Costantino – 9

Ho già accennato, in precedenti scritti, elaborati seguendo la traccia del formidabile libro di Alessandro Barbero su Costantino (A.Barbero, Costantino il Vincitore, Salerno Editrice, Roma, 2016, pagg.850), al ruolo che questo grande imperatore ebbe nelle controversie religiose. E’ giunto il momento di approfondire questo aspetto, seppure con delle brevi note, rinviando alla lettura del testo un più corretto e completo approfondimento.

Barbero sostiene, attraverso una approfondita ed analitica discussione su ogni singolo testo pervenutoci, che, non solo l’analisi storiografica ha dato per certi e incontrovertibili scritti e documenti assai contraddittori tra loro, ma anche che alcuni di questi, dichiarati certi ed attendibili, sono in realtà apocrifi e palesemente falsi. Ma ciò che ulteriormente colpisce, è che, a voler dare a questi una non verificata autenticità, ne consegue una immagine dell’imperatore che “(…) se non è proprio quella di un tiranno psicologicamente disturbato, si fatica comunque ad associare ad un politico equilibrato e consapevole dei propri scopi.” (cit. pag.359).

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E ciò sarebbe l’esatto contrario del ruolo, delle funzioni e delle capacità che Costantino riuscì a mettere in campo durante la sua lunga e formidabile vita.

Riassumere in questa sede le 120 pagine che Barbero dedica alla ricostruzione rigorosa delle antitetiche versioni dei vari documenti che i coevi di Costantino e gli autori immediatamente successivi riportano sull’argomento delle controversie religiose sorte in quel periodo, sarebbe non solo faticoso, ma anche incompleto e sostanzialmente assai poco corretto.

Proverò invece, seppur brevemente, a descrivere le questioni nelle quali l’imperatore venne coinvolto cercando di ristabilire quindi una più esatta valutazione del suo operato. Chi fosse interessato ad un approfondimento delle questioni può fare riferimento alla Parte Terza del volume citato (Le dispute teologiche e le Lettere di Costantino, pagg.350-470).

Le controversie religiose nelle quali Costantino venne coinvolto, furono essenzialmente due. La prima, risalente al 311-312, è quella relativa ai cosiddetti “Donatisti”. In quel caso, “(…) un movimento intransigente, che a un certo punto venne battezzato par Donati, rifiutava di riconoscere l’autorità di quei vescovi che si erano compromessi durante la persecuzione di Diocleziano, abiurando e consegnando i testi sacri; e in base a quest’accusa si proponeva di cacciare dal suo seggio Cecilia,vescovo della metropoli americana, Cartagine.” (cit. pag.353).

La seconda controversia, quella cosiddetta ariana, coinvolse l’imperatore a partire dal 324 “(…) e assorbì in misura crescente le sue energie, inducendolo verso la fine a comportamenti sempre più invasivi e autoritari nei confronti della gerarchia episcopale. Nata in Egitto dallo scontro teologico intorno al rapporto tra il Dio Supremo e il Figlio/logos che opponeva il vescovo di Alessandria, Alessandro, al suo presbitero Ario, la controversia aveva creato una gravissima spaccatura nelle Chiese orientali, raggruppando i vescovi in fazioni sempre più ferocemente ostili e rendendo molto difficili i tentativi di conciliazione.” (ibidem).

Sulla prima vicenda, l’analisi delle contraddizioni palesi tra diversi scritti ritrovati, induce alla conclusione che “(…) le certezze sono veramente poche.” (cit. pag.422).

L’unico aspetto che si può certificare con certezza è che “indipendentemente dalle sue credenze personali, Costantino ebbe insomma chiamato dagli interessati stessi a giudicare sulla legittimità di una nomina al vertice d’una chiesa locale, così come era accaduto tanto tempo prima ad Aureliano nel caso del vescovo di Samosata.” (ibidem).

Conclusione non da poco rispetto a quanti, anche a distanza di tempo, intendono tirare per la giacchetta l’imperatore, dentro questioni di ordine religioso o fideistico, volendo fare, anche in questo caso, di Costantino un interprete e un soggetto fondamentale delle incessanti discussioni e contrapposizioni tra diverse e divergenti tendenze del cattolicesimo nei territori dell’impero d’oriente (che in occidente tali conflitti non erano ancora sorti e solo in epoca molto più tarda si sarebbero esplicitati).

Altro non si può desumere dagli atti e dalle trascrizioni pervenuteci, giacché, come Barbero dimostra con estrema precisione e con una analisi dettagliata dei singoli scritti, le diverse fazioni “producevano collezioni di epistole favorevoli alla loro posizione omettendo tutti i documenti contrari (…).” (cit. pag.356).

Inoltre non è escluso, anzi è praticamente certo, che in molte occasioni tali documenti, riportati con date contraddittorie e contenuti altrettanto discutibili, siano o contengano dei falsi. Cosa che le parti impegnate nel confronto si accusano reciprocamente di fare, e che, in alcuni casi, si è riuscito verificare con precisione.

La storiografia moderna non ha contribuito a dare garanzie di veridicità, attribuendo certezza a documenti che risultano troppo spesso lacunosi, contraddittori, o addirittura falsi, nella ricerca spasmodica di una “coerenza” tra diversi scritti e diverse fasi della controversia medesima, rifuggendo, purtroppo, da una indagine più analitica di ogni singolo documento nonché della loro verificabilità. Operazione certamente difficile e resa ancor più ardua dalla certezza che ogni singolo documento potrebbe contenere parti “vere” e parti derivanti da autentici falsi.

Operazione difficile, ma assolutamente necessaria per ristabilire autenticità storica a quegli avvenimenti.

Non dissimile è la situazione relativa alla seconda questione, quella della cosiddetta controversia ariana. In questo caso, inoltre, la controversia relativa alla natura del Cristo (cioè circa la sua esistenza ab aeterno, come quella del padre), si frammise a complicate questioni circa l’autorità del papa di Alessandria (questo il titolo del vescovo di quella città), rispetto al clero e alla chiesa africana, poco disposta ad accettare automaticamente la sua autorità superiore. E infine, ma non ultima, riguardava un territorio (l’Egitto), che era fondamentale per la produzione granaria e quindi per l’approvvigionamento alimentare dell’impero.

Peraltro la controversa ariana ebbe anche successive implicazioni (ma solo molti secoli dopo), sulla chiesa di occidente, per essere definitivamente stabilizzata nella professione di fede espressa nella preghiera del Credo. E ciò ha ulteriormente complicato il lavoro storiografico di ricerca e di attenta analisi delle fonti, piegata, come è accaduto per le cosiddette donazioni costantiniane ad esigenze ed interessi chiaramente di parte.

Dipanare le esplicite contraddizioni che si evidenziano nel comportamento dell’imperatore, così come emerge dalla lettura e dalla riproposizione delle diverse fonti, risulta davvero arduo. Confesso di aver trovato complicato il solo riuscire a leggere e seguire le diverse fasi che compendiano il succedersi degli eventi, seppur riportati da Barbero in una prosa leggera e accattivante (merito non secondario del suo lavoro).

Da quanto ho avuto modo di capire, intrecciando le conclusioni del testo con altre letture relative all’argomento, il lavoro storiografico su Costantino e le vicende relative alle controversie religiose, è ben lungi dall’essere compiuto.

Da quanto ho letto e compreso Costantino, dopo la conquista del potere, ebbe sempre l’assillo di riportare, all’interno del suo impero, una situazione pacificata e tendente alla concordia. Non si può dubitare che analogo atteggiamento assunse relativamente alle questioni religiose.

Tanto più che il ceto religioso, nell’impero d’oriente, aveva assunto progressivamente una funzione fondamentale e strategica: costituiva cioè la struttura portante dell’impero, della sua corte e della presenza territoriale dello stato, avendo sostituito le funzioni dell’ordine senatorio (ancora visibili in occidente); essendo il nerbo fondante della “intellighenzia” dello stato; avendo assunto funzioni essenziali nella struttura burocratica ed amministrativa dell’impero.

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