Roma antica – 5

In questo scritto racconterò della visita a due belle ed importanti Basiliche di Roma: santa Prassede e san Pietro in Vincoli.

Nel primo caso si tratta di una chiesa, piccola, graziosa, delicata, minuta, quasi misconosciuta, a pochi passi dalla magniloquente e ben più grande Basilica di santa Maria Maggiore, della quale parlerò sicuramente in occasione di un prossimo scritto.

Vi si accede da un ingresso laterale, seminascosto tra quelli di altre abitazioni e strutture che sorgono sulla medesima ed omonima strada.

La chiesa ha origini molto antiche, risalenti al primo secolo d.c. Sembra infatti confermato, sia da fonti scritte che da indagini archeologiche, che qui fosse l’abitazione nobiliare del senatore Prudente, uno dei primi romani a convertirsi al cristianesimo e che, come altre abitazioni, fosse luogo di incontro e di culto per i primi cristiani. Dopo il suo martirio, le figlie Prudenziana prima e Prassede successivamente, ne continuarono l’uso, fino a che non fu definitivamente trasformata in edificio religioso.

Tra il 780 e l’ 817 la chiesa assunse le forme attuali, e, con Pasquale I, papa dall’ 817 all’ 824, si arricchì di splendidi e fantastici mosaici.

La cifra, fantastica, di questa chiesa, è, a mio parere, proprio in questi bellissimi mosaici che ne fanno una tappa preziosa e da non perdere durante una visita nella città di Roma.

Non che voglia sottovalutare anche altri aspetti, valga uno per tutti, le poderose colonne marmoree che sostengono la struttura dell’edificio, ma i mosaici sono qualcosa di veramente sorprendente.

Essi rivestono l’arco trionfale, l’arco absidale, tutto l’abside e il cosiddetto Sacello di san Zenone. Si tratta di mosaici di epoca e fattura bizantina, di grazia assoluta e di grande splendore.

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Personalmente sono stato colpito soprattutto dall’arco trionfale, che precede l’abside.

Qui, un Cristo con due angeli ai lati, è posto poco al di sopra ad una schiera di Madonna con gli Apostoli e, tutti insieme sono circondati dalle mura della Gerusalemme celeste. Oltre le mura sono gruppi di santi e di martiri.

Ciò che più mi ha colpito è proprio l’immagine di questa Gerusalemme celeste, una immagine capace di essere identificata e compresa con vivida chiarezza ed immediatezza dagli occhi e dalle menti dei fedeli dell’epoca: mura, tracciate con assoluto realismo, i singoli mattoni in evidenza, torri di difesa a completare il tutto, insomma qualcosa di conosciuto, assolutamente comprensibile e facilmente assimilabile da quanti si avvicinavano alla fede cristiana che si era ormai diffusa e affermata in tutta l’europa.

Molto bello anche l’arco absidale; qui, oltre alla figura del Cristo-agnello, sono raffigurati angeli e i simboli dei quattro evangelisti. Più in basso ventiquattro figure di vegliardi sono equamente distribuiti sui due lati dell’arco.

Nel catino absidale continua questo racconto fatto tutto per immagini: al centro sempre il Cristo, che per ciascun lato ha tre figure. Alla sua sinistra san Pietro, con un braccio proteso sulla spalla di santa Prudenziana e un diacono (dalla incerta identificazione, dicono le guide); alla sua destra san Paolo, anche lui con un braccio simmetricamente (rispetto a san Pietro) proteso sulla spalla di santa Prassede, e papa Pasquale I che reca, come regalo devozionale, in dono un modellino della chiesa medesima.

E infine il Sacello di san Zenone, nella navata destra, che da solo meriterebbe una ben più esaustiva descrizione delle poche righe che io vi sto dedicando: una piccola cappella, destinata come sacello di Teodora, madre di Pasquale I.

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Il ricco ornamento a mosaico comincia dall’esterno, e prosegue nelle diverse nicchie della cappella, per concludersi nel soffitto. Qui, quattro stupendi angeli dalle vesti immacolate, sostengono un tondo con l’immagine di Cristo.

C’è poco da aggiungere, se non l’invito, pressante, a visitare questa chiesa.

Credo non ci sia bisogno di sollecitazione per andare a visitare, se già non l’avete fatto, la chiesa di san Pietro in Vincoli, sul colle Oppio. Anche questa è una chiesa basilicale.

Piuttosto che salire una delle due scalinate che da via Cavour raggiungono il piazzale antistante la chiesa, abbiamo preferito raggiungerla proseguendo, da santa Prassede verso la chiesa di san Martino ai Monti e poi, per via delle Sette Sale, che costeggia le aule della facoltà di Ingegneria della Università La Sapienza, fino alla chiesa.

La chiesa è anticipata da un porticato di cinque archi sostenuto da sei colonne. La sua realizzazione risale probabilmente al periodo di papa Giulio II della Rovere (1443 – 1513).

Anche questa chiesa ha origini antiche. Fu fatta edificare (sul posto di un altro edificio religioso precedente andato distrutto), nel 442 da Licinia Eudossia, figlia di Teodosio II e moglie di Valentiniano III. per questa ragione è anche detta basilica Eudossiana.

La ragione per la quale questa chiesa è particolarmente venerata è la presenza di due catene che avrebbero incarcerato san Pietro, l’una a Gerusalemme e l’altra a Roma (nel carcere Mamertino). Le due catene, quando furono riunite insieme, nel 442, si sarebbero miracolosamente riunite in un’unica catena.

L’interno è ampiamente rimaneggiato, nella struttura da parte di Giulio II durante il suo pontificato; nelle decorazioni e negli affreschi dell’abside e della volta, nel 1880.

Tuttavia non ha perso la sua imponenza.

La grande, ampia, larga navata centrale poggia su venti colonne di marmo Imezio, provenienti dalla grecia, probabilmente prelevate dal Portico di Livia, la grande e ricca costruzione che Augusto fece costruire per la moglie.

L’impressione che se ne ricava è veramente mirabile.

A rafforzare questa impressione di grandezza, di ampiezza e di grande spaziosità, un arco trionfale che poggia su due alte colonne di marmo rosso. Il baldacchino sopra l’altare maggiore è contornato da un abside, impreziosito da affreschi che si sviluppano sulle pareti e sulla lunetta superiore.

Nelle navate laterali, vari altari e nicchie con opere del Domenichino, del Guercino e di altri ancora.

Ma la ragione per la quale si viene a visitare questa chiesa si trova nella destra del transetto: il grande Mosè scolpito da Michelangelo per la tomba di Giulio II.

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Come tutti sanno l’originario, grandioso, spettacolare progetto fu ripetutamente ridimensionato, fino a raggiungere le dimensioni attuali; e delle tante sculture progettate, solo la statua del Mosè fu da Michelangelo realizzata. Ma questa unica statua è semplicemente splendida, magnifica.

E qui mi taccio, giacchè se non ha voluto parlare al suo autore, cosa mai potrei io raccontare di essa?

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