Firenze – 11

La nostra visita a Firenze del marzo 2014, pur non completa rispetto al grande patrimonio artistico della città, volge al termine. Ma non posso chiudere questa serie di scritti senza parlare dell’Arno, il fiume che attraversa la città e che è origine e storia, nel bene e nel male, della città di Firenze ( e di altre città, come ad esempio Pisa, poste sul suo corso).

L’Arno è un grande fiume, ma bisogna notare che, soprattutto per la natura dei terreni che circondano il suo alveo, a periodi di limitata portata idrica (durante i periodi estivi), seguono momenti di notevole portata (soprattutto in periodi invernali o di notevole piovosità). Ciò ha determinato, nel corso del tempo, la necessità di notevoli lavori idraulici per la tenuta degli argini, ma anche eventi traumatici e gravi come le inondazioni registrate soprattutto a Firenze.

Più a valle, dove la natura del terreno in parte cambia, la portata del fiume, che pure risente della stagionalità, è comunque più regolare, tanto da aver permesso a Pisa di avere una sicura affermazione sulle sue sponde poco prima che il fiume si tuffi nel Mar Ligure.

A Firenze, invece, oltre ad annuali esondazioni, si sono registrati eventi assai drammatici come l’alluvione del 1333 che, tra l’altro, distrusse il ponte romano sul fiume, poi sostituito dall’attuale Ponte Vecchio, statue, abitazioni e varie costruzioni. Altrettanto disastroso è stato l’alluvione del 1966 che ha creato danni assai consistenti al patrimonio artistico e culturale della città.

Per la verità l’alluvione del 1966, insieme ad una eccezionale piovosità registrata nell’area, “(…) non colpì solo il centro storico di Firenze, ma l’intero bacino idrografico dell’Arno, sia a monte sia a valle della città. Sommersi dalle acque furono anche diversi quartieri periferici della città come Rovezzano, Brozzi, Peretola, Quaracchi, svariati centri del Casentino e del Valdarno in Provincia di Arezzo, del Mugello (dove straripò anche il fiume Sieve), alcuni comuni periferici come Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, Lastra a Signa e Signa (dove strariparono i fiumi Bisenzio ed Ombrone Pistoiese e praticamente tutti i torrenti e fossi minori) e varie cittadine a valle di Firenze, come Empoli e Pontedera. Dopo il disastro, le campagne rimasero allagate per giorni, e molti comuni minori risultarono isolati e danneggiati gravemente. Nelle stesse ore, sempre in Toscana, una devastante alluvione causò lo straripamento del fiume Ombrone, colpendo gran parte della piana della Maremma e sommergendo completamente la città di Grosseto.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Alluvione_di_Firenze_del_4_novembre_1966).

Tuttavia, proprio per i gravi danni al ricco apparato artistico e culturale di Firenze, per la notevole esposizione mediatica dell’evento e per la forte reazione dei fiorentini registrata all’indomani dell’evento, è proprio l’allagamento delle vaste aree urbane della città ad aver attivato l’attenzione dell’intero paese, determinando anche un sostanziale apporto di persone e di mezzi nel tentativo di recuperare rapidamente una situazione di normalità.

Servizi televisivi e giornalistici diedero, spesso in tampo reale, la dimensione della catastrofe, e presto si attivò una intensa gara di solidarietà. “Gli “Angeli del fango” furono un esercito di giovani e meno giovani di tutte le nazionalità che volontariamente, subito dopo l’alluvione, arrivarono a migliaia in città per salvare le opere d’arte e i libri, strappando al fango e all’oblio la testimonianza di secoli di Arte e di Storia. Questa incredibile catena di solidarietà internazionale è una delle immagini più belle nella tragedia.” (http://www.aboutflorence.com/firenze/alluvione-di-firenze.html).

Ancora oggi le intense immagini di quei giorni sono presenti in molti di noi che abbiamo vissuto, poco più che adolescenti, quegli eventi dagli schermi di una televisione ancora in bianco e nero.

Lunga, lenta e difficile è stata anche l’opera di recupero e di restauro delle opere danneggiate, sia di quelle strutturali (la chiesa di Santa Croce ha registrato un piccolo ma irrecuperabile ribassamento strutturale), sia di quelle mobili. Alcuni libri, fascicoli di antichi documenti, tele, quadri sono andate completamente distrutte; molte sono state recuperate anche a distanza di molto tempo; alcune, poche, fortunatamente, sono ancora in corso di restauro.

Dai gravi danni registrati è nata una maggiore consapevolezza nella necessità di organizzarsi a fronte di gravi elementi calamitosi (l’idea di una Protezione Civile è cominciata ad affacciarsi a quei tempi), e soprattutto l’Opificio delle Pietre Dure, della quale ho accennato in un precedente scritto, si è trasformata in una grande struttura, ricca di competenze tecniche, per il recupero e il restauro delle opere d’arte.

Oltre agli alluvioni, l’Arno aveva vissuto altri momenti tragici.

Uno per tutto quando, durante il secondo conflitto mondiale, la guerra passò proprio dalla città di Firenze, nell’agosto del 1944.

Agli inizi di agosto, mentre le truppe alleate premevano da sud per entrare in città, i tedeschi distrussero tutti ponti sull’Arno (tranne Ponte Vecchio), dividendo in due la città e si attestarono sul lato sinistro del fiume.

Mentre le forze alleate indugiavano nell’attraversare il fiume, le formazioni partigiane del CLN diedero inizio all’insurrezione armata, combattendo lungamente nei quartieri settentrionali contro i tedeschi e le squadracce fasciste (molti i cecchini che sparavano indiscriminatamente sulla popolazione civile), e garantendo anche la copertura ai reparti inglesi per l’attraversamento del fiume. Le brigate partigiane combatterono per molti giorni, da sole contro le forze nazifasciste, ottenendo il riconoscimento della Medaglia d’Oro al valor militare per la città di Firenze.

Notevole fu il contributo di sangue dei fiorentini alla lotta di Liberazione, come anche grande fu la ferita inferta alle infrastrutture civili, a cominciare, appunto, dai ponti sull’Arno e dalle costruzioni, molte delle quali antiche e storiche, poste proprio lungo il corso del fiume che andarono irrimediabilmente perdute.

Da tutte queste tragedie la città e i cittadini di Firenze hanno sempre saputo rialzarsi, con determinazione, intelligenza ed anche con ironia e sagacia.

Oggi, ricostruiti i ponti, recuperati i danni dell’alluvione, è piacevole passeggiare lungo le sponde del fiume, godendo della bellezza della città, dei piacevoli scorci urbani e beneficiando dell’aura di dolcezza che il largo corso dell’Arno regala.

I Lungarni di Firenze sono celebri, sia nella zona del centro storico, sia, allontanandosi da esso, verso il Parco delle Cascine o i tanti altri spazi verdi presenti lungo il fiume.

Si può passeggiare, andare in barca (soprattutto con imbarcazioni dl fondo piatto) o in gommone, correre, andare in bicicletta.

Ho letto poi che negli ultimi tempi, oltre ai Lungarni, sono stati aperti anche dei percorsi che corrono direttamente lungo le rive del fiume, fin quasi all’altezza di Ponte Vecchio. Percorsi particolari sono stati predisposti partendo da Piazza della Signoria, passando per il Piazzale degli Uffizi, arrivare al Lungarno, proseguire per Ponte Vecchio e proseguire ancora fino a che se ne ha voglia, godendo, se possibile, anche di un po’ di buon tempo.

Ad ogni modo, oltre a fotografare i tanti piacevoli scorci, ho goduto di una piacevole passeggiata, quasi alla fine del mio soggiorno a Firenze, nelle ore che volgono verso il tramonto.

A chiudere questi miei scritti dedicati a Firenze, con l’auspicio di poter presto tornare a visitare questa bellissima città, devo almeno accennare alle tante specialità gastronomiche che si possono gustare a Firenze. Sarebbe troppo facile raccontare di Bistecche alla fiorentina o dell’altrettanto famosa Pappa col pomodoro. Voglio invece ricordare il Lampredotto, un tipico cibo “da strada” (si tratta di uno dei quattro stomaci di un bovino, l’abomaso); si può gustare in un panino o al piatto: sarà sempre buono, saporito e gustoso.

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