino inferiore; ogni finestra è completata da un timpano, alternando uno triangolare con uno curvilineo. Al di sopra ancora è un loggiato chiuso.

L’allineamento complessivo, la prospettiva, la ripetizione dei moduli sia in linea orizzontale che in verticale, regala un insieme assai equilibrato e molto gradevole e la grandezza della struttura risulta visivamente alleggerita.

Da sottolineare come “Il portico architravato rappresenta una grande novità nella storia dell’architettura, in quanto i portici medievali, e poi quelli rinascimentali, erano costituiti da una serie di archi e mai di architravi, sia a Firenze (…), sia altrove, a parte il Palazzo Senatorio di Michelangelo che infatti è uno dei modelli del progetto vasariano.” (Ibidem).

E veniamo alle opere delle quali, come ho detto, tratterò assai limitatamente.

Anzitutto la raccomandazione, per chi non avesse la possibilità di visitare questo straordinario museo, è quello di utilizzare il sito ufficiale, ben documentato e con una dettagliata descrizione delle opere (https://www.uffizi.it/). Per chi poi volesse più approfondite notizie sulle opere e sugli artisti, c’è una abbondanza di opere e di pubblicazioni di grande e qualificato livello.

Io mi limiterò a citare solo alcune opere, a cominciare da due grandi tele di Botticelli: la “Nascita di Venere” e la “Primavera”. Ne parlo perché, oltre a rappresentare degnamente il suo tempo, l’artista ci ha regalato due opere che raccontano una quotidiana rinascita, la continua ripresa di una vita vivace e densa di emozioni, il periodico risveglio di una natura della quale facciamo parte, a pieno titolo, anche noi, seppure con tutto il bagaglio di contraddizioni, errori ed incertezze. Le due tele, per quanto mi riguarda esprimono con grande forza felicità, gioia, voglia di vivere. Ed è un incanto poi, soffermarsi sulle singole parti del quadro: i fiori, le foglie, la luce, i volti, la meravigliosa conchiglia dalla quale si schiude Venere, la quintessenza dell’amore e della giovinezza.

Altra opera magnifica che mi piace sempre guardare è la “Sacra Famiglia” di Michelangelo, detta anche “Tondo Doni”. Qui si esprime tutta la genialità artistica di questo autore che riesce a inserire in formidabili forme plastiche l’intero gruppo familiare (Maria, Giuseppe e il Bambino) dentro una superficie circolare. Il cerchio contiene perfettamente, senza incertezze e senza vuoti figurativi, l’intera scena, con un incredibile equilibrio della composizione.

Come dimenticare poi la delicata composizione di Simone Martini: l’ “Annunciazione e i Santi Ansano e Massima”, un vero capolavoro, nel quale le singole parti, le figure e quelli che potremmo definire “oggetti di scena”, si equilibrano in maniera perfetta. O la stupenda tavola di Giotto, la “Madonna con Bambino in trono, angeli e santi (Maestà di Ognissanti”), dalla forte espressività che promane dai volti della Madonna e del Bambino.

Non posso mancare di ricordare una tavola di Leonardo da Vinci, l’ “Adorazione dei magi” che nella sua incompiutezza riesce a cogliere non solo l’intima organizzazione della scena, ma anche a descrivere in maniera assai compiuta tutto l’ambiente circostante.

Del giovane Caravggio (il mio autore preferito), l’altrettanto giovanile “Bacco”, una tela magistrale, nella quale ironia, espressività e capacità di descrizione dettagliata si fondono in maniera assai mirabile e, a mio parere, meravigliosa.

Almeno un accenno merita la grande tavola di Paolo Uccello, la “Battaglia di San Romano”, di incredibile plasticità, con la forte dinamica della scena a cui fanno da contrappunto la dettagliata descrizione di minuti particolari, quali le armi, i finimenti dei cavalli, le armature, ecc.

Di Tiziano mi limito a citare il “Ritratto di Francesco Maria della Rovere”, un dipinto che si gioca tutto sul colore scuro (della corazza, della barba, dello sfondo) per ritrarre un austero e determinato uomo del tempo.

Citare le opere di Raffaello, da solo costituirebbe un lungo elenco. Io mi limito alla citazione dello stupendo quadro della “Velata”, che ritrae una donna vestita dei suoi abiti migliori; qui alla semplice dolcezza del volto della donna fa da contrappunto l’elaborata e ricca veste che lei indossa e mostra allo sguardo e all’ammirazione di coloro che la guardano.

Mi accorgo che in questo modo, citando alcune delle opere presenti nel museo, faccio un torto grave alle tante altre opere, quadri, tele, tavole, sculture che si addensano e si presentano nelle sale e nei corridoi. Raccomando una sosta sulla terrazza del museo per godere appieno della vista di Palazzo Vecchio e di Piazza della Signoria.

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