Parma – 3

Per completare la nostra prima visita alla città di Parma, dopo aver conosciuto il magnifico complesso del Duomo e del Battistero (e del Museo Diocesano), dobbiamo selezionare le successive tappe. (per i precedenti scritti vedi: https://michelecasa.wordpress.com/2020/02/10/parma-1/ e https://michelecasa.wordpress.com/2020/02/11/parma-2/)

Decidiamo di limitarci alla Chiesa della Madonna della Steccata e al vicino Museo Glauco Lombardi.

Anzitutto la rinascimentale Chiesa della Madonna della Steccata che sorge in centro, vicino, quasi di fronte al Teatro Regio.

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Sul luogo dove sorge oggi l’edificio religioso era originariamente un oratorio; sul suo muro esterno, alla fine del XIV secolo, venne dipinta l’immagine di una Madonna che allatta. L’immagine divenne presto oggetto di devozione e di frequentazione. Per regolare l’afflusso di pellegrini, l’ immagine sacra venne protetta da una staccionata, così la Madonna cominciò ad essere venerata come Madonna della Steccata.

Solo agli inizi del 1500 si decise di costruire una chiesa, l’attuale, a croce greca, con una grande cupola centrale. I quattro bracci si concludono ciascuna con un grande abside.

L’interno è appesantito, e al contempo reso maestoso, dalle realizzazioni barocche successive alla costruzione le quali, tuttavia, non ne hanno pregiudicato l’originale impianto rinascimentale e le splendide forme architettoniche (colonne, timpani, trabeazioni, ecc.).

Le quattro campate sono quasi in penombra, mentre la cupola riceve luce da una serie di finestre che si aprono alla sua base, illuminando intensamente l’affresco della cupola stessa.

Altri affreschi e ricche decorazioni sono dappertutto, nelle volte, nei catini e lungo gli alti pilastri angolari e regalano una immagine di ricchezza ed abbondanza e, al contempo di opulento e sontuoso.

In particolare va ricordato, per gli affreschi, la decorazione di uno dei sott’archi, con le “Tre vergini savie e tre vergini stolte”, opera realizzata dal Parmigianino nella seconda metà del XVII secolo, poco prima di morire.

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Due grandi organi a canne realizzati in periodi diversi (il primo alla fine del ‘500, il secondo alla fine dell’ ‘800) completano l’arredamento della chiesa.

Purtroppo, in questo periodo, sono chiusi per lavori sia il percorso museale dell’annesso Museo Costantiniano, (la chiesa è infatti sede dell’Ordine costantiniano di San Giorgio, un ordine militare cattolico che sembra risalire al 313 d.C.), sia la cripta dove si trova la tomba del duca Alessandro Farnese.

Infine visitiamo il Museo Glauco Lombardi.

Il museo “(…) trae origine e nome dall’operosa e instancabile attività con cui il professore Glauco Lombardi raccolse documenti e cimeli relativi ai secoli XVIII e XIX, con particolare riguardo al periodo del Ducato di Maria Luigia (1816-1847)”. (dal depliant illustrativo del Museo).

Infatti a Maria Luigia d’Austria, già moglie di Napoleone, all’indomani della caduta finale dell’imperatore dei francesi, venne affidato (come vitalizio) temporaneamente il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla che, alla sua morte, sarebbe poi passato ai Borbone.

Una delle tante “originali” soluzioni adottate dal Congresso di Vienna per attuare la Restaurazione dopo il periodo napoleonico.

La originale raccolta ha sede nel Palazzo di Riserva, un edificio di origine settecentesca, che era stato destinato, in epoca ducale, ad alcuni servizi di rappresentanza della corte: “(…) al suo interno, infatti, erano situati il teatro ducale, edificato da Stefano Lolli nel 1687, la foresteria, nella quale trovavano alloggio gli ospiti illustri dei duchi, alcuni appartamenti di corte.” (ibidem).

E si comincia proprio da una grande sala dedicata a Maria Luigia: conservate in varie teche sono esposte lettere autografe di Napoleone a Maria Luigia, medaglioni celebrativi delle nozze, uno spillone con medaglia commemorativa del matrimonio, un abito di gala di Maria Luigia con lungo mantello.

Ma il pezzo forte, al centro della stanza in una teca di vetro è un grande “Corbeille de marriage” (letteralmente “Cestino di nozze”): “(…) il mobile in cui lo sposo mette i gioielli o altri effetti e regali prima di inviarli alla sua sposa.” (https://www.meubliz.com/definition/corbeille_de_mariage/). In questo caso si tratta di un grande catino con coperchio cesellato, sostenuto da due angeli. Alto oltre un metro e mezzo, era il dono di Napoleone alla moglie in occasione delle loro nozze.

Sempre nella stessa sala sono esposti alcuni diari di viaggio di Maria Luigia; un ritratto della sovrana (opera di Jaques Lefevre); alcuni ritratti di Napoleone; vari oggetti appartenuti ai coniugi; gioielli vari (tra i quali uno stupendo braccialetto).

Nelle sale successive sono esposte, in teche e armadi, oggetti di vario genere: dalle porcellane ai vassoi, alle alzate, alle fruttietre finemente cesellate, ai piatti e ai bicchieri e persino delicati manici in avorio (incisi e lavorati) per ombrellini da passeggio. Il tutto, insieme ai soffitti delle sale (restaurati) disegnano l’eleganza e la raffinatezza della corte.

Nella Sala Toschi, con soffitti a capriate lignee, varie opere di questo artista, nonché ritratti dei personaggi delle diverse case regnanti che si susseguirono a Parma.

Nella Sala degli Acquerelli vari quadri a sfondo paesaggistico; al centro il cofanetto ligneo di una farmacia da viaggio (1810-14) di manifattura francese.

Le sale si susseguono con esposizione di mobili d’epoca, bronzi, quadri di vario genere. In una sala è un grande “letto a barca”; un’erma in marmo della regina Maria Luigia, opera del Canova; ritratti dei suoi famigliari. In un’altra stampe e disegni dedicati alle grandi imprese e alle battaglie napoleoniche fronteggiano cimeli e quadri del periodo borbonico.

In armadi una cassetta da viaggio contenente un servizio per liquori appartenuta a Maria Luigia; lettere a lei indirizzate; in ebano, ottone dorato e pietre dure, un cofanetto porta-diari, anche questo appartenuto a Maria Luigia.

Riprendiamo la via del ritorno, fiancheggiando, nel pomeriggio di una luminosa giornata di gennaio, la riva destra del Torrente Parma che attraversa la città.

Torneremo sicuramente per completare la conoscenza di questa ricca e bella città emiliana.

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