Vicenza – 2

Un’altra tappa del nostro recente viaggio in Veneto, è stata la città di Vicenza. Di essa ho parlato, seppur brevemente in uno scritto del maggio di quest’anno (https://michelecasa.wordpress.com/2017/05/06/vicenza/), durante il quale avevo avuto modo di visitare alcune ville del circondario (Villa La Rotonda, Villa Valmarana ai Nani), la Basilica di Monte Berico, oltre che parlare del Palladio e delle sue opere.

Questa volta ho avuto la possibilità di fermarmi per più tempo in questa piccola ma piacevole cittadina, e di apprezzare ulteriormente la qualità della sua struttura urbana, dei suoi principali monumenti, di alcune belle testimonianze del passato.

Vicenza, nonostante non sia una grande città, è abbastanza vivace ed è giustamente meta di un interessante flusso turistico, richiamato dai numerosi monumenti cittadini. Molti di questi sono opera o legati alla figura del Palladio; tuttavia, come potrete verificare in questo scritto, ci sono anche altri bei luoghi di arte e di cultura.

La nostra visita comincia dal Teatro Olimpico, ultima opera del Palladio (tanto che fu completato dal figlio Silla) e che sorge all’interno del perimetro di Castel san Pietro, un complesso di epoca medievale fatto edificare dalla famiglia da Carrara a partire dal 1200.

Da un ampio cortile si accede alla struttura del teatro, edificato sopra la zona delle precedenti prigioni ed è una reinterpretazione rinascimentale (lo si nota chiaramente anche da parte di chi ha poca dimestichezza con l’arte), ispirato alla tradizione e alla struttura del teatro romano, così come lo descriveva Vitruvio nei suoi scritti, e come era possibile verificare dalla conoscenza dei ruderi e delle strutture romane che il rinascimento conosceva e aveva rivalutato.

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Inoltre il Teatro Olimpico di Vicenza è il primo teatro stabile (1580), successivo a quelli di età romana. Infatti, dai tempi di Roma, fino a quella data, le rappresentazioni avvenivano in vari luoghi delle città o nei palazzi e nelle dimore nobiliari.

La cavea è a forma semi ellittica, con 13 gradoni, sovrastati da un colonnato marmoreo, sormontato a sua volta da una balaustra sulla quale sono state poste (ma in epoca successiva) alcune statue. Gli spazi tra le colonne sono in parte chiuse e con statue. L’orchestra è infossata, cosa che sarà ripresa nelle successive realizzazioni dei teatri.

Sul palco le scene fisse dello Scamozzi sono restate immutate dalla prima rappresentazione, quella dell’Edipo re di Sofocle, che avvenne il 5 marzo del 1585. “Scamozzi disegnò le scene lignee, di grande effetto per il loro illusionismo prospettico e la cura del dettaglio, (…) apportando inoltre alcuni adattamenti e i necessari completamenti al progetto di Palladio”. (https://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_Olimpico).

In legno e stucchi, il fronte scenico è a due piani di ordine corinzio, con un “attico” più breve. Sul fronte si aprono tre archi: uno centrale e due laterali. Nicchie con statue e fregi, colonne, timpani lo adornano, Dai tre archi, con una perfetta prospettiva, si prolunga la scena, dando una impressione di apparente profondità.

L’insieme è davvero affascinante.

Lungo i corridoi di accesso alla cavea una serie di pannelli ripercorrono la storia del luogo e delle prime rappresentazioni tenute nel teatro.

Usciti dal teatro, dall’altro lato della strada, un’altra opera di Palladio: palazzo Chiericati.

Qui Palladio mette in opera quella che secondo Philippe Daverio è la sua più intelligente innovazione e cioè la realizzazione delle colonne, invece che con il marmo, con i mattoni. Mattoni perfettamente sagomati, capaci di fornire la stessa notevole impressione delle colonne classiche greche e romane, ma che avevano il grande pregio di poter essere realizzate molto più facilmente e, ovviamente, a costi assai più contenuti. (https://www.youtube.com/watch?v=1DClRU4na3I&t=90s, il video è purtroppo privo di audio!).

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Il palazzo fu progettato da Palladio, il quale però riuscì a realizzarne solo una parte; esso fu completato solo successivamente, ma comunque tenendo fede al progetto originario dell’architetto. Nell’ala che Palladio potè realizzare personalmente, sono una serie di dipinti e di affreschi che ne completano magistralmente la struttura improntata alle caratteristiche rinascimentali dell’epoca. Cito, a questo proposito, solo la prima sala che, sul soffitto, riporta la scena del Sole e della Luna, affresco che riprende quello di Giulio Romano al Palazzo Te di Mantova.

Nel Museo è la ricca Pinacoteca che raccoglie numerose opere di pittori vicentini (uno per tutti il Montagna) e veneti; ma anche quadri di altri artisti, raccolti in collezione private e cedute all’amministrazione del museo. Si tratta, spesso, di quadri, stampe e disegni di grande valore ed importanza.

Dal 1404, quando comincia il dominio veneziano, Vicenza conosce stabilità e benessere; i Podestà governavano Vicenza per conto di Venezia e per dirimere eventuali conflitti e litigi interni. Di questo periodo sono espressione i grandi lunettoni esposti al pianterreno, nei quali viene reso omaggio ai podestà più rappresentativi, ma che offrono anche (almeno alcuni di questi) gradevoli scorci cittadini dell’epoca.

Le opere esposte, come detto, sono molteplici e di vario genere. Un interessante “Cristo crocifisso” di Memling mi colpisce subito per il fatto di aver visto tante delle sue opere in uno dei musei di Bruges (https://michelecasa.wordpress.com/2015/10/22/bruges-brugge/).

Ma sono ovviamente i veneti a farla da padrone. Oltre al citato Montagna, del quale potrete vedere numerose opere, ci sono opere di Marcello Fogolino e di Marcello Maffei (anche loro vicentini), di Tintoretto, di Paolo Veneziano, del Veronese. Una serie di grandi pale d’altare, tra le quali spicca una “Madonna e Santi” di Giovanni Buonconsiglio, sono allestite in una grande sala; provengono tutte da una chiesa ormai distrutta, quella di san Bartolomeo, e costituiscono un patrimonio artistico di indubbio valore.

Il museo, che si è composto attraverso vari lasciti che si sono susseguiti nel tempo, offre poi, nelle sale del sottotetto, una incredibile collezione di opere diverse (frutto del lascito Roi), tra le quali spiccano una serie di disegni, acqueforti, acquerelli e piccoli dipinti di autori moderni tra i quali Picasso, Morandi, Sargent, solo per citare quelli che ricordo meglio.

Insomma, complessivamente, un patrimonio di grande valore.

Dopo aver visitato questi due importanti luoghi (il teatro Olimpico e Palazzo Chiericati con le sue mostre), ci avviamo lungo Corso Palladio, la principale arteria cittadina che percorre l’abitato, l’asse fondamentale intorno al quale la città si è andata organizzando nel corso dei secoli e che corrisponde all’antico decumanus maximo dell’antica Vicetia di epoca romana.

Le dimore romane sono state sostituite da costruzioni diverse per stile e per caratteristiche; registro un pò di tutto: dalle abitazioni dalle caratteristiche forme veneziane, alle costruzioni palladiane (o ispirate al suo stile), finanche costruzioni risalenti al primo dopoguerra. Ma l’insieme si mantiene complessivamente sobrio e gradevole e offre la possibilità di una piacevole passeggiata.

La prima sosta, tuttavia, è di interesse culinario: bigotti al sugo di anitra, terrina di polenta e funghi con asiago fuso. Una delizia.

Riprenderemo la nostra Visita a Vicenza con alcuni luoghi che, eccezionalmente, non sono “palladiani”.

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