Una mostra: Raffaello

Il dipinto della “Trasfigurazione” non è esposto nella mostra su Raffaello alle Scuderie del Quirinale. E’ rimasto nella Pinacoteca dei Musei Vaticani.

La “Trasfigurazione” è l’ultimo quadro di Raffaello, assai conosciuto ed apprezzato dai suoi contemporanei; valutato come il massimo capolavoro del pittore da parte dei suoi esegeti ed anche dei critici d’arte; voluto da Raffaello accanto al suo letto di morte nel 1520, quando a soli 37 anni, una febbre sconosciuta e potente lo stroncò nel pieno della sua attività artistica e della sua fama.

Invece del quadro, la mostra si apre con la fedele riproduzione, realizzata dalla Factum Foudation for Digital Tecnology in Conservation, della tomba di Raffaello da lui voluta all’interno di quel grandioso edificio che è il Pantheon.

Questa mostra su Raffaello ha due caratteristiche: una contingente, legata all’emergenza Coronavirus, per cui si entra a gruppi di otto visitatori, solo su prenotazione e, accompagnati da un addetto, si visitano le sale in successione. Cinque minuti ogni sala, al termine dei quali un dittatoriale campanello, spinge ogni gruppo nella sala successiva, senza possibilità di procedere più lentamente o tornare indietro nel percorso.

L’altra caratteristica è propria della mostra, voluta così dai curatori: comincia cioè con la morte di Raffaello e procede a ritroso, ripercorrendone la sua breve ed intensa vita.

Così, nella seconda sala, sono esposti due conosciuti e famosi quadri della “maturità” dell’artista: l’ “Autoritratto con un amico” del 1518-19 e quello di “Leone X con i cardinali Giulio de Medici e Luigi de Rossi”. Nella sala sono anche esposti disegni ed appunti di Raffaello e di altri eruditi, soprattutto allievi del suo “atelier”, per l’elaborazione di una pianta di Roma, fatta sotto il papato di Leone X (al secolo Giuliano de Medici). Questo fu uno dei due papi che vollero e sostennero le opere e il contributo di Raffaello nella vita culturale ed artistica della città, per la sua sempre maggiore affermazione e fama nel mondo occidentale.

A completamento della sala e del racconto dell’ultimo periodo di Raffaello è il famosissimo “Ritratto di Baldassarre Castiglione”, eseguito nel 1513 circa. Un quadro stupendo che, come altri ritratti eseguiti da Raffaello, oltre a tendere verso uno spiccato naturalismo della figura (scarsa l’attenzione sul paesaggio naturale come nel caso di Leonardo), cerca l’approfondimento psicologico dell’espressività del personaggio.

La sala successiva è dedicata allo studio degli antichi. Raffaello, oltre ad essere uno studioso della statuaria e della pittura antica, fu anche Prefetto dei Marmi a Roma (anche questo incarico lo ricevette da Leone X) e con questo incarico responsabile della conservazione delle iscrizioni e dei monumenti dell’antica città imperiale. Raffaello li studia, li disegna, li utilizza nei suoi bozzetti e nelle sue opere.

Nella quarta sala, centrale è l’esposizione della tela dell’ “Estasi di Santa Cecilia con i santi Paolo, Giovanni Evangelista, Agostino e Maria Maddalena” (che avevamo di recente visto alla Pinacoteca di Bologna dove è conservata). La tela è una delicata e matura espressione dell’estasi mistica, totalmente interiorizzata dall’espressione della santa che rinuncia alla musica terrena (stupendamente descritti gli strumenti musicali ai suoi piedi), a favore di quella celeste rappresentata dal coro angelico in alto. Nella stessa sala sono altri capolavori quali la “Madonna del Divino Amore”, proveniente dal Museo di Capodimonte a Napoli (con l’immagine di Giuseppe quasi invisibile nell’ombra e la delicata descrizione del pavimento); un “San Giovanni Battista” fanciullescamente ritratto e la “Visitazione”.

La quinta sala espone, insieme al “Ritratto del Cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena”, una serie di disegni e bozzetti di Raffaello per le Logge e le Stanze Vaticane, con un grande cartone preparatoria per la “Lapidazione di santo Stefano”; le opere esposte indicano con tutta evidenza la precisione, la meticolosità , l’accuratezza nel dettaglio anche nella fase di preparazione che comprende uno studio lungo e approfondito di Raffaello e dei suoi collaboratori ai quali l’artista delegava, anche in conseguenza della notevole quantità di commissioni ricevute, parti ampie e significative del suo lavoro.

Nella sesta sala sono i cartoni e i disegni per una serie di dieci monumentali arazzi voluti da Leone X per le pareti della Cappella Sistina, con storie dei santi Pietro e Paolo. Sono esposti anche alcuni arazzi di varia provenienza, tra i quali un monumentale “Dio in Gloria con i simboli dei Quattro Evangelisti”, proveniente da Madrid.

Saliamo al piano superiore percorrendo la lunga scala a chiocciola; nella sala sono esposti alcuni splendidi e famosi ritratti femminili: Raffaello era apprezzato dalle donne sue contemporanee, oltre ad essere noto per le sue passioni amorose. Qui sono due tele assai conosciute; il “Ritratto di donna nei panni di Venere”, la celeberrima “Fornarina” e il “Ritratto di dama” detta “La Velata”. Di quest’ultima tela è da sottolineare il ricco panneggio dal quale emergono il volto e le mani della figura; i due vezzosi, piccoli fiocchi neri forniscono un tocco incredibilmente delicato nel bianco e oro prepotentemente preponderanti nel quadro.

L’ottava sala è dedicata quasi per intero a Raffaello architetto (durante la sua permanenza a Roma ricevette anche l’incarico di Soprintendente alla Basilica Vaticana). Raffaello studia le architetture dei palazzi e sviluppa alcune innovazioni pur richiamandosi fortemente ai classici. Ne è un esempio Palazzo Brancolino dell’Aquila, costruzione distrutta ma della quale qui viene proposta la ricostruzione del modello della facciata, e che visibilmente richiama la struttura dei Mercati Traianei. E’ forte, in questo caso, la partecipazione, personale e professionale, di Giulio Romano, allievo di Raffaello e tra i suoi più stimati collaboratori, il quale vedrà poi a Mantova la sua definitiva e più completa affermazione.

Sempre correndo a ritroso nel tempo, la mostra affronta il tema delle committente private riceve da Raffaello, altrettanto numerose quanto quelle papali che restano fondamentali ed essenziali e che determinarono la sua venuta a Roma. Nell’ambito delle committente private spiccano quelle relative alle realizzazioni presso il potente banchiere del Vaticano, il senese Chigi. Disegni, bozzetti e riproduzioni fotografiche illustrano le più importanti realizzazioni, quelle relative al noto ciclo di Galatea che si sviluppa nelle sale della prestigiosa residenza dei Chigi, nella villa della Farnesina a Trastevere.

Da segnalare una serie di bozzetti e disegni preparatori esposti in queste sale e provenienti dalla collezione della Regina d’Inghilterra.

Le sale successive sono quelle temporalmente riferibili al papato di Giulio II, il papa che volle Raffaello (insieme ad altri insigni artisti come Michelangelo, Bramante ed altri), alla sua corte, al fine di fornirle, insieme ad un più vasto territorio conquistato e dominato dal papato, anche un lustro ed un rilievo artistico e culturale di prestigio. Oltre alla riproduzione fotografica della “Scuola di Atene”, affresco realizzato nelle sale vaticane, è proprio a Giulio II che sono dedicate le sale successive. La sua immagine, il volto vecchio, ansante, ma fortemente determinato del papa, domina nel conosciuto ed apprezzato ritratto fatto da Raffaello nel 1512 e proveniente dalla National Gallery di Londra.

Il precedente periodo fiorentino è illustrato dai quadri di due Madonne che si fronteggiano nella sala successiva: una “Madonna con Bambino (Madonna del Granduca)” del 1506, con l’immagine dalle movenze misurate che si stagliano su uno sfondo scuro. Dall’atteggiamento più morbido, nell’atto di abbracciare il Bambino, la “Madonna Tempi”, proveniente dall’ Alte Pinakothek di Monaco.

Nell’ultima sala l’autoritratto forse più famoso, quello del 1506, del giovane Raffaello, ambizioso, pugnace, un pò sfrontato, l’immagine di un giovane che intende dare l’assalto al mondo.

Fanno da contorno la “Dama con Liocorno” del 1504, proveniente dalla Galleria Borghese, affiancata dai ritratti di due uomini e un delicatissimo disegno, una “Testa di fanciulla” del 1502 (da collezione privata), che alla perfezione stilistica, quasi scolastica, allega una espressione di grande dolcezza, delicatezza e fascino, segni di una maestria che si sarebbe, successivamente, ampliata e trasformata, dando origine alle meravigliose opere dei periodi successivi.

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