Grecia (10) – Mari e monti

Anche se il cielo è grigio e pesanti nuvoloni carichi di pioggia si rincorrono nel cielo, decidiamo di raggiungere quella che ci viene descritta come una delle più belle spiagge del mediterraneo: l’isola di Elafonissi.

La zona dei monti che attraversano la penisola della Laconia è impervia; rada macchia mediterranea si alterna alle rocce nude e solo quando scendiamo nuovamente verso il mare ritorna l’olivo a rallegrare i campi e una lunga spiaggia sabbiosa si apre prima del paese di Neapoli. Noi ci fermiamo un poco prima, all’imbarco per Elafonissi.

Il traghetto ci trasporta in pochi minuti (15 euro per l’auto all’andata, 15 per il ritorno), sull’isola. Qui percorriamo la stretta stradina che corre lungo la costa, fino ad una baia riparata all’esterno da alcuni isolotti, con una spiaggia lunga e larga, dalla sabbia granulosa e bianca.

Nonostante le non buone condizioni atmosferiche, l’acqua del mare (si vede benissimo), è assolutamente chiara e trasparente.

Ci fermiamo una mezz’ora sulla spiaggia, ed è già tempo di tornare ad imbarcarci. Riattraversato il breve braccio di mare, siamo di nuovo sulla penisola di Laconia, del quale seguiamo ora tutto il lato occidentale per rientrare a Githio.

Le due giornate successive sono assolutamente riposanti: scendiamo lungo la costa orientale del Mani e, dopo alcuni tentativi, individuiamo una bella spiaggia sabbiosa, in fondo ad una baia piuttosto lunga. E’ la baia di Skutàri.

Qui, approfittando di due belle giornate di sole, addolcito come sempre da una generosa e piacevole brezza che attenua la calura, trascorriamo due belle giornate di riposo. Anche qui l’acqua è chiara, limpida e trasparente, leggermente più “fresca” rispetto alle nostre abitudini, ma assolutamente godibile.

Ovviamente non tralasciamo il piacere della tavola e presso una piccola taverna, proprio sul mare, adiacente alla spiaggia dove ci siamo fermati, godiamo di buoni e gustosi piatti di pesce, per cifre che sono assolutamente alla portata di tutti (10-12 euro a testa).

A sera rientriamo a Githio e trascorriamo la serata girovagando per le strade e sul molo della piccola cittadina, ed oziando poi tranquillamente sulla terrazza della casa dove soggiorniamo, in piena vista del mare sottostante.

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La nostra vacanza volge ormai al termine e quindi, (giunti ormai al quindicesimo giorno), riprendiamo la via del ritorno, non senza farci mancare qualche ulteriore piacevole sorpresa.

Infatti, dopo aver percorso la comoda strada che da Githio giunge a Sparta, percorriamo la comoda autostrada che da qui sale verso nord, dividendosi poi in direzione di Atene (verso nord) e di Pirgos (verso ovest). L’autostrada corre veloce intorno alla montuosa catena del Taigeto. E’ sicuramente meno suggestiva della vecchia strada che attraversa proprio al centro la catena montuosa del Peloponneso, ma molto veloce e comoda.

Noi usciamo al bivio per Pirgos/Patrasso e ci dirigiamo verso l’antica Messeni, un sito archeologico assai poco conosciuto e pubblicizzato, ma, come troveremo conferma dalla visita, assai significativo ed importante.

La città ebbe grande importanza in epoca greca, in funzione di controllo e contenimento della città di Sparta; conobbe poi una importante riorganizzazione e una successiva rivitalizzazione in epoca romana.

Fu fondata infatti da Epaminonda, nel 369 a.c., e fornita di una struttura di mura difensive e di torri i cui resti imponenti si possono ancor oggi vedere (seppure con qualche difficoltà) nel circondario e nelle campagne della zona circostante l’area archeologica.

La città fu realizzata proprio per controllare e contenere le spinte espansionistiche degli spartani nell’area del Peloponneso.

Entrando nell’area archeologica (evitate i periodi e le ore calde della giornata!) lo spettacolo dei resti e dei ruderi delle diverse costruzioni, si affaccia progressivamente allo sguardo. Anzitutto una costruzione di epoca romana con alcuni mosaici semplici, ma ben conservati; poi il muro esterno di contenimento del teatro, originariamente greco, poi trasformato ed ampliato in epoca romana.

Subito dopo i resti di una grande costruzione, la Fontana dell’Agorà, descritta persino da Pausanias come opera di ingegno e di grande bellezza. L’edificio includeva una cisterna lunga ben 40 metri e circondata da un colonnato ionico ed arricchito da statue di bronzo (secondo il racconto di Pausanias) Rinnovata ed ampliata nel I secolo d.c., fu ulteriormente allargata da Diocleziano durante il suo impero (284-305 d.c.).

Seguono ancora i resti di una grande palestra, di uno stadio e del Tempio di Asclepio, oltre alla presenza della antica Stoà e di un altro tempio, piccolo, ma assai suggestivo nella sua ricostruzione quasi completa, dedicato ad Artemide.

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Lo stadio non è certo paragonabile (quanto meno per l’emozione che provoca) a quello di Olimpia o a quello di Delfi, rimane tuttavia una preziosa testimonianza del valore e dell’importanza che questo luogo aveva nell’antichità.

La presenza poi di un grande tempio dedicato ad Asclepio, indica, a mio parere, anche una importanza del luogo rispetto a pratiche mediche e curative di significativa importanza in questo luogo. Peraltro, secondo Pausania, la grande fontana della quale prima accennavo, fu chiamata inizialmente di Arsinoe, la quale era la madre di Asclepio. Inoltre il tempio di Asclepio era, sempre secondo Pausania, non solo il più grande della città, ma era proprio il centro della vita cittadina, e ne costituiva la parte di maggiore importanza per le dimensioni e per le numerose statue che lo adornavano.

Interessante anche il piccolo museo vicino agli scavi (prezzo unico del biglietto, 12 euro). Qui sono conservate statue di epoca romana, alcune delle quali sicuramente copie di precedenti lavori greci. In particolare l’ Hermes colpisce per il suo disegno, la linea, l’espressione tipica del “bello” nella statuaria greca. Ci sono poi le statue di Macaone e Podaleirios, i due figli di Asclepio. Molte delle opere sono della mano di Damophon, uno scultore conosciuto e rispettato (all’epoca) in tutto il Peloponneso.

Commovente la statua di Pelagia, la dea protettrice dei marinai, scolpita in piedi, sulla prua di una imbarcazione. Belle le statue delle giovinette che ornavano il tempio di Artemisia.

Completata quest’ultima visita, prendiamo con decisione la via del ritorno.

Un’ultima fermata a Pirgos, dall’amico che ci aveva già ospitato all’andata di questo lungo viaggio. Completiamo la sosta con una lunga chiacchierata e con una cena a base dei rinomati e conosciuti spiedini greci: i suvlaki.

Il giorno seguente a Patrasso, dove, sbrigate le normali incombenze per l’imbarco, prendiamo il traghetto che ci riporta in Italia.

Uno sguardo al ponte che qualche giorno prima avevamo attraversato in direzione opposta, un’ultimo sguardo alla costa della grecia che ci lasciamo progressivamente alle spalle, con l’augurio di tornare nuovamente ad assaporare le sue bellezze, i suoi luoghi e i suoi odori e i suoi sapori.

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