Roma antica – 9

Vi racconto qui della mia recente visita all’Auditorium della Musica a Roma. Il fatto di registrare questo scritto nella serie dedicata a Roma Antica potrebbe stupire, ma ho deciso di inserirla qui perché, come leggerete, gran parte di questo scritto è dedicato al piccolo ma importante museo che qui si trova ed è dedicato alla storia e ai ruderi di una villa romana trovata durante la costruzione dell’Auditorium (cosa che ha determinato anche una revisione del progetto iniziale).

Insieme ad un’altra piccola, ma assai ricca raccolta di vasi ed oggetti provenienti dalla Grecia o dalla Magna Grecia, facenti parte della collezione privata di Giuseppe Sinopoli (noto compositore e direttore d’orchestra, scomparso assai giovane), e qui esposti in una sezione denominata Museo Aristaios, nella Sala del Peduncolo. (Aristeo, Aristaios in greco, è una figura della mitologia greca, onorato per aver insegnato agli uomini l’apicoltura, la pastorizia, la produzione del formaggio).

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Brevemente, invece, tratterò dell’Auditorium Parco della Musica (questo il suo nome completo). E’ un complesso multifunzionale per concerti ed eventi musicali, e può ospitare anche iniziative culturali di vario genere. Si trova nella zona dei Parioli, tra villa Glori e il Villaggio Olimpico. E’ caratterizzato da tre grandi sale per concerti, ricoperte da placche di metallo (richiamano la forma di uno scarabeo). Ma si compone anche di sale di esposizione, aule, sale di registrazione, un grande teatro semicircolare all’aperto, oltre a tutta una serie di servizi per i concerti e per i visitatori (bar, librerie, luoghi di incontro, ecc.).

Occupa ben 55.000 metri quadrati, è stata inaugurata nel 2002. Il progetto è dell’architetto Renzo Piano. L’opera, sin dalla sua prima ideazione, e poi ancora nel corso della sua realizzazione, ha provocato discussione ed accesi dibattiti. Tuttavia il numero di frequentatori, il valore dei biglietti venduti, l’alto profilo delle manifestazioni, sembrano indicare un indubbio successo di questa struttura (leggi in https://it.wikipedia.org/wiki/Auditorium_Parco_della_Musica).

Io ci sono andato non per ascoltare musica o per partecipare a una delle numerose iniziative che qui si tengono, ma per visitare il “Museo archeologico della Villa Romana dell’Auditorium e del suo Territorio” (nome assai lungo, in verità, per un museo di modeste dimensioni).

I resti della villa sono visibili solo (purtroppo) da dietro una ampia vetrata. Non ci è stato possibile avvicinarci sul terrazzino prospiciente la villa, dal quale si gode una vista sicuramente migliore e una più adeguata osservazione dei ruderi.

Tuttavia numerose didascalie, plastici e modellini in scala delle diverse fasi di costruzione della villa e della sua trasformazione attraverso i secoli, permettono una soddisfacente conoscenza del sito, ed anche delle trasformazioni economiche, sociali e produttive del territorio circostante.

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Infatti questo sito è stato occupato, con edifici e coltivazioni, per un lungo periodo di tempo che va dal 550 a.C., fino al 225 d.C.: un lungo periodo, dunque, che ha permesso agli archeologi, una accurata e puntuale osservazione ed analisi delle trasformazioni (che io qui cercherò in maniera impudente di riassumere e sintetizzare).

Si tratta di un luogo che era frequentato da più tempo; nelle cui vicinanze era la Fonte Sacra di Anna Perenna, un luogo mitico e magico, i cui riti si perdono nelle leggende dell’antichità (per chi fosse curioso di saperne di più: https://www.romadailynews.it/eventi/la-fonte-di-anna-perenna-0311844, e https://axismundi.blog/2017/04/21/anna-perenna-e-la-fonte-delleterno-ritorno/). Ripromettendomi una visita in questo luogo recentemente riscoperto e da poco anche visitabile (ma con orari e in giorni particolari), riprendo la visita del museo.

Il primo insediamento del quale si trova traccia, risale ad un periodo intorno al 550 a.C. La fattoria iniziale era probabilmente di un contadino agiato, cittadino e soldato di Roma al tempo di Servio Tullio, il quale aveva creato intorno a Roma, le cosiddette “tribù rustiche”, e cioè dei distretti agricoli liberati dalle signorie gentilizie ed aperte alla proprietà privata. In questo periodo esisteva una fattoria di modeste dimensioni divisa in due parti separate fisicamente: una ad uso abitativo e l’altra utilizzata per attività produttive, con un recinto per gli animali e un forno.

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La fattoria subisce danni notevoli (praticamente distrutta), all’epoca della guerra con i Sabini e del primo scontro tra patrizi e plebei a Roma, intorno al 495 a.C. Sopra la vecchia fattoria viene costruito un nuovo complesso, con una parte signorile dedicata all’abitazione dei proprietari e una parte rustica con pozzi, magazzini, strutture di trasformazione. A testimonianza di una attività agricola maggiormente intensiva è un torchio per le olive e la produzione di olio.

Intorno al III secolo a.C., l’azienda subisce una nuova trasformazione; la parte signorile si arricchisce con tetti e grondaie e metope elaborate, tanto che, in questa fase, la villa viene chiamata dagli archeologi con il nome di Acheloo, divinità fluviale con il quale è chiamato un fiume della Grecia che sbocca nel Golfo di Corinto. Una delle tegole triangolari utilizzate nell’abitazione, raffigura infatti il volto di questa mitica divinità.

Tra il III e il II secolo, le trasformazioni della parte signorile si accentuano ulteriormente e il complesso diviene una tipica “villa” romana, con un impluvio centrale e le camere, private o di rappresentanza, disposte intorno.

Ancora nel I secolo d.C., in età augustea, la villa venne ulteriormente arricchita, ampliata e dotata di un lungo muro di recinzione. Fu abbandonata e demolita, come ho detto prima, nel 225 d.C.: una storia durata più di 700 anni!

Come ho accennato, in una sala adiacente è il Museo Aristaios, una raccolta di 161 pezzi (prevalentemente ceramiche), di provenienza minoica, micenea, corinzia, attica a figure nere e a figure rosse, italica a figure rosse, ed anche pugliese, per la precisione soprattutto ceramiche Daune. Si tratta di vasi, crateri, anfore, tutte in ottimo stato di conservazione, di un periodo compreso tra il XIX e il III secolo a.C.

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I soggetti con i quali sono dipinti i vasi sono essenzialmente di carattere mitologico; compaiono satiri e centauri, numerose divinità, scene di combattimenti. Non mancano riferimenti ad attività atletiche e al mondo eroico di Eracle e di Odisseo).

Una raccolta davvero eccezionale ed una visita da non perdere.

A margine (ma nemmeno tanto) devo annotare anche la presenza, all’interno del complesso dell’Auditorium, di un Museo degli Strumenti musicali.

Una raccolta di strumenti di vario genere e provenienza. Ci sono molti strumenti a corda antesignani di strumenti più moderni, come chitarre e violini; strumenti provenienti da Cina ed Africa; strumenti della tradizione che sono ormai diventati veri e propri oggetti d’arte.

C’è una sezione dedicata ai fiati, e poi mandolini, chitarre, percussioni. Un panorama della tradizione sia colta che popolare, europea ed extraeuropea. Da sottolineare che all’iniziale nucleo di strumenti (che sono in possesso dell’Accademia di santa Cecilia), nel 1926 si sono aggiunti quelli donati dalla regina Margherita di Savoia, tra i quali “26 esemplari di liuteria con mandolini di gran pregio” (così recitano le didascalie del Museo). Altri lasciti ed aggiunte si sono succedute nel tempo, tra le quali uno Stradivari del 1690 (“detto Toscano perché parte del quintetto costruito per il Granprincipe Ferdinando de Medici”).

Insomma quello dell’Auditorio Parco della Musica di Roma si è rivelato un luogo assai significativo e importante per la storia, l’arte, la cultura e non solo per la musica, per la quale, tuttavia risulta essere un luogo di straordinario valore ed importanza.

Consiglio caldamente una visita sia per i ritrovamenti storici, sia, eventualmente, per una delle tante iniziative artistiche e culturali che lì si svolgono.

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